Massimo Del Papa – Lucio-Ah


A cura di Giuseppe Iannozzi

Massimo Del Papa, dopo aver giustamente elogiato Keith Richards e la sua chitarra anarcoide, torna in libreria con “Lucio-Ah. Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti”. Massimo Del Papa sa scrivere, con brio sì, ma utilizzando sempre uno stile scarno, ridotto all’osso: e il risultato delle sue biografie è essenziale, mai verboso.
Ne “Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti”, l’autore si sofferma soprattutto su Lucio Battisti, il compositore e il cantante, ma anche sul suo paroliere storico, Mogol, insieme al quale, fino a divorzio artistico avvenuto nel 1981, ha firmato tante e tante canzoni entrate di diritto a far parte della cultura popolare e non.
Chi è che oggi non conosce Lucio Battisti? Pochi, davvero pochi, e il lavoro di Del Papa è ottima introduzione al genio di Lucio Battisti, una quasi perfetta guida ai dischi e alle canzoni del duo Battisti-Mogol che hanno raccontato l’Italia sul finire degli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta.
Massimo De Papa mette subito in chiaro che Lucio Battisti non ha mai fatto politica attraverso la sua musica, anche se i soloni del suo tempo pensarono bene di affibbiargli l’etichetta di fascista, vizio purtroppo ancor oggi in voga in una certa intellighenzia sinistroide che non riesce a vedere al di là del proprio naso da Pinocchio. In una intervista rilasciata a Giulia Caterina Trucano (www.tgcom.mediaset.it, 9 giugno 2011) la giornalista gli chiede il motivo per cui ha scritto proprio un libro su Lucio Battisti, quasi a lasciare sottintendere che di biografie su Lucio ce ne sono già parecchie in circolazione. Massimo Del Papa non si scompone e risponde con perfetto aplomb anglosassone:
“Scrivo solo di ciò che mi piace. Battisti fa parte della mia storia personale da sempre. Mi è sempre piaciuta la musica emozionale, che suscita sensazioni immediate, senza i filtri dell’impegno politico diretto. Questo libro è una piccola storia d’Italia per immagini, un patchwork riletto alla luce delle sue canzoni. Resto convinto che questo italiano così ‘anti-italiano’, schivo, ostico, alieno da ogni esibizionismo, perfino antipatico, sia stato il più bravo ad interpretare le emozioni, personali e collettive, degli italiani. Un uomo duro, definito spesso arido, che ha saputo parlare alla gente della gente; ha saputo, in particolare, tracciare un futuro possibile un attimo prima che arrivasse. È per il tramite delle sue musiche, illustrate da Mogol, che gli italiani imparavano come avrebbero amato, litigato, parcheggiato la macchina, insomma vissuto dall’indomani. Battisti penso sia un mito per i cinquantenni, come me, ma le fasce più giovani lo stanno perdendo: così questo è un libro rigoroso, ma anche emotivo: da emozione a emozione. La mia editor, Valentina Petracchi, di Meridiano Zero, è una ragazza assai più giovane rispetto a me, molto preparata, ma, ovviamente, su figure e riferimenti più omogenei alla sua generazione. Seguendo le bozze mi ha detto: ‘Mi hai fatto venire voglia di conoscerlo, Battisti’. E ha finito per amare particolarmente ‘Il nostro caro angelo’ e ‘Anima latina’. Spero che lo stesso succeda ai lettori”.


