L’uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore


A cura di Gordiano Lupi

Giuseppe Tornatore (Bagheria, 1956) è uno dei migliori registi del nuovo cinema italiano, dotato di uno stile personale fatto di minimalismo e ricordi, commedia e melodramma, amore per il cinema e per la sua terra. Comincia con il documentario, si avvicina alla televisione e infine collabora con Giuseppe Ferrara per Cento giorni a Palermo (1984), come regista della seconda unità. Il suo primo lungometraggio è Il camorrista (1986), un noir che racconta la vita di un boss e serve a riflettere sulla politica italiana. Tornatore è uno sconosciuto quando vince un premio a Cannes e l’Oscar per il miglior film straniero.
Nuovo Cinema Paradiso (1988) è il film della sua vita, anche se è soltanto la seconda opera, un lavoro eccellente, uscito in versione ridotta e subito dopo completa. La pellicola racconta la vita di un regista di successo che torna al paese natio per ritrovare le sue radici. Un capolavoro dedicato al cinema, che compone la storia del più grande mezzo di comunicazione attraverso la vita di un operatore, un tuffo nell’infanzia per assaporare le prime scoperte, il sogno del cinema, la magia del primo amore e gli spettacoli all’aperto sotto un cielo stellato.
Tornatore non riscuote identico successo con Stanno tutti bene (1990), costruito su un Mastroianni ingrigito e non al massimo della forma, e con il thriller psicologico Una pura formalità (1993), interpretato da Polanski e Depardieu. Nel frattempo gira Il cane blu, un episodio del lungometraggio La domenica specialmente (1991), realizzato con Francesco Barilli, Giuseppe Bertolucci e Marco Tullio Giordana. L’episodio di Tornatore vede come interprete un ottimo Philippe Noiret – che torna con il regista dopo il successo di Nuovo Cinema Paradiso – alle prese con il proprio cane. Tornatore fa di nuovo centro con La leggenda del pianista sull’oceano (1998), un film intenso e poetico ricavato dal monologo Novecento di Alessandro Baricco.
L’amore per la Sicilia e il ricordo del passato restano le sue tematiche più forti, che si fanno apprezzare in opere importanti come L’uomo delle stelle (1995), Malena (2000) e Baarìa (2011). Nel 2006 Tornatore torna al giallo psicologico, gira un lavoro melodrammatico come La sconosciuta che non risparmia lacrime e sangue, ma non convince fino in fondo. Tornatore è regista di sentimenti e di piccole storie quotidiane, che dà il meglio di sé quando racconta il passato, la sua terra e la vita quotidiana. Il suo stile ricorda La ricerca del tempo perduto di Marcel Proust, trasferita al cinema. Malena (2000) e Baarìa (2011) sono la conferma del nostro assunto, pure se il primo risente di un’interpretazione non eccelsa di Monica Bellucci e di un eccessivo compiacimento morboso. Il secondo è un puro capolavoro, la storia di una famiglia e di un’epoca, filtrata nei passaggi essenziali della storia italiana, condotta sul registro del ricordo e del rimpianto delle cose perdute. Avrebbe meritato un Oscar, senza dubbio.
Tornatore è autore vero, gira film quando sente di avere una storia da raccontare e qualcosa di importante da comunicare, lo dimostra il fatto che nella sua carriera ha realizzato solo nove lungometraggi.
