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Mantello di Giunchi

7 novembre 2009 | 243 viewsCommenta

Favole, Leggende, mitologia a cura Simone

C’era una volta, nelle terre dell’Est, un ricco signore che aveva tre figlie di cui era molto orgoglioso.
Era gentile e generoso con loro, ma anche egoista e pieno di sé e niente gli faceva tanto piacere quanto i complimenti e le adulazioni. Un giorno, desideroso di solleticare ancor di più la propria vanità, chiamò le tre figlie e disse alla maggiore:
Bambina mia, quanto bene mi vuoi ?
Padre mio – essa rispose – ti amo quanto la mia stessa vita.
Ben detto – approvò il signore. E’ proprio come desideravo che tu parlassi.
Poi si rivolse alla seconda dicendo:
Bambina mia, tu quanto bene mi vuoi ?
Padre mio – essa rispose – ti amo quanto la mia stessa vita.
Ben detto – esclamò il padre – E’ proprio come desideravo che tu dicessi.
Infine, rivolto alla terza, che era la sua preferita, le chiese:
E il tuo amore, bambina mia, è grande è grande come quello delle tue sorelle ?
La fanciulla, a cui dispiaceva lusingare la vanità del padre con adulazioni ipocrite, rispose con gran semplicità:
Padre, io ti amo quanto è giusto che tu sia amato. e cioè quanto la carne fresca ama il sale.
Il signore s’adirò moltissimo per la risposta, perché nessuno gli aveva mai parlato in questi termini.
Dal momento che non mi vuoi affatto bene – gridò – non ti voglio più in casa mia !
Senza tanti discorsi la cacciò fuori e le sbatté la porta dietro. La povera fanciulla se ne andò raminga per monti e foreste, finché giunse ad un terreno paludoso, dove si fermò a raccogliere i giunchi per farsene un mantello col cappuccio e ripararsi dal freddo0.
Poi continuò la sua strada, finché arrivò al palazzo del Re e chiese lavoro nelle cucine reali.
Non avete bisogno di un aiuto ? – chiese.
No, non abbiamo bisogno di nessuno – rispose il cuoco.
Non so dove andare – rispose la fanciulla – sono disposta a fare qualsiasi lavoro in cambio del vitto e dell’alloggio, senza chiedere nessun salario.
Beh – rispose il cuoco – se te la senti di lavare pentole e padelle e di raschiar casseruole puoi rimanere.
Ed essa rimase a sbrigare quel lavoro sporco e faticoso. Siccome non volle dire come si chiamava, le misero nome Mantello di Giunchi.
Un giorno, non molto tempo dopo il suo arrivo al palazzo, il signore di un ducato vicino dette un ballo al suo castello. Il principe vi si recò insieme a tutti i signori e alle dame del regno e ad altri principi e principesse dei paesi confinanti.
Quando tutto il lavoro fu terminato nel palazzo, anche i servi ebbero il permesso di andare ad ammirare gli illustri invitati e le loro belle dame. Mantello di Giunchi disse che era troppo stanca per andarvi; in realtà si vergognava di farsi vedere con quel rozzo abbigliamento che portava indosso. Uscì invece per conto suo e si recò alla palude per piangere sola soletta presso l’altura dove aveva tagliato i giunchi. Ma quando fu giunta all’altura, con sua grande sorpresa vide una porta e sulla porta una fata che l’aspettava con un bel vestito d’argento sul braccio. La fata le tolse il povero mantello di giunchi e la rivestì con l’abito d’argento che la fece sembrare più bella di ogni altra principessa.
Ritorna prima della fine del ballo – le raccomandò la fata – e tutto andrà a gonfie vele.
Così Mantello di Giunchi se recò al castello col vestito d’argento e fu la più elegante tra tutte le signore invitate. Nessuno la riconobbe: il principe ballò con lei e se ne innamorò all’istante.
Prima che il ballo fosse terminato, la fanciulla sgattaiolò via e tornò all’altura della fata, dove si cambiò d’abito. Quando gli altri servitori rientrarono, la trovarono in un angolo della cucina che fingeva di dormire.
La mattina dopo le dissero:
Ah Mantello di Giunchi, che meraviglia hai perso ieri sera ! C’era la più bella principessa che sia mai stata vista. Era venuta non si sa da dove, tutta vestita d’argento e il principe non le ha tolto gli occhi di dosso per tutta la sera.
Mi sarebbe piaciuto davvero vederla – assicurò la fanciulla.
Non è difficile – replicarono gli altri – perché stasera c’è un altro ballo e forse verrà anche lei.
Quando giunse la sera tuttavia Mantello di Giunchi disse che era troppo stanca per unirsi a loro, ma appena se ne furono andati tutti all’altura della fata che l’aspettava con un bell’abito tutto intessuto d’oro.
Giunse al castello dove il principe l’aspettava ansiosamente. Per tuta sera egli non volle ballare con nessun’altra dama e si innamorò di lei più che mai. Prima della fine del ballo la fanciulla se ne andò ancra furtivamente e si fece ritrovare addormentata nel su mantello di giunchi dai servitori che tornavano a palazzo.
La mattina dopo le dissero, lavorando in cucina:
Avresti dovuto venir con noi e vedere la principessa misteriosa. C’era anche lei ieri sera, tutta vestita d’oro questa volta, e il principe non ha avuto gli occhi che per lei e non ha voluto ballare con nessun’altra dama.
Mi sarebbe davvero piaciuto vederla – rispose Mantello di Giunchi.
