Mario Landi


A cura di Gordiano Lupi

Mario Landi (Messina, 1920 – Roma, 1992) comincia come regista teatrale, debutta al cinema con Canzoni per le strade (1949) – film musicale con Luciano Tajoli -, si afferma in televisione dirigendo le serie con protagonisti il Commissario Maigret (Gino Cervi) e l’Ispettore Sheridan (Ubaldo Lai) e molti sceneggiati di ottima fattura, dal 1955 al 1979 (Cime tempestose, Canne al vento, Nessuno deve sapere, Accadde ad Ankara). Tutte cose politicamente corrette, oltre che curate e girate con grande professionalità. Mario Landi porta al cinema il suo Maigret, nel 1966, con Maigret a Pigalle, ma è il solo titolo in sintonia con la produzione televisiva. Roberto Poppi non si spiega come mai Landi abbia girato una manciata di film non proprio eccezionali, alcuni dei quali si ricordano solo per gli eccessi e per il gusto della trasgressione. Tra i titoli peggiori: Le impiegate stradali (Batton Story) (1967), Il viziaccio (1977), Supersexymarket (1979). Gli ultimi due rappresentano il canto del cigno di una gloria dell’erotico casereccio come Femi Benussi, presente anche nel primo titolo, volgare ma ricercato proprio per la sua essenza trash. Si salvano – con un giudizio di sufficienza espresso dal noto critico bolognese – solo il thriller erotico Giallo a Venezia e l’horror Patrick vive ancora (1980).