L’uomo delle stelle (1995) è uno dei suoi lavori migliori e arriva al momento giusto, dopo gli insuccessi di Stanno tutti bene (1990) e Una pura formalità (1993), per rinfrancare il regista, demotivato e quasi convinto di aver perso l’ispirazione migliore. La responsabilità di un Oscar ottenuto al secondo film non è cosa da poco, perché non è facile bissare un capolavoro. L’uomo delle stelle ricorda Nuovo Cinema Paradiso, perché è un film sul cinema e sulla Sicilia del dopoguerra, ma localizzato nei primi anni Cinquanta. Vince il Premio Speciale della giuria a Venezia, ex aequo con La commedia di Dio di Monteiro. Gli interpreti sono: Sergio Castellitto, Tiziana Lodato, Franco Scaldati, Leopoldo Trieste, Clelia Rondinella, Tano Cimarosa, Nicola Di Pinto, Costantino Carrozza, Jane Alexander, Tony Sperandeo e Leo Gullotta. Da citare un cammeo degli stilisti Dolce e Gabbana, due fotografi che vorrebbero immortalare Joe Morelli. Soggetto e sceneggiatura sono del regista e del giornalista cinematografico Fabio Rinaudo. Fotografia color ocra, che ricorda il tufo della Sicilia, del grande Dante Spinotti. Musica di Ennio Morricone, non ispirata come in passato, ma a buoni livelli.
Tornatore racconta la storia di Joe Morelli (Castellitto), un piccolo truffatore che gira per i paesini della Sicilia con una macchina da presa, spacciandosi per un uomo di cinema, alla ricerca di volti nuovi. Truffa povera gente che sogna di cambiare vita e di entrare in un mondo dorato, di lasciare la Sicilia, di vivere a Roma, ma è lui stesso un povero Cristo, un vinto di verghiana memoria. La trama è esile, ma è un contenitore eccellente di tante piccole storie che gli aspiranti attori raccontano davanti alla macchina da presa. Intensa la storia d’amore con Beata (Lodato), una povera ragazza allevata dalle suore che lo segue, si innamora di lui, finisce per impazzire quando il truffatore viene scoperto e arrestato dalla polizia. La fine di Joe Morelli è quella del poveraccio, nelle mani dei mafiosi che gli spezzano le gambe, infine condannato a scontare due anni per truffa.
L’uomo delle stelle non è piaciuto a Paolo Mereghetti che afferma: “Inutile riflessione sulla cattiveria del cinema che il regista riduce a una carrellata di facce folcloristiche che recitano monotonamente il loro bisogno di illusioni cinematografiche. Statico nella prima parte (…), gratuito nella seconda, mentre la Sicilia fotografata da Dante Spinotti non va più in là della cartolina”. Non condividiamo una parola di quanto scrive il noto critico milanese. Confortati dai giudizi di Pino Farinotti e Morando Morandini, ci sentiamo di affermare che L’uomo delle stelle ripercorre la strada intrapresa con Nuovo Cinema Paradiso e realizza un affresco epocale della Sicilia del dopoguerra, con una carrellata di volti e di storie che compongono la nostra piccola storia italiana, esportabile e comprensibile in tutto il mondo.
La sceneggiatura è debole, ma Tornatore dirige gli attori con determinazione e  bravura, realizza una fotografia della Sicilia (con la collaborazione di Dante Spinotti) realistica e convincente, racconta drammi e situazioni con leggerezza, partecipando empaticamente alle storie dei personaggi. Il film è una gioia per gli occhi e alcune sequenze sono altamente spettacolari, così come ci sono dei personaggi indimenticabili. Tiziana Lodato ha 18 anni e debutta nel cinema, non è un’attrice professionista ma una ragazza catanese scoperta dal regista, la madre non vorrebbe farla recitare, ma quando la convincono è un successo. La sua interpretazione di Beata, ragazzina ingenua e prosperosa che si innamora del truffatore, è perfetta, sia nelle sequenze erotiche (intense) che nei momenti di follia. Tiziana Lodato interpreta alcuni ruoli convincenti dopo questo film, tra tutti citiamo Perduto amor (2003) di Franco Battiato e Terraferma di Emanuele Crialese (2011), recentemente premiato a Venezia. Lavora molto per fiction televisive e teatro, ma può dirsi a tutti gli effetti una scoperta di Tornatore.
