Matthew Quick – L’ orlo argenteo delle nuvole 1


A cura di Raffaella De Pietro

Non so proprio dove cominciare nel descrivervi questo meraviglioso libro, che sicuramente merita di più delle mie semplici parole di ammirazione. Come a volte mi succede, mi sono interessata a questo romanzo vedendo su YouTube il trailer dell’omonimo film, con Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Robert De Niro (in uscita nel 2013). Mi sono subito messa in modo per ottenere il libro e, nonostante fosse stato tradotto e pubblicato nel 2009, ho dovuto ordinarlo prima di poterlo stringere tra le mie mani; perché si sa che in Italia un libro si può trovare in libreria, anche nelle più grandi e famose, solo dopo che è uscito il film, con tanto di nuova copertina tratta dal film stesso (cosa che io detesto). Quindi, dopo alcune peripezie, finalmente ho potuto leggerlo e, dopo un pomerrigio di intensa lettura, posso solo dirvi quanto fossi dispiaciuta di averlo già finito. E per me questo è già un buon indizio sul valore del libro, perché significa che non solo mi è piaciuto, ma mi ha anche lasciato qualcosa.
Ma passiamo alla trama: il protagonista è Pat Peoples, un personaggio che non potremmo definire ‘canonico’ sotto nessun punto di vista, ma con cui, almeno io, ho trovato subito una sintonia emotiva, benchè fra noi due ci sia poco in comune. Infatti il romanzo inizia con Pat che esce da quello che lui chiama ‘il postaccio’ e che non è altro che un manicomio, in cui è stato ricoverato per quattro anni per una ragione che non ci è svelata prima della fine del libro tramite un flashback. Quando torna a casa ci sono i genitori ad accoglierlo nuovamente, anche loro personaggi estremamente interessanti e per nulla scontati. Infatti l’amore incredibilmente incondizionato della madre e l’incomunicabilità con il padre sono sottili fili secondari della storia, che però risulterebbe svuotata se non ci fossero e se, soprattutto, non fossero trattati in quella maniera. Nonostante il ‘ritorno alla realtà’, Pat crede ancora che la sua vita sia un film creato da Dio che merita, e per lui avrà necessariamente, il suo lieto fine, una volta che il ‘periodo di lontananza’ con sua moglie Nikki sarà finito e loro potranno ritornare ad essere una famiglia felice. Questa strenua, mai vacilillante, convinzione di Pat, porta il lettore a provare un senso di tenerezza nei suoi confronti, dal momento che, nonostante tutto quello che succede, questa sua speranza non vacilla mai, ma anzi si rafforza sempre di più ad ogni ostacolo. Gli ‘ostacoli’ di questo ricongiungimento sono in qualche modo la famiglia e i vecchi amici. La madre ha cancellato ogni traccia di Nikki, foto e filmati, dalla casa, mentre il fratello e gli amici sorvolano sempre l’argomento ogni volta che Pat lo porta a galla, come se sua moglie Nikki non fosse mai esistita. Due personaggi chiave sono lo psicologo, il dottor Patel, che sembra capire la natura di Pat e non lo forza ad accettare una realtà che non è ancora pronto ad accogliere e ricordare, e Tiffany.
Possiamo dire che Tiffany è il personaggio più importante nel libro dopo Pat, perché lei serve a Pat, al suo personaggio, al suo carattere, alla sua evoluzione. Tiffany si fa spazio piano piano nella storia, prendendosi il suo tempo, scvivolando silenziosamente nella trama e diventando a poco a poco sempre più importante. Lei è la sorella della moglie del suo migliore amico, una donna che, in seguito alla morte del marito, ha sviluppato un comportamento strano e inappropriato, che però è il suo modo di elaborare il lutto e sentirsi più vicina al marito defunto. Anche lei è in terapia e quindi può capire Pat più di ogni altro, perché benchè le loro storie siano diverse, alla fine hanno avuto entrambe lo stesso decorso (sedute dallo psicologo settimanali e assunzione periodica di medicinali).
Ma cos’è che rende la trama accattivante e manda avanti tutto il libro? La splendida interazione fra personaggi interessanti e intricati al punto giusto, senza che la loro complessità scada alla fine nella banalità, come a volte può succedere. Vorrei partire dai genitori. Il padre è quello che ad un primo sguardo potrebbe essere, tra i due, il più complicato, dato il suo carattere facilmente irascibile e spesso infantile. Patrick Peoples è un uomo che ha passato la mezza età, burbero, apatico verso chiunque e qualunque cosa che non siano il football e gli Eagles. Non parla con il figlio se non durante le partite di football e sembra rifiutare la sua condizione. Anzi, più che rifiutare, a me è sembrato che non volesse dare una chance al nuovo figlio, quello che dopo essere stato nel ‘postaccio’, non è ancora del tutto ‘normale’, ma che cerca comunque di migliorarsi. E poi cosa significa ‘normale’?
Secondo me Pat è una persona più normale del padre -pur con tutte le sue particolarità- dal momento che riesce ad esprimere le proprie emozioni, ha una morale, cerca sempre di fare tutti felici. E’ come una persona adulta dagli occhi di bambino, senza però che questo lo renda infantile come il padre.
