Mauro Corona – I fantasmi di pietra


A cura di Renzo Montagnoli

Di questo suo libro l’autore ha detto “Ho scritto la Spoon River del mio paese perduto” e Mario Rigoni Stern, lo scrittore a cui Corona viene spesso accostato per le tematiche, ritenne che questo fosse il miglior lavoro dell’artista friulano, perché il racconto va con le stagioni  e subito viene il desiderio di andare avanti nella lettura con ingordigia.

In queste due opinioni mi ritrovo anch’io, come si potrà meglio comprendere nella prosecuzione di questa mia.
Erto, da quando si staccò il 9 ottobre 1963 un’immensa frana dal monte Toc, precipitando nell’invaso del Vaiont e sollevando un’onda altissima che sconvolse gli abitati vicini e rase al suolo in pianura il paese di Longarone, è un agglomerato di case abbandonate, in cui la natura avanza riprendendo possesso di quello che le era stato tolto.
Le visite di Mauro Corona in questo paese ormai morto, effettuate durante le stagioni dell’anno, sono un pellegrinaggio della memoria, alla riscoperta di un passato nemmeno tanto lontano, ma che, in quelle vie ormai spopolate e in quelle case dove rigogliose crescono le ortiche, sembra infinito, come se il tempo si fosse fermato in quella notte e avesse vetrificato i giorni.
Ogni  casa è come una lapide di Spoon River, senza epigrafi, se non quelle che emergono prepotenti dalla memoria dell’autore.
E così conosciamo chi erano gli abitanti, le loro storie, a volte addirittura risalenti, per effetto della trasmissione orale, a epoche assai precedenti.
Per certi aspetti il racconto diventa un poema, un canto intimo che l’autore avverte in sé mano a mano che procede per le vie deserte.
Nulla sfugge al ricordo, emergono dalle nebbie dell’oblio figure che non potranno che restarvi in mente, personaggi all’apparenza insignificanti, ma che nella narrazione, senza enfasi peraltro, acquistano una luce propria di straordinaria intensità.
C’è l’infanzia, povera, di Mauro Corona, ci sono perfino leggende popolari che riacquistano nerbo, come la maledizione delle streghe che prevedeva, anche se in termini generici, il disastro del Vajont.
Quelle mura vuote, quei tetti sfondati rivivono grazie alla memoria e alla straordinaria magia della scrittura che fa rinascere una realtà che non c’è più.
Sovente sembra di essere accanto all’autore in questa sua deambulazione, scoprendo con lui piazze, osterie, officine di fabbri, ma non è solo una serie di ritratti che ci viene proposta, perché non sono figure statiche quelle degli abitanti, ma riusciamo a coglierli nella loro attività, nella vita di ogni giorno, nelle bevute all’osteria, nel lavoro dei campi, nella cruda desinenza delle morti.
Grazie a Mauro Corona il paese defunto torna in vita e lo vediamo com’era in un periodo di riferimento tipico, quell’anno solare in cui le quattro stagioni ci portano il profumo della primavera, il calore dell’estate, i tappeti di foglie dell’autunno e la fiamma nel camino dell’inverno.
E’ una narrazione commovente, a volte anche struggente, è il più bell’omaggio che l’autore potesse fare al suo paese morto, rendendolo immortale con questo stupendo libro.

Titolo: I fantasmi di pietra
Autore: Mauro Corona
Editore: Mondadori
Prezzo: € 9.50
Collana: Oscar bestsellers
Data di Pubblicazione: Aprile 2008
ISBN: 8804577371
Pagina: 278
ISBN-13: 9788804577379
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea

Mauro Corona (Pinè, 9 agosto 1950 nasce sul carretto dei genitori friulani Domenico Corona e Lucia Filippin, venditori ambulanti, sulla strada che da Pinè porta a Trento.
Dopo i primi anni dell’infanzia passati in Trentino ritorna con la famiglia a Erto, il paese d’origine.
Lì vive in prima persona la tragedia del Vajont. Ha ereditato dal nonno scultore la passione per il legno e dal padre cacciatore la passione per le cime.
Corona è uno dei più apprezzati scultori lignei contemporanei, noto a livello europeo. Inoltre si dedica all’arrampicata (ha aperto numerosi percorsi sulle Dolomiti) e alla scrittura. Molti suoi romanzi sono stati tradotti in diverse lingue fra cui il cinese.

Ha scritto:

  • Il volo della martora (1997)
  • Le voci del bosco (1998 & 2008), vincitore del Grinzane Cavour 2008
  • Finché il cuculo canta (1999)
  • Gocce di resina (2001)
  • La montagna (2002)
  • Nel legno e nella pietra (2003)
  • Aspro e dolce (2004)
  • Storie del bosco antico (2005)
  • L’ombra del bastone (2005)
  • Storie del bosco antico (2005 & 2007)
  • Vajont: quelli del dopo (2006)
  • I fantasmi di pietra (2006)
  • Cani, camosci, cuculi(e un corvo) (2007) vincitore del premio Itas “Cardo d’argento 2008”
  • Storia di neve (2008)

Renzo Montagnoli Sito

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