Marguerite Yourcenar – Il Tempo, grande scultore


A cura di Renzo Montagnoli

Un invito a riflettere
Non si pensi che questo libro sia un’opera di narrativa, perché invece ci troviamo di fronte a una serie di rapidi saggi, di cui uno, per l’appunto Il tempo, grande scultore, dà il titolo all’intero volume. Di Marguerite Yourcenar avevo già letto Memorie di Adriano e L’opera al nero, due autentici capolavori, e mi ero reso conto della grande cultura di questa scrittrice belga, talmente brava da essere stata la prima donna ammessa all’Academie Française, e quindi non mi sono stupito scorrendo queste pagine di trovare riflessioni profonde sulla religione, sul tempo, solo per citare alcuni dei temi affrontati.
Si tratta di saggi, come dianzi detto, brevi, ma non per questo inadeguati, anzi la capacità di sintesi della Yourcenar è notevole, tanto più che, nonostante la difficoltà degli argomenti, il grado di comprensibilità è veramente encomiabile. La sua prosa, scorrevole, per quanto improntata a un ragionamento filosofico, appare di ulteriore pregio qualora si consideri che non di rado si avvicina alla poesia, con l’armonia che le è propria e che accresce la gradevolezza della lettura.
E se i temi sono quanto mai vari, pur essendo di primo acchito quasi banali, lo svolgimento si rivela una fonte preziosa e insostituibile di conoscenza. Prendiamo il primo saggio “Sopra un passo del Venerabile Beda”, che parla dell’avvento del cristianesimo in Inghilterra; a parte che sembra quasi un racconto, mira in effetti a trovare i motivi per i quali questa religione finì per prender piede, non osteggiata, anzi addirittura favorita nel caso specifico, in luogo di quelle esistenti. E il ragionamento è di una logica talmente stringente da non lasciare spazio ad altre spiegazioni.
Personalmente il mio interesse si è indirizzato in modo particolate a Il tempo, grande scultore; mi sono infatti sempre chiesto se la nozione corrente di tempo sia esatta, cioè se esso misuri una successione di giorni, di notti, di ore, ecc,, per dare anche una misura agli accadimenti che si susseguono. Ebbene, secondo Marguerite Yourcenar il tempo, un termine di paragone fra epoche diverse, non può essere considerato come una successione di eventi, secondo un andamento che può essere lineare o progressivo, bensì come un agente atmosferico, uguale alla pioggia, al sole, al vento, in grado di incidere le statue, e non solo quelle, ma per estensione anche l’intero genere umano (non s’invecchia forse?). Questo concetto fa sì che il tempo non sia un metro di misura inventato dall’uomo, ma rientri nel grande coacervo delle leggi di natura. Il tempo non è né veloce, né lento: è così e basta e noi non ne siamo gli artefici, ma vi siamo assoggettati.
Mi piace questo pensiero e mi trova d’accordo, anche perchè così ne conseguono molte risposte a non poche domande: se ancora non c’è risposta del perché si muore, si può ben comprendere invece perché si invecchia, un’accentuazione dell’età che non tocca solo l’uomo, ma anche le cose inanimate e per estensione l’intero universo.
Non c’è che dire, perché riga dopo riga si è quasi gioiosamente costretti a riflettere, in un esercizio di cui noi siamo gli allievi e Marguerite l’insegnante, peraltro per nulla saccente, quasi volesse impostare con il lettore un dialogo, con benefici effetti per entrambi.
Di conseguenza non mi limito a consigliarne la lettura, ve la raccomando vivamente, consapevole che se non è facile essere quasi costretti continuamene a riflettere, però, arrivati all’ultima pagina ci si accorge dell’arricchimento culturale di cui Marguerite Yourcenar ci ha fatto amabilmente dono.

Titolo: Il tempo, grande scultore
Traduttore: Guglielmi G.
Editore: Einaudi
Collana: Einaudi tascabili. Scrittori
Prezzo: € 10.00
Data di Pubblicazione: Aprile 2005
ISBN: 8806176838
ISBN-13: 9788806176839
Pagine: 216

Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Margherite de Crayencour, nasce a Bruxelles l’8 giugno 1903 e muore a Mount Desert il 17 dicembre 1987, dopo una vita avventurosa ed errabonda. Le sue opere principali sono Alexis o il trattato della lotta vana (1928), Il colpo di grazia (1939), L’opera al nero (1968) e, soprattutto, Memorie di Adriano (1951).

Renzo MontagnoliSito

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