MANU KATCHE’ – Manu Katchè


Manu KatchèA cura di Giuseppe Maggioli

MANU KATCHE’ – Manu Katchè – (ECM).
Punta di diamante del nuovo jazz contemporaneo, elegante musicista senza tempo, alfiere ‘positivo’ all’interno dell’austera etichetta Ecm, Manu Katchè (drums) dopo aver militato nelle formazioni di Peter Gabriel, Stind, Robbie Robertson e Jan Garbarek presenta il suo nuovo disco, il quinto per la precisione, che prende le distanze da qualsiasi altra proposta musicale apparsa quì negli ultimi moderni e tecnologici anni. Il suo indie etno-jazz o come si usa nella stampa americana- modern creative- dai gusti raffinati e satinati plana dolcemente come un tassello mancante ad un puzzle di difficile soluzione. Le dieci tracce prendono varie direzioni con una grande ricercatezza nei suoni astratti (Loose) grazie alle visioni oniriche di musicisti come Nils Petter Moalvaer (trumpet, loops) e Tore Brunborg (sax, tenore e soprano). I dialoghi elastici, ai confini con una fusion del terzo millennio di Running after years e Walking by your side sono godibili finestre sul futuro che verrà preziose come la seta di antichi mondi lontani; le ariose melodie di Short ride e Beat e Bounce sulle orme dell’ultimo Michael Brecker, sono da brividi, mentre le chiusure notturne di Slowing the tides sono contagiose e lasciano ampi spazi neojazz al drumming meticcio di Katchè. Batterista di straordinaria versatilità e di grande rigore, Manu Katchè ha le qualità per figurare vicino a solisti di grande originalità (vedi Gabriel e Garbarek) e per impostare una originale carriera da solista; ottimo compositore riesce a combinare abilità tecnica con gli elementi tradizionali del rock e della batteria afroamericana sullo stile del miglior Peter Erskine, Omar Hakim e di Jon Christensen. Un cristallo dalle mille vie musicali.

Giuseppe Maggioli

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