Mario Camerini (1895 – 1981)


A cura di Gordiano Lupi

Ulisse, il primo kolossal italiano
Ulisse è il primo kolossal italiano del dopoguerra, in ogni caso il film più costoso realizzato da una produzione nazionale, una società costituita da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis. Mario Camerini viene chiamato a dirigere un non facile cast di attori internazionali, ma ne viene fuori alla grande, nonostante qualche litigio con Kirk Douglas, poco avvezzo a imposizioni interpretative. Mario Camerini non è soltanto il regista di Ulisse, ma si ricorda come autore importante di commedie garbate – prima e dopo la guerra – che anticipano la nascita della commedia all’italiana.
1. Mario Camerini
Mario Camerini (Roma, 1895 – Gardone Riviera, 1981) è ufficiale dei bersaglieri durante la Prima Guerra Mondiale, successivamente frequenta la facoltà di Giurisprudenza ma non si laurea, si avvicina al cinema per merito del cugino Augusto Genina che lo prende come sceneggiatore e aiuto regista. Camerini è il regista che insieme ad Alessandro Blasetti meglio rappresenta il nuovo cinema italiano che passa al sonoro. Il suo cinema attraversa il periodo fascista e giunge indenne sino ai nostri giorni con punte di vera arte rappresentate da opere realiste come Rotaie (1931), cinema espressionista prima muto e poi modificato in sonoro, dotato di una perfetta messa in scena. Il suo primo film da regista del periodo muto è Jolly, clown da circo (1932), scritto da Orio Vergani, seguito da altre pellicole leggere di buon successo commerciale: La casa dei pulcini, Voglio tradire mio marito, Saetta principe per un giorno, Maciste contro lo sceicco e Kiff Tebbi. Il tema dominante di Camerini è la commedia sociale, non sempre riuscita e originale, ma caratterizzata da garbo e mestiere.
Le commedie rosa sono la sua specialità, citiamo Gli uomini, che mascalzoni! (1932), interpretato da un giovanissimo Vittorio De Sica, grande successo commerciale che racconta una storia d’amore contestualizzata in un’Italia che cambia, fotografata nel passaggio alla prima fase capitalistica. Le commedie di Camerini – anche se spesso banali e molto popolari – sono state sempre apprezzate, sia dalla critica del tempo che da quella contemporanea. Camerini non è un mago dell’intreccio e della trama complessa, ma è molto abile nel dosare sentimentalismo, comicità e buona caratterizzazione dei personaggi. Non solo, è anche un severo e competente direttore di attori che sfrutta al meglio delle loro possibilità, riuscendo a confezionare prodotti artistici per un pubblico di bocca buona. Vittorio De Sica e Asia Noris sono due attori che nelle sue mani diventano grandi e si trasformano in beniamini del pubblico. Camerini è un regista piccolo – borghese capace di raccontare le dinamiche della classe sociale di appartenenza, con un leggero populismo, sempre in chiave romantica e buonista.
Il conte Max (1937) e Grandi magazzini (1939) sono due lavori molto riusciti, che resistono al passare del tempo. Mario Camerini gira cinema dei telefoni bianchi, perché il periodo storico lo travolge e non può farne a meno (Centomila dollari, 1940), ma anche commedie all’inglese, sofisticate e surreali (Giallo, 1933 – Batticuore, 1939 – Darò un milione, 1935).
Molti lavori di Camerini si ispirano a testi letterari: Il cappello a tre punte (1934), – tagliato dalla censura e girato di nuovo in tempi moderni come La bella mugnaia (1955)-, Ma non è una cosa seria (1936) e il costoso – ma non molto riuscito –  I promessi sposi (1941).
La fine del fascismo non toglie Camerini dal giro dei registi importanti, perché la sua posizione politica  non ha mai accettato compromessi con il regime. Il brigante Musolino (1950) è cinema neorealista, verista, ispirato a fatti di sangue che tormentano l’Italia del dopoguerra. Ulisse (1954) è un kolossal molto costoso girato con una produzione importante che mette in scena per la prima volta l’Odissea. Vacanze a Ischia (1957) e Primo amore (1958) sono esempi di commedia garbata alla Camerini, che porta nel dopoguerra il suo genere preferito, tra sentimentalismo, romanticismo e lieve introspezione psicologica.
