Recensioni: Marco Caponera – Inutile quindi necessario


“L’utile è un paravento che mette al riparo la vita dall’inaspettato e per questo esaurisce ogni genere di meraviglia e di stupore, portando chi se ne fa scudo verso il cinismo o il qualunquismo, cari al sistema di dominio.”

Leggendo la biografia di Marco Caponera autore di “Inutile quindi necessario”, mi intimorisco un po’, perché: come comprendere il filo logico di un pensatore filosofo che spesso si arrovella nei giochi di parole?
(Lo so, anch’io non è che sia poco contorta, nel mio presentare le idee…)
Comunque mi approccio a questo libro con un po’ di titubanza, e devo dire – che come molti – siamo sempre troppo prevenuti su tutto, ed io per prima, mentre sfoglio questo volume, me ne rendo conto già dalle prime pagine.
Innanzitutto Inutile quindi necessario è un saggio che in realtà non è un saggio, perché non da nessun tipo di risposta, ma pone, in maniera molto soft dei punti interrogativi, che permettono al lettore di fare le proprie riflessioni e di dare/si delle risposte.
Nel testo si affronta il “tema della contraddizione nell’uso e nell’abbinamento del termine utile con il concetto di bene.
Ammetto che detta così ti prende il panico solo al pensiero di affrontare un libro che all’apparenza si mostra complicato, ma credetemi, se si oltrepassa la soglia dell’apparenza, Marco Caponera ci invoglia a pensare a quello che oggi siamo.
L’autore parte dal presupposto che l’inutile non è l’antagonista dell’utile, ma ne è parte integrante, permettendoci così di vedere le cose sotto un’altra prospettiva.

“L’utile è positivo, l’inutile è traviante. L’utile è razionale, l’inutile è dannoso alla conservazione della specie. Questi accostamenti concettuali valgono alla società contemporanea come dogmi, sia in termini spaziali che temporali”

Oggi a differenza di ieri siamo privi di ideologie, siamo convinti che non ci sia modo di cambiare la società che viviamo, non vediamo prospettiva, altra, rispetto a quello che offre la macchina del sistema economico vigente e questo ci limita anche nel pensiero.

“Il nulla è al pari di tutto, ma l’equilibrio che li mantiene insieme è stato rotto da un’azione ideologica:”

Nell’andare avanti con la lettura, mi sono molto soffermata sul concetto del “dono”, il vero dono non vuole reciprocità, ma fermativi un momento a riflettere su questo concetto, non ha importanza conoscere l’origine della parola, per rendersi conto che oggi non è così. Noi doniamo perché poi siamo consapevoli che il dono è come un boomerang, prima o poi ci torna indietro. Nella società attuale nulla si fa per niente, e questo è veramente triste. Ciò che prima era convivialità anche nelle feste di matrimoni e quant’altro oggi è un commercio, uno scambio di doni, non ci si può permettere di presentarsi a matrimonio senza un regalo adeguato, tanto poi ci torna quando saremo noi a sposare uno dei nostri figli… così se non hai nulla da portare, perché magari non te lo puoi permettere, rimani fuori… e questo è un piccolo esempio delle fondamenta di una società a nostra somiglianza. E lo stare insieme, il dialogare viso  viso dov’è finito?

“Il gesto inutile è il gesto impossibile, imprigionato nei molteplici possibili, è la negazione della possibilità stessa,  parafrasando un’espressione cara a Santiago Lòpez Pitit: direi che è quel gesto, quella vita sospesa, tra il possibile e l’impossibile, in quello spazio di tutti e di nessuno che perciò è costitutivamente inutile.”

“l’inutile si pone tra il reale e irreale. Non è reale perché altrimenti sarebbe capitale, sistema. Non è irreale perché sarebbe un territorio inesistente, immaginifico, frutto di desideri e della fantasia.
In quanto oltre-utile esso è tanto reale quanto l’utile e tanto irreale quanto il possibile.”

La conversazione, oggi non esiste perché è veicolata da uno schermo, dovunque ci giriamo, per strada, in ospedale, al ristorante, in palestra assistiamo a una scena incredibile, dove ognuno vive isolato nel proprio schermo, senza alzare la testa, senza più nemmeno fare un sorriso o un gesto simbolico a chi ci siede affianco in metro. Siamo immersi nel nostro mondo, isolati dal resto del mondo, nonostante siamo convinti di essere connessi con il mondo intero.
Ciascuno di noi è mobilitato a vivere una vita, che è ovvia, che qualcun altro a deciso per noi… seguire la moda, avere e possedere, essere al di sopra, superiori agli altri e se poco poco facciamo “beneficienza” è solo per mostrarci (apparenza) o per azzittire la nostra coscienza. Sono grave? No, sono solo realista!
Dovremmo, a mio parere, smettere di correre, dovremmo rallentare il passo, soffermarci sulle piccole cose, ritornare a vivere nella semplicità e goderci la presenza fisica delle persone che ci circondano. E’ fondamentale capire ciò che stiamo perdendo di noi, per dargli valore, e solo rallentando questa corsa frenetica verso il niente possiamo riacquistare il senso vero delle cose.
Vi lascio un punto di domanda dell’autore sul quale riflettere e consiglio vivamente a tutti la lettura di “inutile quindi necessario”, perché l’autore con il suo descrivere semplice e chiaro senza arrovellamenti alcuni, né di pensiero né di parole arriva dritto dove deve arrivare.

“Preferiamo vivere nel caos che accettarlo come parte di noi stessi, preferiamo mondi fantasmatici possibili alla nostra stessa persona, al punto che se esistesse uno specchio in grado di dirci chi siamo per quello che facciamo, e non per come appariamo, stenteremmo a riconoscerci; o forse crederemmo di vedere un estraneo, un diverso, un pericolo, dal quale inequivocabilmente fuggiremmo. Ma per andare dove?”.

Katia Ciarrocchi
© Redazione Lib(e)roLibro

 

Titolo: Inutile quindi necessario. In equilibrio su un pensiero irragionevole
Autore: Marco Caponera
Prezzo: € 15.00
Editore: Ferrari Editore
Data di Pubblicazione: 2017
EAN: 9788899971373
ISBN: 8899971374
Pagine: 120

 

 

 

 

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