   Giallo a Venezia nasce da un soggetto e sceneggiatura di Aldo Serio. Montaggio abbastanza serrato di Mario Salvatori. Fotografia veneziana di Franco Villa. Musica di Berto Pisano. Produce Gabriele Crisanti per Elea Cinematografica. Distribuzione Stefano Film. Il film è girato a Venezia e nei teatri di posa della Incir – De Paolis. Interpreti: Leonora Fani (Flavia), Jeff Blynn (Commissario De Pol), Gianni Dei (Fabio), Mariangela Giordano (Marzia – accreditata come Maria Angela Giordan), Vassili Karamesinis (Bruno), Eolo Capritti, Giancarlo Del Duca, Michele Renzullo, Maria Mancini.
   Giallo a Venezia (1979) è il lavoro migliore del Landi cinematografico, ma non è facile vederlo in versione integrale, visto che risultano due edizioni, una tagliata di circa dieci minuti, per non parlare di una fantomatica edizione arricchita di inserti porno. La durata del film varia dai 90 (cut) ai 100 minuti (uncut), secondo il tipo di versione impressa su pellicola. Si tratta di un giallo molto sopra le righe, da molti definito “un horror-thriller-splatter-erotico in cui la storia è un pretesto per mostrare scene ai limiti dell’hard e uccisioni violentissime”. Edito in Home Video da Star Video, considerato uno dei film più violenti del cinema italiano, per anni bandito in Germania. Abbiamo un insolito commissario mangiatore di uova – molto americano – interpretato da un diligente Jeff Blynn che indaga su un duplice omicidio. Si parte con la scoperta nella laguna di Venezia di due corpi, un uomo massacrato da colpi di forbici inferti con violenza e una donna annegata dopo un amplesso, ma trascinata a riva nel tentativo di salvarla. Leonora Fani (Flavia) è la protagonista, come al solito torbida e perversa, ma questa volta davvero ai limiti dell’hard. Mariangela Giordano è l’amica che racconta per lunghi flashback le vicissitudini di un amore tormentato tra la ragazza e il suo uomo (Fabio), un perverso e sadico esibizionista. Il giallo si trasforma in un dramma erotico e le parti migliori della pellicola sono proprio i ricordi della Giordano che illustrano con dovizia di particolari un amore malato. Fabio fa l’amore per strada con la sua donna, ama essere spiato dai passanti, si droga, si abbandona a eccessi sadici, mentre il regista mostra molti rapporti sessuali particolareggiati, a rischio censura. Leonora Fani ci concede la masturbazione femminile più lunga della storia del cinema soft. I tempi sono da giallo televisivo, il vero mestiere del regista, che fotografa bene una Venezia luminosa e decadente, quindi cita se stesso – con ironia – facendo chiamare il suo ispettore da un medico legale: “Caro Maigret”. Un eccesso splatter e gore è l’eccidio di una prostituta da parte di un killer psicopatico che la squarta a forbiciate partendo dall’organo sessuale. La sequenza è molto realistica. Il killer è un innamorato respinto della Giordano ed entra a far parte del mistero. Continuano i flashback sulle perversioni dei due amanti: sodomizzazioni, voyeurismo, sequenze al cinema dove l’uomo fa toccare la compagna da uno spettatore che si masturba (si vede persino il pene eretto), una masturbazione (mimata) di un garzone da parte di Leonora Fani mentre il marito guarda… Tutte le convenzioni del giallo erotico italiano sono spinte al massimo grado, il regista eccede in particolari truculenti ed erotici. Molto truce è l’omicidio della Giordano da parte del killer che prima la lega al tavolo, quindi le sega una gamba e infine la rinchiude in frigorifero divisa in pezzi. Schizzi di sangue e frattaglie varie ricordano lo stile di Lucio Fulci, ma soprattutto di Joe D’Amato, anche se siamo molto più vicini (come risultati) ad Andrea e Mario Bianchi. Il killer non è il colpevole del duplice omicidio iniziale, ma si scopre soltanto nelle rapide scene finali, quando il regista mostra l’ultimo eccesso che il compagno pretende dalla sua donna: farsi scopare come una prostituta da due portuali della Giudecca. Pure questa scena di amplesso è ai limiti dell’hard ed è molto torbida la situazione voyeuristica. La soluzione del mistero arriva nelle ultime dure sequenze: è stata la donna a uccidere il perverso compagno colpendolo con ripetute forbiciate, quindi è annegata e niente ha potuto fare un suo ex innamorato per salvarla.
   Giallo a Venezia è un film che si può apprezzare solo in versione integrale, per gli eccessi erotici e splatter, ma che risulta inutile se mutilato delle parti non politicamente corrette. Il giallo è in definitiva interessante, anche se i tempi sono lenti e compassati, ma la sorpresa finale ripaga l’attesa. Leonora Fani e Mariangela Giordano sono molto nude e disinibite, soprattutto la prima non l’avevamo mai vista così disponibile davanti alla macchina da presa. Musiche suggestive di Berto Pisano, secondo Marco Giusti non originali, ma tratte da Interrabang con un tema prelevato da Nude per l’assassino. Distribuzione internazionale. In Brasile come Pesadelo em Veneza. In Spagna come Crimen sin huella.
Rassegna critica. Marco Giusti apprezza, perché il film è davvero Stracult: “Thriller veneziano diretto da un maestro televisivo, veramente molto spinto, ai limiti dell’hard con una Leonora Fani fantastica che scopa e si masturba per tutto il tempo. È lei che è affiorata dalle acque della laguna morta, dando così il via alle ricerche del commissario Jeff Blynn, che scopre, pezzo dopo pezzo, tutta la storia non proprio edificante sua e del marito Gianni Dei, ucciso proprio dalla moglie prima di annegarsi. Assolutamente da vedere per i fan della Fani. Le scene di tortura a Mariangela Giordano e l’omicidio di una prostituta sono in verità violentissime. E la Fani è sempre nuda. Quando l’ho visto a Trieste mi ha fatto veramente colpo”. Delirium scrive: “Il film più disgustoso mai fatto”. Gomarasca e Pulici su 99 Donne: “Una grandguignolesca pellicola tanto violenta quanto idiota”. Paolo Mereghetti (una stella) stronca di brutto, come era lecito attendersi: “Un poliziotto che mangia sempre uova (Blynn) indaga sull’omicidio di una coppia (Dei – Fani) che aveva esagerato in giochi sadomaso. Merita di essere ricordato (o forse non lo merita) come uno dei thriller italiani più cretini mai realizzati, collage di sequenze porno-soft e di squartamenti di rara efferatezza che cascano nel vuoto, nel puerile tentativo di stupire”. Pino Farinotti porta a due le stelle ma senza motivare. A nostro parere merita una visione storica – con occhio critico – per apprezzare quel che poteva fare il cinema italiano con pochi mezzi, tanta inventiva e uno spirito trasgressivo.

