Massimo Baldi – Il Flauto magico e la luna di neve


A cura di Renzo Montagnoli

Il fascino magico dell’estremo oriente
Ammetto che l’estremo oriente ha sempre rappresentato per me un mondo misterioso, con tradizioni così difformi dalle nostre, con stili di vita del tutto particolari e propri di civiltà millenarie che, pur in un rapido progresso, hanno saputo conservare quanto di buono era presente nel loro lontano passato. In ambito letterario anche le poesie hanno svolgimenti e tematiche del tutto peculiari e al riguardo basti pensare all’haiku, una forma tipicamente giapponese, diffusasi tuttavia rapidamente nel mondo occidentale.
Questo preambolo è solo per introdurre a questa raccolta di poesie che non è opera di un cinese o di un giapponese, bensì di un italianissimo autore, anche lui irresistibilmente attratto dalla magia di quel mondo lontano, ispirato ai grandi poeti cinesi dell’epoca T’ang, che fu un vero e proprio rinascimento artistico,  e ai grandi Maestri nipponici.
Per i temi affrontati e grazie alla particolare e notevole sensibilità di Massimo Baldi la lettura di queste liriche riveste un’esperienza indimenticabile, con una immersione in una realtà quasi onirica che porta gradualmente a uno stato di notevole serenità. È infatti impossibile restare indifferenti di fronte a versi i cui elementi tipici della natura si fondono mirabilmente con emozioni del tutto umane, in primis l’amore (Appoggiato alla finestra osservo pigramente /   il concerto chiassoso dei cormorani sulle rive fangose. / Un crisantemo rosso tra le mani che giro e rigiro / quasi volessi interrogarlo per saper di te. /…). Natura e uomo, quest’ultimo non come preteso padrone della prima, ma come elemento di una realtà che il supremo ordine delle cose ha saputo organizzare così bene affinché, in delicati equilibri e interdipendenze, lo svolgersi della vita, in un ritmo solare, sia foriero di un continuo tranquillo appagamento. Le passioni possono essere grandi, possono anche essere urlate, ma il suono si abbassa al cospetto di un mondo che ci circonda e di cui solo dobbiamo essere grati. In questo modo emerge silenzioso il fascino di un’esistenza in cui tutto appare naturale e non confezionato, in cui ogni cosa, essere umano compreso, appare per quello che effettivamente é. L’impressione è così di trovarsi di fronte a qualche cosa di magico e di irripetibile, di ritrovare un senso della vita che il nostro insano progresso ha soffocato ( Era magico quel ciliegio! /   Ricordi, era il nostro Yu-Liang, / quanta neve ha imbiancato le mie tempie / quanti draghi ho combattuto e sconfitto. /…). L’amore finisce con l’essere avvolto dal tenue filo di seta di un tempo sospeso, un alone magico che fra i chiaroscuri svela e nasconde. È certamente necessaria una particolare sensibilità per scrivere queste poesie e l’autore ne è in possesso e, pur senza ostentarla, la dispiega a piene mani, dando vita a immagini che stupiscono per la loro riposante bellezza  ( Ondeggia l’erba come serica stoffa / e freme tutto il campo di papaveri; /  e intanto io mi specchio nel viola e nel bianco degli iris / mentre sui lunghi steli si placa il vento. /…).
Poi ci sono le poesie di ispirazione giapponese e si tratta di Haiku e di Keiryu (queste ultime differiscono dalle prime per lo schema metrico diverso 7 – 9 – 8 – 9 – 9 e per il tema esistenzialistico – filosofico). Le prime, pur nel necessario limitato numero di versi, ripropongono con sensibilità il rapporto inalienabile fra uomo e natura e mi sembrano anche in questo caso ben riuscite ( è crepuscolo – /  già trepida il suo cuore / appassionato.).
Completano la raccolta poesie d’ispirazione occidentale, di buona fattura e in cui emergono ancora sentimenti ed emozioni, ma ripiombare nel nostro mondo dopo una fuga dell’anima in un paradiso dei sensi non consente di apprezzarle per quanto invece meriterebbero. Non è un risveglio traumatico, ma è la semplice constatazione che il nostro volo nel magico estremo oriente è terminato e che siamo ritornati alla vita di tutti giorni, con il solo desiderio di conservare il più a lungo possibile quella serenità che quei versi e quel mondo ci hanno donato.

Titolo: Il flauto magico e la luna di neve
Autore: Massimo Baldi
Editore: Edizioni Creativa
Prezzo: € 10.00
Collana: Versi creativi
Data di Pubblicazione: 2013
ISBN: 8896824850
ISBN-13: 9788896824856
Reparto: Studi letterari > Poesia > Poeti

Massimo Baldi, nato a Torre del Greco (Napoli) nel 1966.
Ingegnere, poeta, favolista ed aforista.
Ha pubblicato cinque  libri di poesia: “Le quattro stagioni di un viaggiatore solitario” (Edizioni Creativa, 2009), “Il canto della felicità” (Lulupress, 2011), “Omaggio a Lucio Dalla” (Lulupress, 2012)”, “Il susino magico e il lago di giada” (Lulupress, 2013)” e  “Il flauto magico e la luna di neve” (Edizioni Creativa, 2013)”.
Con la scrittrice e poetessa Eufemia Griffo ha pubblicato tre raccolte di poesia in metrica giapponese: “Imperfette perfezioni, “Sulle rive del Nilo” e “Foglie d’autunno”.
Come favolista ha pubblicato “Le favole di Zoolandia” (Edizioni Creativa, 2010) e “Nella mitica terra di Zoolandia” (Midgard Editrice, 2012) ed ha tenuto reading di favole presso la Biblioteca Civica “Vittoria Colonna” di Marino.
Molti racconti e poesie sono stati selezionati e pubblicati in Antologie.
Terzo Classificato al “Premio Nazionale Surrentum 2013 – X Edizione” nella sezione Poesia Haiku.
Terzo Classificato al “Premio Nazionale  Megaris 2013 – XXII Edizione ” nella sezione Poesia in lingua italiana.
Gestisce come co-Amministratore, assieme alla poetessa Maria Carmela Dettori, il Gruppo di haiku, poesie a verso libero e racconti “Il susino magico e la luna d’argento”.
Gestisce come Amministratore unico il Gruppo di aforismi “Aforismando”.
Sito WEB:
http://www.massimobaldi.sitiwebs.com/

Renzo MontagnoliSito

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