Massimo Moscati – Breve Storia del Cinema 1


A cura di Gordiano Lupi

Un libro straordinario, scoperto per caso in una libreria di Livorno, acquistato come una folgorazione, scritto così bene che non riesco a staccarmene e vado pensando da giorni che andrebbe studiato, non soltanto letto. Un testo indispensabile per chi ama il cinema e vuole cominciare a capirlo, soprattutto perché non è scritto in critichese, lingua incomprensibile – molto vicino al politichese – di cui si nutrono tanti saccentoni di casa nostra. Scrivere di cinema non significa essere giocoforza astrusi e complessi, usare un italiano colto e forbito, cercare di non farsi capire se non da pochi eletti. Scrivere di cinema vuol dire raccontare la fabbrica dei sogni all’uomo della strada, al cittadino comune, al ragazzo che vuole avvicinarsi a un fenomeno culturale fruibile da tutti. Bravo Moscati – giornalista e sceneggiatore, autore tra l’altro di un manuale di sceneggiatura e di un dizionario dei film – che parte dagli albori del cinema, ci racconta Wells, Chaplin, Bergman, Wilder, la commedia all’italiana, il melodramma, la nouvelle vague, il surrealismo, il neorealismo, il realismo poetico francese, il cinema giapponese, cinese, sovietico, persino messicano e cubano, in una suggestiva carrellata di ricordi. Moscati compie un ben preciso percorso critico privo di omissioni, non trascura il gusto personale, racconta Hollywood, Cinecittà, il cinema indiano e palestinese, il periodo del muto, la comparsa del sonoro, il 3D e l’animazione, finisce per analizzare oltre mille film con passione competenza. Un libro enciclopedico senza la pesantezza di un dizionario ma scritto con la leggerezza di un romanzo popolare, divulgativo e scientifico, di facile comprensione e al tempo steso tecnico. Prima edizione 1999. Seconda edizione ottobre 2014. Costa soltanto dieci euro per quasi 500 pagine. Cosa aspettate a comprarlo?

Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi

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Un commento su “Massimo Moscati – Breve Storia del Cinema

  • Luana

    Ho letto la prima edizione. Sarei curiosa di sapere se nella seconda edizione l’Autore ha rimediato alla clamorosa “dimenticanza” di un regista come Pietro Germi. Conosciamo tutti l’ostracismo di cui Germi è stato vittima ad opera della cultura marxista all’epoca dominante. Ma nemmeno citarlo, anche solo per criticarlo, è una pecca che non si può perdonare in una storia del cinema di 500 pagine che ovviamente pretende di parlare anche della commedia all’italiana!