Patrick vive ancora (1980) è il solo vero horror di Mario Landi, a tratti persino soprannaturale. Il soggetto – non certo originale – è del produttore Gabriele Crisanti, coadiuvato dalla non eccelsa sceneggiatura dell’esperto Piero Regnoli. Fotografia di Franco Villa, montaggio compassato di Mario Salvatori. Trucchi di Rosario Prestopino e Vincenzo Napoli. Scenografia di Giovanni Fratalocchi. Musica (pessima e monocorde) di Berto Pisano. Produce Gabriele Crisanti per la Stefano Film srl. Il film è girato nei teatri di Posa della De Paolis. Interpreti: Sacha Pitoeff, Gianni Dei, Mariangela Giordano (accreditata Maria Angela Giordan), Carmen Russo, Paolo Giusti, Franco Silva,  John Benedy, Anna Veneziano.
   Patrick vive ancora è un finto sequel del film australiano Patrick (1978), girato da Richard Franklin, che in Italia riscosse un grande successo di pubblico, nonostante sia un lavoro non molto riuscito. Richard Franklin dirigerà Piycho II negli States, proprio per la fama guadagnata con un horror metropolitano sulle gesta di un ragazzo in coma che muove gli oggetti con la mente e comunica telepaticamente con una bella infermiera. Mario Landi – un anno dopo Giallo a Venezia (1979) – viene chiamato dal produttore Gabriele  Crisanti, autore di un soggetto scopiazzato da Patrick (sceneggiato da Regnoli) a dirigere un capitolo apocrifo della saga. La trama. Patrick (Dei) è in coma irreversibile dopo un incidente fortuito (una bottiglia lanciata da un’auto) e il padre chirurgo (Pitoeff) cerca invano di riportarlo in vita. Riesce a mantenere vive le sue capacità mentali e ad ampliare i poteri telecinetici che il ragazzo – immobile sopra un letto – usa per vendicarsi. Il padre invita nella sua villa con piscina i possibili responsabili della morte del figlio e li fa uccidere uno dopo l’altro. Siamo nel territorio ormai noto e sfruttato dei Dieci piccoli indiani di Agata Christie, ma in salsa molto più splatter e in versione piccante. Il sequel apocrifo di Patrick è un crescendo di sesso e violenza con Mariangela Giordano, Carmen Russo e Anna Veneziano che si concedono con generosità agli occhi degli spettatori. Le morti sono molto efferate: il primo cadavere viene ritrovato bruciato dall’acqua bollente della piscina, un ragazzo finisce impiccato a un gancio di ferro, la Giordano viene penetrata dalla vulva fino alla bocca (la scena è davvero estrema), la Russo finisce decapitata da un finestrino di un’auto, una serva è sbranata dai cani e un altro ospite muore soffocato.  Autore dei delitti efferati è Patrick che dal suo capezzale muove gli occhi verdi (effetto risibile) e produce vittime. Patrick si innamora dell’infermiera, finisce per uccidere il padre convincendolo a pugnalarsi al cuore, ma nell’ultima sequenza (poco chiara) sembra eliminare anche la ragazza, forse pentito e convinto che potrebbe essere stata lei la causa della sua infermità.
Il film è brutto, recitato male, montato a ritmi lenti, fotografato peggio, ma non può essere valutato secondo le regole della normale critica cinematografica. Patrick vive ancora è un cult del trash, un porno horror spiazzante e surreale, bizzarro, zeppo di sequenze assurde. Gli effetti fantastici sono risibili, la musica di Berto Pisano sintetica e fastidiosa, la suspense quasi inesistente, ma il clima malsano da horror erotico molto spinto è notevole. Mario Landi si ripete ed esagera ancora una volta presentandoci Carmen Russo e Mariangela Giordano nude come non le avevamo mai viste e addirittura penetrando la vulva della seconda (ripresa in primissimo piano) con una lancia acuminata. Gli attori sono tutti terribili, persino Sacha Pitoeff risulta penoso, mentre Gianni Dei ricopre un ruolo che gli si addice (immobile e silenzioso). Molto sexy Anna Veneziano che ricordiamo in una lunga sequenza di masturbazione al capezzale di Patrick, così come la Russo e la Giordano lasciano il segno solo per le scene di nudo. Memorabile una sequenza di lotta tra le due interpreti, pensata soltanto per far vedere slip ridottissimi e curve rotondeggianti.
Marco Giusti ricorda male il film perché la scheda contenuta su Stracult è piena di errori, in ogni caso lo definisce bene. “Supercult horror poveristico con un cast da paura”. Alcune curiosità le abbiamo lette su Stracult e le riportiamo con il beneficio d’inventario. Pare che il produttore Crisanti scelse Gianni Dei come attore perché in difficoltà economiche e lui accettò senza sapere che cosa avrebbe fatto. Mariangela Giordano, invece, era la fidanzata del produttore e ricorda come un incubo la scena dell’impalamento dalla vulva alla bocca. Tra lei e la Russo non correva buon sangue.
Pino Farinotti (due stelle): “Finto sequel di Patrick, ma banale scopiazzatura italiana”. Morandini e Mereghetti (“Un’imitazione casereccia di Patrick che punta tutto sull’erotismo a buon mercato e sulle efferatezze più truci”) concedono solo una stella, a conferma del fatto che secondo la critica alta il film non merita alcuna considerazione. Patrick vive ancora viene girato nella stessa casa che aveva ospitato Le notti del terrore (Zombi Horror) (1980) di Mario Bianchi. Ultimo film girato da Mario Landi, che come stile ricorda molto Joe D’Amato, Lucio Fulci, Andrea e Mario Bianchi, ma anche Lamberto Bava. Uscito in Germania come Patrick lebt wieder. In Inghilterra e USA: Patrick Still Lives, ma anche con il più ammiccante Patrick 2.

Gordiano Lupi
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