Massimo Del Papa
conosce molto bene il Lucio Battisti dei suoi cosiddetti anni d’oro: “[…] con una profusione che ricorda i primi Rolling Stones, che dopo esser stati rinchiusi in una cantina a comporre ‘As Tears Go By’ non si fermano più. Con un sodalizio un po’ diverso: non ci sono Richards e Jagger, un compositore-chitarrista e un compositore-cantante… ma Battisti e Mogol, un compositore-cantante e un paroliere-poeta”. Nella seconda metà degli anni Ottanta Lucio Battisti inizia a collaborare con il poeta Pasquale Panella. Il sodalizio fra Battisti e Panella porterà alla luce alcuni tra i più belli e avanguardistici album della musica italiana; Michele Serra scriverà che “Don Giovanni ridimensiona gran parte della musica leggera degli ultimi dieci anni”. Nel 1986 esce Don Giovanni; nel 1988 L’apparenza; nel 1990 La sposa occidentale; nel 1992 Cosa succederà alla ragazza e nel 1994 Hegel. Lucio dimentica la chitarra: è venuto il momento di provarsi con la musica elettronica e la techno-music, ma anche con la disco-music e il rap. I lavori realizzati insieme a Pasquale Panella vengono ribattezzati gli ‘album bianchi’, che purtroppo non riscuotono un grande successo commerciale né di critica. Eppure per pochi illuminati gli ‘album bianchi’ di Lucio sono i migliori della sua carriera. Lucio Battisti, dimenticati i soliti quattro accordi, esplora le potenzialità espressive della musica elettronica, partorendo veri e propri capolavori. Ma Lucio ha precorso i tempi, questo il suo peccato: né il pubblico né la critica sono ancora preparati a ricevere il grande dono che il compositore Battisti dona loro. L’album Hegel (1994) è l’ultimo della carriera di Lucio. Qualcuno parla addirittura di uno scandalo non più accettabile per la musica italiana. Ma Sandro Veronesi è invece di diverso avviso: “…di Hegel si può anche guardare solo le figure […] e poi dire in coro che ‘Mogol-Battisti però era un’altra cosa’, ma esaminato poco più attentamente […] finisce di farci vedere quanto è piccina, in confronto, l’attuale musica italiana”. Per Mario Luzzatto Fegiz oramai Lucio Battisti è “senza amore” e “un incubo”. Dopo aver scritto le liriche per l’album Hegel, Panella decide di non scrivere più altri testi per Lucio. Ma non ha quasi più importanza, Lucio Battisti muore il 9 settembre 1998 a soli 55 anni. Schivo e riservato sino all’ultimo giorno della sua vita, Lucio non ha mai parlato del suo male incurabile. I funerali vengono celebrati in forma strettamente privata a Molteno. Alle sue esequie sono ammesse una ventina di persone, tra cui anche Mogol.
Il sodalizio artistico fra Lucio Battisti e Pasquale Panella non piace neanche a Massimo Del Papa che in Lucio-ah scrive: “C’è solo uno srotolarsi di musica sinuosa e sontuosa, evocativa, duttile come non mai. Musica complessa, difficile da immaginare, da concepire. Musica che fa suonare parole che non la fanno suonare. Musica senz’altro che se stessa, che si rispecchia in se stessa, non cerca valori aggiunti; si basta, si compiace di quella che è. […] Né il Demiurgo fa il benché minimo sforzo per farlo accettare: lui oramai non c’è più, è la pura eco della musica, che è una raggiera d’echi d’infinite musiche”.
“Lucio-Ah. Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti” di Massimo Del Papa è dunque un’ottima introduzione per conoscere il compositore-cantante che insieme a Mogol ha firmato alcune delle melodie più belle della musica italiana. Del Papa ripercorre le tappe musicali della coppia Battisti-Mogol dall’esordio sulla scena italiana sino allo scioglimento avvenuto nel 1981. Ogni album è contestualizzato e analizzato nel suo pertinente periodo storico; con estremo amore, Del Papa racconta la musica e il “suo” Lucio, quello che lui ha maggiormente amato: “Non è così azzardato sostenere che, scomparendo, Lucio Battisti ha lasciato milioni di italiani un po’ orfani. […] Ma se c’è qualcosa che Mogol-Battisti hanno sempre, sdegnosamente, rifiutato, è stato certo nostalgismo imbelle, sterile, patetico. […] Mogol-Battisti hanno tirato fuori vicendevolmente il meglio l’uno dall’altro…”. Per Del Papa la musica e le parole sono solamente quelle di Mogol-Battisti, mentre il sodalizio artistico Panella-Battisti lo considera poco e con una ingiusta severità, un peccato perché non è vero che “gli ultimi album, quelli ‘bianchi’” sono “inservibili a un approccio immaginifico”.

Giuseppe Iannozzi

Titolo: Lucio-ah. Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti
Autore: Massimo Del Papa
Editore: Meridiano Zero
Collana: Mappe musicali
Prezzo: € 8.90
Data di Pubblicazione: Giugno 2011
ISBN: 8882372383
ISBN-13: 9788882372385
Pagine: 158
Reparto: Musica > Compositori, musicisti e gruppi musicali

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