Sergio Castellitto regala un’interpretazione entusiasmante da piccolo cialtrone arrogante che gioca con il fuoco, perché non si limita a truffare poveri cristi, ma pure mafiosi e carabinieri. Leo Gullotta è fantastico nella caratterizzazione del parrucchiere gay che vuole andarsene da un paese dove non si sente rispettato, perché la gente ride di lui. Leopoldo Trieste è un enigmatico reduce della guerra di Spagna che vaga per le strade vestito di nero, sfoggia mantello e pizzetto alla Pirandello, recita versi in castigliano e si lascia andare davanti alla macchina da presa.  Tony Sperandeo è un credibile brigante siciliano – truffato pure lui – che non sta né con lo Stato né con chi vorrebbe sovvertire l’ordine sociale, perché tanto le cose non cambiano mai. Non manca una madre che va a letto con il presunto uomo di cinema per consentire alla figlia di vivere il suo sogno. Un’altra figura interessante è quella della puttana che viene da Palermo una volta al mese e che deve soddisfare tutti gli uomini del paese.
La soggettiva di Tornatore perlustra le strade dei paesi dove tutti diventano aspiranti attori e cercano di recitare le battute di Via col vento, ma persino la Divina Commedia in siciliano. Molti piano sequenza e fotografia perfetta di una Sicilia bruciata dal sole, tra sabbia e tufo, teatri greci, borghi sul mare e arroccati sui monti, strade di campagna, povertà e briganti. L’ambientazione è perfetta, anche se buona parte della pellicola è girata a Matera, set naturale di numerose pellicole che riproducono il clima degli anni Cinquanta. Nelle scene successive non mancano veri paesi siciliani come Ragusa (dove il protagonista incontra Bella) e Monterosso (dove Leopoldo Trieste interpreta uno dei momenti più alti del film). La magia del cinema ammalia, ognuno racconta la sua storia davanti alla macchina da presa, tutti sono davvero loro stessi e sono disposti a svelare i sogni. Un film on the road per le strade di un’isola che nella seconda parte sfocia in melodramma, dopo l’arresto del truffatore, la vendetta mafiosa e gli anni passati in galera. Molto intenso l’incontro in manicomio quando Beata non crede che l’uomo davanti a lei sia Joe Morelli, perché lui è morto, non può tornare, ma è stato il solo amore della sua vita. Il piccolo truffatore confida che è un amico di Joe, venuto a dirle che anche per lui è stata importante, che le ha voluto davvero bene. Molto suggestivo il finale con Joe Morelli che riparte e prima di affrontare una curva vede scorrere i volti delle persone che ha incontrato e che gli hanno regalato una storia.
Un finale che ricorda Nuovo Cinema Paradiso quando il regista guardava gli spezzoni di pellicola con i baci tagliati dal parroco censore. Giuseppe Tornatore svela a La valigia dei sogni (La Sette, 10 settembre, 2001) che il vero finale era più complesso, ma non venne girato perché la produzione (Vittorio e Rita Cechi Gori) aveva finito i soldi. Proviamo a raccontarlo.
Joe Morelli torna a Roma e finisce per errore sul set di Pietro Germi che sta girando Il  brigante di Tacca del lupo, riesce a vendere le pizze del girato siciliano alla produzione del regista e manda il ricavato a Beata, in manicomio. Un giorno Germi vede i volti scoperti da Morelli e si innamora degli sguardi, delle espressioni. Tutti cercano Morelli ma non lo trovano. Lui è in un cinema, vecchio e distrutto dal senso di colpa, a guardare Via col vento. In quel cinema gli spettatori si interrogano sul senso della storia e si chiedono come sarebbe andata tra loro se tutto fosse finito bene.
L’uomo delle stelle è un atto d’amore nei confronti della Sicilia e del cinema, un progetto veloce per i tempi di Tornatore, realizzato in dieci mesi, ma con passione e trasporto. Un film che parla del raggiro e della truffa, ma che riporta al mondo poetico del regista che avevamo apprezzato in Nuovo Cinema Paradiso.
In attesa di Baarìa (2011), vera apoteosi artistica di un autore che rappresenta al meglio il cinema italiano capace di raccontare storie intense, melodrammi passionali e storia delle nostre radici.

Trailer de L’uomo delle stelle: http://www.youtube.com/watch?v=GhcU1TnfGxI

Gordiano Lupi
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