Crimen (1961) è commedia all’italiana allo stato puro, rifatta dallo stesso regista nel 1971 con il titolo Io non vedo, tu non parli, lei non sente. I due film sono disuguali come risultato, anche perché il primo può contare su un grande Alberto Sordi e su un ottimo Vittorio Gassman, impegnato a dare vita a uno dei primi personaggi importanti della sua carriera. Il remake procede come una stanca e pedissequa rilettura dell’originale, ma non se ne sentiva il bisogno. Camerini si ispira anche a Emilio Salgari e gira Kali-Yung la dea della vendetta e Mistero del tempio indiano (1963), due film ambientati nell’Ottocento indiano. Il suo ultimo lavoro è Don Camillo e i giovani d’oggi (1972), che il regista termina dopo l’abbandono delle riprese da parte di Cristian-Jaque dovute alla morte improvvisa di Fernandel. Le vesti di Don Camillo sono indossate da un diligente Gastone Moschin, mentre Peppone è Lionel Stander. Il cambio di protagonisti non giova alla pellicola e sancisce la fine di un’idea che ha fatto il suo tempo.
2. Ulisse, l’Odissea al cinema
Ulisse (1954) è un kolossal girato con una produzione importante che porta al cinema per la prima volta l’Odissea, con un cast internazionale, un ricco impianto fotografico e molti effetti speciali. Cinecittà apre le porte delle coproduzioni internazionali in collaborazione con Hollywood grazie a un lavoro voluto da Carlo Ponti e Dino De Laurentiis. Interpreti: Kirk Douglas, Silvana Mangano, Anthony Queen, Rossana Podestà, Franco Interlenghi, Elena Zareschi, Jacques Dumesnil, Evi Maltagliati, Alessandro Fersen, Mario Feliciani, Alberto Lupo, Umberto Silvestri, Gualtiero Tumiati, Tania Weber e Piero Lulli.
Il soggetto è tratto dall’Odissea di Omero, con poche divagazioni cinematografiche e alcune modifiche dovute alla distribuzione statunitense. La sceneggiatura è firmata dal regista con Franco Brusati, Ennio De Concini, Hugh Gray, Ben Hecht, Ivo Perilli e Irvin Shaw. La fotografia di Rosson e gli effetti speciali – notevoli, per l’epoca – di Shufftan completano un’opera importante, destinata a restare nella storia del cinema italiano. Il racconto procede per flashback e segue il poema omerico. Penelope (Mangano) respinge i Proci che si sono installati nel palazzo reale, escogita il trucco della tela ben presto scoperto, teme per il destino del figlio Telemaco (Interlenghi) e attende il ritorno del suo eroe. Ulisse (Douglas) approda smemorato sull’isola dei Feaci, governata da Alcinoo (Dumesnil), incontra Nausicaa (Podestà), se ne innamora, ma alla fine ritrova la memoria e ricorda le sue imprese.
I vari flashback servono a mostrare l’escamotage del cavallo di legno, la maledizione di Cassandra dopo il vilipendio del tempio di Nettuno (chiamato alla latina e non con il corretto termine greco di Poseidone), l’avventura con Polifemo, le Sirene e la maga Circe (Mangano). Ulisse torna a Itaca travestito da mendicante, viene riconosciuto soltanto dal cane Argo (che nel film non muore) e si mostra a Telemaco. La sua vendetta contro i Proci è terribile, perché tutti vengono uccisi dopo aver fallito la prova dell’arco che nessuno riesce a tendere. Camerini decide di far interpretare un doppio ruolo a Silvana Mangano, molto brava sia nei panni di Penelope, dove rappresenta la fedeltà, il focolare domestico e la sicurezza, che come maga Circe, simboleggiando avventura, conoscenza e trasgressione.  Kirk Douglas impersona Ulisse, eroe della conoscenza, desideroso di scoprire nuovi mondi, ma spinto anche da un anelito borghese che lo induce a fare ritorno al focolare.
Franco Rossi prenderà come modello il lavoro di Camerini per Le avventure di Ulisse, remake televisivo del 1969, approfondito e di ampio respiro, visto il taglio da sceneggiato, ma anche molto horror, grazie all’aiuto di Mario Bava per l’episodio con protagonista Polifemo. Ulisse vive momenti spettacolari nei flashback che mostrano tempeste, ma anche durante le fasi della guerra di Troia, nella parte fantastica con la maga Circe, durante il canto ammaliatore delle Sirene e nel modesto flash horror che vede il mostruoso ciclope Polifemo divorare i compagni dell’eroe.

Il film si può vedere (con un po’ di pazienza) a questo link: http://www.youtube.com/watch?v=yvOCkxOiceo

Gordiano Lupi
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