Marakami Haruki: Kafka sulla spiaggia


Citazioni tratte da: Kafka sulla spiaggia

Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l’andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra col dio della morte prima dell’alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendentemente da te. E’ qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l’unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia. Attraversarlo, un passo dopo l’altro. Non troverai sole né luna, nessuna direzione, e forse nemmeno il tempo. Soltanto una sabbia bianca, finissima, come fosse fatta di ossa polverizzate, che danza in alto al cielo. Devi immaginare questa tempesta di sabbia.

Guardo il suo seno. La parte tonda, in rilievo, in accordo col ritmo del suo respiro, si solleva e si abbassa dolcemente, simile al movimento delle onde. Mi fa pensare a una vasta distesa di mare su cui scende una pioggia silenziosa e incessante. Io sono il navigatore solitario in piedi sul ponte della nave, e lai è il mare. Il cielo è l’uniforme distesa grigia che in lontananza si confonde con il mare, e che ha la stessa tinta cinerea. In momenti come questo è molto difficile distinguere dove cominci uno e abbia fine l’altro. E’ difficile persino il navigatore dal mare. E anche i confini tra realtà e cuore.

… dove non esiste la forza dell’immaginazione, non possano nascere delle responsabilità.

Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po’ oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando avanti a sé quanto basta, e seguendo l’ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.

La notte, fate di nuovo l’amore. Tu senti il rumore dello spazio vuoto dentro di lei che si va riempiendo. E’ un rumore quasi impercettibile, come quello della sabbia fingo la costa, che si sbriciola al chiarore lunare. Trattenendo il respiro, , tendi l’orecchio per cogliere quel rumore. Tu sei dentro la tua ipotesi. Ne sei fuori. Ne sei dentro. Ne sei fuori. Ispiri, trattieni, espiri. Inspiri, trattieni, espiri. Prince continua a cantare dentro la tua testa senza interruzione, con la sua voce da mollusco. I rami del corniolo fuori dalla finestra sono percorsi da un fremito. Tu la stringi. Lei affonda il suo viso nel tuo petto. Senti il suo respiro sulla pelle nuda. Lei percorre con le dita i tuoi muscoli a uno a uno. Poi comincia a leccare dolcemente il tuo pene arrossato, come per curarlo. Tu vieni ancora una volta nella sua bocca. Lei ti ingoia come qualcosa di prezioso. Baci la sua vagina. La punta della tua lingua la fruga dappertutto. Lì tu diventi un’altra persona, un’altra cosa. Sei altrove.
«Non c’è niente, dentro di me, che tu debba sapere», dice lei. Fino a che non verrà la mattina di lunedì, siete l’uno nelle braccia dell’altra, ad ascoltare il rumore del tempo che passa.

Non è colpa del Dna né dell’irrazionalità. Non è colpa dello strutturalismo né della terza rivoluzione industriale. Se tutti moriamo o ci perdiamo è perché il meccanismo del mondo si basa sull’estinzione e sulla perdita. Le esistenze di tutti noi non sono che immagini riflesse di questo principio. Il vento soffia. Ci sono venti impetuosi che spazzano via tutto, e venticelli leggeri che accarezzano. Ma ogni vento prima o poi si disperde e scompare. Il vento non ha sostanza. E’ solo un modo per definire lo spostamento dell’aria. Ascolta attentamente, e capirai questa metafora.

Accanto a questo mondo, dove noi viviamo, ce n’è sempre un altro. Fino a un certo punto possiamo anche entrarci e – se stiamo molto attenti – tornare indietro sani e salvi. Ma superato un certo limite, è impossibile venirne fuori. Non si ritrova più la strada del ritorno. E’ un labirinto. (…) Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un’esperienza pericolosa.

Ogni tanto la foresta prova a minacciarmi, dall’alto o dal basso. Mi soffia alla nuca aliti gelidi. Si trasforma in mille occhi acuminati che mi trafiggono la pelle. Cerca in molti modi di espellermi come si fa con un corpo estraneo. Ma io divento sempre più bravo a schivare questo attacchi. A un certo punto subentra il pensiero che dopotutto la foresta non è che una parte di me. Io sto facendo un viaggio dentro me stesso. Come il sangue viaggia attraverso le vene. Quindi quello che vedo è ciò che ho dentro, e ciò che mi appare come una minaccia è un’eco delle mie paure interiori. La ragnatela tesa fra i rami laggiù è quella che porto nel cuore, e gli uccelli che sopra di me lanciano gridi sono stato io a nutrirli dentro la mia mente.

-Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti – (…) Occasioni preziose, possibilità, emozioni irrepetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – si, io immagino che sia nella testa – Ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po’ come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l’archivio di quella stanza: continuare e redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l’aria, cambiare l’acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.

Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiù. Perché ci sono cose che non si possono fare senza arrivare ai confini del mondo.

Titolo: Kafka sulla spiaggia
Traduttore: Amitrano G.
Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Data di Pubblicazione: Settembre 2009
Prezzo: € 15.00
ISBN: 8806199676
ISBN-13: 9788806199678
Pagine: 518
Reparto: Narrativa

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