La madre invece all’inzio può dare l’impressione di essere una donna semplicemente adorabile, la tipica mamma che culla il figlio appena uscito dal manicomio. In realtà però è una donna non solo dal cuore grande e dall’infinito amore, ma anche forte, risoluta, che alla fine si ribella al comportamento apatico ed infantile del marito dimostrando di avere più ‘attributi’ di lui. Ed è anche grazie a lei -e all’immancabile football- che Pat e Patrick riescono ad avere dei momenti di sincera comunicazione oppure di indiretta dimostrazione d\’affetto. Altri personaggi importanti per Pat sono il fratello e il dottor Patel, entrambi grandi ‘supporter’ di Pat, ciascuno a modo suo, ma tutti e due con tante buone intenzioni. Lo psicologo, per esempio, alla fine si rivela più di uno strizzacervelli: è un confidente vero che va al di là di quei sessanta minuti su una poltrona di pelle. E’ un amico. I legami tra Pat, il padre, il fratello e lo psicologo, si diramano spesso attraverso la metafora del football.
Questo è uno sport a noi italiani quasi del tutto sconosciuto, ma nonostante i numerosi riferimenti all’interno del libro, non mi ha disturbato la lettura. Anzi, secondo me è un collante necessario e piacevole, che non risulta mai eccessivamente pesante per chi, come noi, non ne sa nulla. A qualcun altro potrebbe non piacere o non sopportarlo, ma credo che quel qualcun altro non abbia allora ben capito la trama e lo scopo del libro, quindi in tutta umiltà tralascerei l’opinione di quest’ultimi ed andrei avanti ad analizzare la complicata, ma adorabile Tiffany. Lei è il personaggio più enigmatico da capire all’interno del romanzo, anche perchè la sua storia viene rivelata in toto verso la fine, anche se prima ne abbiamo degli indizi.
Che dire? Io adoro Tiffany. E’ una donna al tempo stesso fragile e determinata. Vi chiederete come si può essere fragili e determinati allo stesso tempo, dal momento che i due termini sembrerebbero quasi il contrario l’uno dell’altro, ma credetemi che è così. Dopo il trauma della morte del marito è diventata fragile, facile da rompere come una bambola di porcellana, ma quando incontra Pat è come se la consapevolezza di essere una persona fragile la portasse ad essere determinata. Tiffany sa di essere debole, ma sa anche che ha bisogno dell’amicizia di Pat per non esserlo più, e quindi diventa determinata a raggiungere il suo scopo, anche attraverso vie non del tutto ortodosse. Una di queste è seguirlo silenziosamente nelle sue ore di corsa giornaliere; senza salutare, senza parlare, lei si fa trovare davanti casa sua e corre insieme a lui ogni giorno. Uno pensa che in un qualsiasi rapporto parlare sia essenziale, ma in questo caso il silenzio fa da cornice a questa strana coppia di persone, svelando loro cose l’uno dell’altro che altrimenti non sarebbero riusciti a scoprire, come si evince dalle pagine finali.
In conclusione, ‘Lorlo argenteo delle nuvole’ è un libro non convenzionale, intrigante, che semina di quando in quando qualche sorpresa per il lettore, fino ad una fine che conferma la non convenzionalità del romanzo e, dunque, la sua bellezza. La cosa che mi è piaciuta di più di tutto, è il messaggio del libro, sottile ma sempre presente.
Cos’è che sprona Pat? E’ il ‘silver lining’, cioè il lato positivo delle cose. Ogni giorno Pat corre, con il naso all’insù, scrutando le nuvole e le loro forme, in cerca di quell’orlo argenteo che rende anche la nuvola più scura una rivelazione meravigliosa. Esiste un detto inglese, da cui è tratto il titolo del libro, che recita: ‘every cloud has a silver lining’, ovvero ‘ogni nuvola ha una cornice d’argento’, per intendere che ogni cosa ha il suo lato positivo; e Pat in questo ci crede ed è pronto a tutto per ottenere il suo lieto fine, anche se questo si rivela qualcosa che non si aspetta.
In un susseguirsi di diversi stati d’animo, questo libro si rivela un inno non tradizionale alla speranza e alla positività, e a mio parere tutti dovrebbero concedergli la possibilità di farsi apprezzare, nonostante in Italia sia partito molto in sordina.

Raffaella De Pietro

Titolo: L’ orlo argenteo delle nuvole
Autore: Matthew Quick
Traduttore: Calza G.
Editore: Salani
Prezzo: € 15.00
Collana: Romanzo
Data di Pubblicazione: Maggio 2009
ISBN: 8884518997
ISBN-13: 9788884518996
Pagine: 290
Reparto: Narrativa > Narrativa contemporanea


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Un commento su “Matthew Quick – L’ orlo argenteo delle nuvole

  • Kira

    A distanza di qualche mese da quando l’ho letto, ancora mi ricordo la bella impressione che mi ha fatto questo libro e sono d’accordo con la recensione, soprattutto con la conclusione. “Un inno non tradizionale alla speranza e alla positività”…è proprio vero, ed è per questo che mi è piaciuto e mi è rimasto nel cuore.
    Non sapevo uscisse il film ed ho dato un’occhiata al trailer. mi sembra abbastanza fedele e spero non rovini questo bel romanzo!