Beh, non è poi troppo difficile – risposero gli altri – perché stasera ci sarà un altro ballo e forse lei tornerà ancora.
A sera, quando tutti se ne furono andati, Mantello di Giunchi corse dalla fata dell’altura e la trovò ad aspettarla con un vestito ancor più bello degli altri, fatto con le penne di tutti gli uccelli che volano in cielo. La fanciulla si lavò nel ruscello e indossò il suo bell’abito variopinto, poi ritornò al castello dove si teneva il ballo per la terza ed ultima sera.
Il principe esultò di gioia nel vederla e come le altre volte, non le tolse mai gli occhi di dosso. Danzò con lei tutta la sera pregandola e scongiurandola di dirgli chi era e da dove veniva. Essa non volel dirgli niente, allora il principe, visto vano ogni suo tentativo, le dette un anello d’oro lavorata in form strana e originale, dicendole che, se non l’avesse più rivista, sarebeb morto di sicuro.
Nondimeno essa riuscì a svignarsela prima della fine del ballo e quando gli altri servitori rientrarono era già di nuovo in cucina, raggomitolata nel suo mantello di giunchi.
La mattina dopo le dissero:
Ah Mantello di Giunchi ! ieri sera non sei voluta venire al castello e non riuscirai più a vedere la splendida principessa, perché quella era l’ultima festa da ballo dell’anno.
Anche il principe non poté ritrovare la sua amata, per quanto la facesse cercare per mare e per terra ed offrisse ricche ricompense a chi gliene avesse portato notizie. Alla fine cadde malato, perché delirava d’amore per lei e dovette mettersi a letto.
Peggiorava ogni giorno di più ed il re e la regina si preoccupavano molto perché rifiutava di mangiare qualsiasi cosa.
Devo preparare qualche leccornia per il principe – disse il cuoco – perché muore d’amore per una strana principessa che ha incontrato al ballo del castello del Duca.
Fatela preparare a me, per una volta – chiese Mantello di Giunchi al cuoco.
Non posso – rispose il cuoco. Dev’essere la leccornia più squisita che io abbia mai presentato in tavola.
Lasciatemi almeno provare – implorò la ragazza – Saprò prepararla in maniera tale da risanarlo sull’istante.
Prega e riprega, alla fine il cuoco la lasciò fare ed essa preparò una pietanza squisita. Mentre nessuno la vedeva, vi lasciò cadere dentro l’anello che il principe le aveva dato.
Il cuoco prese il piatto e lo mandò al principe che lo mangiò fino in fondo. Quando ebbe scoperto l’anello fece un balzo sul letto e gridò con quanto fiato aveva in corpo:
Portatemi subito il cuoco!
Gli venne condotto davanti il cuoco tutto tremante ed egli domandò tutto eccitato:
Chi ha preparato questo piatto ?
Io … – rispose il cuoco pieno di paura.
Non è vero ! – urlò il principe – Dimmi subito chi l’ha preparato !
E’ stata mantello di Giunchi ! – confessò il cuoco ansimando – E’ la ragazza che fa da sguattera nelle cucine reali. E’ così povera che il suo mantello e il suo cappucci sono fatti di giunchi. Mi ha pregato di lasciare preparare questa ghiottoneria, dicendo che sapeva di una ricetta per curare la malattia di Vostra Altezza Reale.
Conducete via il cuoco e portate qui Mantello di Giunchi – ordinò il principe e quando la fanciulla gli stette di fronte avvolta nel suo rozzo mantello le chiese:
Hai preparato tu questo piatto ?
Si Altezza Reale.
Dimmi: da chi hai avuto questo bell’anello ?
Da colui che me lo dette.
Chi sei tu dunque ?
Lo vedrete subito !
E così dicendo gettò via il mantello e il cappuccio di giunchi e gli stette davanti vestita dell’abito meraviglioso, fatto con le penne di tutti gli uccelli che volano in cielo.
Ma non volle ancora rilevare al principe la sua vera identità e tuttavia egli non la amò meno per questo: anzi, affrettò il giorno delle nozze. Tra i numerosi invitati al banchetto nuziale c’era anche il padre di Mantello di Giunchi. Quando essa lo venne a sapere, andò dal cuoco e disse:
Voglio che prepari tutti i piatti del banchetto senza usare neanche un granello di sale.
Ma nessuno li mangerà ! – obiettò il cuoco.
Non importa – replicò la fanciulla. – Fai come ti dico e non ti preoccupare.
Venne il giorno delle nozze e i due principi si sposarono; dopo la cerimonia si misero tutti a tavola ma il cibo era così insipido che nessuno lo poté mangiare.
Quel signore orgoglioso che era il padre di Mantello di Giunchi provò un piatto dopo l’altro e poi scoppiò in lacrime, singhiozzando disperatamente.
Che cosa vi rende così triste ? – gli domandò il principe.
Ahimè ! Altezza Reale ! – quello rispose con “voce alla Bombolo” – Avevo una figlia e le chiesi quanto bene mi volesse. Essa rispose: “vi amo quanto la carne fresca ama il sale”. Credetti che mi portasse in giro con una simile risposta e la cacciai di casa. Ora mi accorgo che mi voleva più bene delle sue sorelle, ma l’ho perduta per sempre.
No padre mio – esclamò Mantello di Giunchi che stava ascoltando in disparte – Sono qui ! e corse verso di lei ad abbracciandolo.
Naturalmente vissero tutti felici e contenti, e il cuoco fu addirittura nominato Gran Genio Europeo dell’Arte culinaria.

di Simone

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