Mario Calabresi – Spingendo la notte più in là


A cura di Anifares

Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi è un libro che va a toccare un nervo scoperto della storia italiana ed è un libro semplice carico di rabbia ma anche di amore, coraggio e speranza. È la mattina del 17 maggio 1972 quando spararono al commissario Luigi Calabresi cambiando la vita di una famiglia e facendo sprofondare l’Italia negli “anni di piombo”. Ma il libro non racconta solo la vita della famiglia Calabresi anzi il dolore di questa famiglia s’intreccia con tutte le famiglie a cui è stato tolto un padre, un figlio, un marito dai terroristi. Famiglie accomunate dal dolore e dalla rabbia verso un Italia che dimentica e che “santifica” persone sbagliate. Nel libro c’è riferimento ad una trasmissione condotta da Claudio Martelli su Italia Uno che ho visto anch’io dove mi ritrovai a vedere in via Fani (luogo in cui Aldo Moro fu rapito) Alberto Franceschini, fondatore delle Br, che parla sulla lapide degli uomini della scorta di Moro, pensai “Questo è troppo” eh si è troppo vedere questi ex-terroristi parlare all’università o cose simili. Non voglio essere fraintesa, penso che queste persone debbano rifarsi una vita in un certo senso rientrare nella società, ma farli entrare come intellettuali o storici questo no! E a chi ha perso un padre a questi non bisogna dargli l’occasione di rientrare? Ma poi ho visto anche uno speciale di Minoli sulla scorta di Moro e finalmente qua si è cambiato registro. Sono consapevole che una vedova è meno interessante di un ex-terrorista, la vedova che racconta? Il dolore? La rabbia? La fatica a crescere un figlio senza padre? Insomma le solite cose noiose invece un ex-terrorista racconta gli ideali, la clandestinità, le riunioni certamente più interessante e anche per questo libri sulle vittime scritti bene c’è ne sono pochi.  “Uccisi perché? Per il sogno di un gruppo di esaltati che giocavano a fare la rivoluzione, si illudevano di essere spiriti eletti, anime belle votate a una nobile utopia senza rendersi conto che i veri figli del popolo, come li chiamava Pasolini, stavano dall’altra parte, erano i bersagli della loro stupida follia” queste sono le parole di Corrado Augias che io condivido. “Un gruppo di esaltati” certo che lo erano per scrivere pagine e pagine dove un essere umano normale non capiva niente, come la vuoi fare la rivoluzione se non ti fai capire ah certo uccidendo… bella soluzione proprio bella… togliere la vita ad un essere umano mi sembra il modo più veloce per istigare alla rivoluzione, c’è solo una cosa che non va miei cari che la violenza non genera niente di buono, mi meraviglio dei vostri cervelli. E poi c’è quella frase “Punire uno per educarne 100” ma che cacchio di frase è? Millenni alla ricerca del concetto giustizia buttati. Mi arrabbio troppo? Si perché mi fa schifo questo paese che dimentica il dolore. Io credo che le barricate non servono a niente, c’è gente intelligente e piena di buon senso in tutte le correnti politiche, naturalmente il buon senso non fa notizia, gli eroi quotidiani quelli non fanno notizia sinceramente sono così pallosi e pesanti. Questo libro bisogna leggerlo per capire come la stupidità di alcune persone può rovinare per sempre l’esistenza di altri. Bisogna leggerlo per comprendere il dolore in cui si sprofonda. Bisogna leggerlo per capire l’abbandono.

Titolo: Spingendo la notte più in là. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo
Autore: Mario Calabresi
Editore: Mondadori
Collana: Piccola biblioteca oscar
Prezzo: € 9.50
Data di Pubblicazione: Maggio 2009
ISBN: 8804580445
ISBN-13: 9788804580447
Pagine: 125
Reparto: Biografie e memorie > Biografie > Autobiografie

Mario Calabresi è nato a Milano nel 1970, ha studiato Storia e frequentato la scuola di giornalismo di Milano. Ha lavorato come cronista parlamentare all’agenzia Ansa, poi alla redazione politica di Repubblica e successivamente a quella romana della Stampa. Per il quotidiano torinese ha seguito dagli Stati Uniti gli avvenimenti dell’11 settembre. Tornato a Repubblica nel 2002, attualmente ricopre l’incarico di caporedattore centrale vicario. Ha vinto nel 2002 il premio Angelo Rizzoli di giornalismo e nel 2003 quello intitolato a Carlo Casalegno.

Anifares

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *