L’ultima sera di Hemingway 1


** ADVANCE JUNE 10-11 FILE ** Nobel laureate Ernest Hemingway is shown at his typewriter as he works on "For Whom the Bell Tolls" at Sun Valley lodge, Idaho, in 1939. Hemingway arrived at this recently opened Sun Valley Resort in 1939 as one of a string of celebrities invited there in hopes of attracting more tourists. Nearly 70 years later _ and 45 years after the Nobel Prize winner's death in this central Idaho mountain town _ the resort area is still cashing in.   (AP Photo, File)A cura di Augusto Benemeglio

1.“Quella sera del 1° luglio 1961

era stata così quieta e serena!” – dirà Mary Walsh, l’ultima moglie di Ernest Hemingway. “Avevamo perfino cantato quella vecchia canzone imparata a Cortina d’Ampezzo . “Tutti mi chiamano bionda,/ ma bionda non sono:/ porto i capelli neri”. E poi avevamo ricordato Venezia, l’Hotel Gritti , la grande festa che Ernest aveva voluto dare per gli amici che accorrevano da ogni parte del mondo – italiani , spagnoli, francesi , slavi, inglesi , solo per poterlo salutare, stringergli la mano. Ci ricordammo del vecchio Adamo, il conte Kechler e la cara Adriana Ivancich, dell’olandese volante , Aaron Edward Hotchner, che ci aveva scarrozzato un po’ per la vecchia Europa”. Quella fu l’ultima sera di Ernest Hemingway , la sera che doveva venire , la sera della “cicuta”, come aveva profetizzato molti anni prima Elio Vittorini , una sera senza senza alcool , senza macchina da scrivere , senza arpioni, senza fucili , che Mary aveva provveduto a chiudere in cantina ( ma dimenticherà fatalmente la chiave sul davanzale!) , una dolce e chiara notte leopardiana , senza vento, che non preludeva a quell’atto definitivo che da tempo ormai Hemingway meditava di compiere.

2.La morte, l’eterna puta,

è la protagonista di quasi tutte le sue storie, il grande personaggio che sovrasta le violenze e i massacri della guerra. Puta è il mare che insidia il vecchio pescatore cubano, puta è la jena che insidia i cacciatori nei suoi racconti più famosi, puta è la politica che porta alla guerra. E ora questa onnipresente puta lo attendeva per un ultimo abbraccio. “In fondo era l’unica cosa veramente pura che possa accadere nella cosiddetta vita”.

3. “Ma non c’è ombra di razionalità nella sua prosa

– aveva detto Moravia . “Chiunque abbia provato a tradurlo sa che va in pezzi e che occorre rifarla tutta da capo”. Moravia era invidioso del suo successo come lo erano quasi tutti i letterati di professione, tranne qualche eccezione. Quel suo modo di essere “personaggio” almeno quanto scrittore esasperava i critici e – dice la Pivano – “rimarrà una colpa sempre imperdonata dai letterati di tutti i tempi e di tutti i paesi…In realtà nei suoi libri , che ho tradotto , io ho visto solo splendori , nello stile, nello stupore davanti alla crudeltà del destino, nella stoica rassegnazione ignara di concessioni al macabro, nella storia d’amore, il ritratto di un’epoca e una tragedia”.

4. Mary e Ernest,

quella sera , ricordarono insieme tante altre persone , fatti e cose che avevano vissuto insieme. Ingrid Bergman , che erano andati a salutare alla Scala di Milano mentre recitava Giovanna d’Arco; Dominguin e Ava Gardner , in una corrida a Pamplona , e poi la cattedrale di Burgos , dove Ernest si era inginocchiato davanti alla statua della Vergine e aveva pregato con fervore , come il più devoto dei cattolici; il Safari natalizio del 1953 in Tanganika , con lui vestito da Masai, la testa rasata, che va a caccia di leopardi con solo una lancia; la festa di San Isidro , a Madrid ; l’ultimo imperdibile incontro di Ray Sugar Robinson al Madison Square Garden ( il pugilato fu un’altra delle sue grandi passioni, e quando gli capitava non mancava di battersi sul ring.

5. Si battè anche con Walter Chiari,

ex campione dilettanti, durante un viaggio , in un albergo di Parigi, all’epoca in cui l’attore italiano aveva preso una cotta tremenda per Ava Gardner e la seguiva ovunque) , e infine ricordarono l’ultimo show di un’attempata Marlene Dietrich al club 21 di New York dove avevano incontrato Lauren Bacall e Bogy , una coppia davvero hemingwiana . E poi Gary Cooper , convertito al cattolicesimo per amore della moglie, che era andato a trovarlo dove ora vivevano , a Kectchum , presso Sun Valley , dopo che Ernest si era guastato i rapporti con il nuovo dittatore di Cuba, Fidel Castro, e aveva lasciato l’Avana e la sua fattoria. Erano andati a salutare il vecchio Ezra Pound , che tornava in Italia , a Merano, dalla figlia e con lui avevano parlato di Frost, Cummings , Joyce , Eliot .

6.Ma nessuno ricordò Eugenio Montale ,

che era andato a trovare lo scrittore americano a Venezia , a metà degli anni cinquanta. Hemingway era stanco , sfiduciato, pieno di acciacchi , di recenti ferite e ustioni per un incidente aereo
che gli era occorso in Africa , e il poeta ligure lo descrive , come in un siparietto dietro la laguna , carico di colore e ironia : “Il vecchio orso è ancora a letto, dal pelame sbucano/ solo gli occhi e gli eczemi”.

7.L’accesso all’orso – Hemingway

non è stato facile, per Montale . Sono occorse astuzie per superare lo sbarramento del portiere ligio agli ordini , una vantata (ed esagerata) amicizia con Pound , e qualche bottiglia di Merlot. I due parlano , Hemingway è leggermente balbuziente , parla a voce bassa, ed usa una lingua che è un miscuglio di inglese, francese, tedesco e spagnolo , ogni tanto si posa un dito sotto l’occhio e sorride di sbieco, alla Clark Gable, Il discorso corre sul filo dell’assurdo : nomi di gente e luoghi, critiche di tempi e di stagioni sociali, scontentezza e disillusione. Scrive Eusebio Montale : “ L’uomo delle corride e dei safari / si dispera. Niente cacce in palude, / niente anitre selvatiche, niente ragazze”. E poi , all’improvviso, il brusco congedo. “Vuol restare solo, si è stufato , e che non gli si mandi altra gente, si raccomanda al portiere, della mia risma, peggio se intelligenti. Il saluto è rapido , ma non senza un sorriso, un ammiccamento. “ Era un addio: egli non doveva ancora aver molta vita; era stata già data la prima falsa notizia della sua morte…e morendo due volte / ebbe il tempo di leggere le sue necrologie”.

8. Hemingway a quel tempo ha solocinquantacinque anni,

ma ne mostra molti di più. Un incidente aereo in Africa , subito dopo il Safari , ha compromesso per sempre la sua proverbiale vitalità fisica. Sembra un superstite , pieno di ferite , di acciacchi e ustioni com’è. “Fu a causa mia – dirà Mary – che in quel periodo si era rappacificata con il marito dopo una lunga separazione. “Volevo fotografare le cascate Murchison , ma uno stormo di ibis passò davanti all’aereo e per evitarlo il pilota colpì un filo del telegrafo che danneggiò l’elica e la fusoliera. Facemmo atterraggio di fortuna in Uganda e di qui proseguimmo su un altro piccolo aereo che prese fuoco e causò effetti devastanti sul corpo di Ernest: ferite alla testa e al rene , un collasso dell’intestino, il fegato compromesso, la spina dorsale incrinata , aveva perso la vista e l’udito , fratture e lussazioni varie nonché ustioni di primo grado sulla faccia, braccia e sulla testa. Quando arrivammo non so come a Nairobi, Ernest ricevette migliaia di telegrammi e centinaia di necrologi da tutto il mondo .

9. Ai giornalisti dirà di non essersi mai sentito meglio in vita sua.

In realtà era in pericolo di vita”. E da allora in poi non si riprenderà ma del tutto…Crisi di depressione , paura di perdere la vista e la capacità di scrivere . 7. “Scrivere – aveva detto – è una sfida continua , la più difficile di tutte le cose che mi sia toccato di fare Per questo lo faccio – scrivo. E sono felice quando mi riesce” . Hemingway inizia a pensare , quasi ossessivamente , al suicidio, a “l’ultimo gesto di Socrate – scrive Vittorini – che è il gesto essenziale dell’uomo- Hemingway; e non di auto-distruzione , ma di adempimento: gratitudine estrema , in amaro e noia, verso la vita…In ogni pagina di Hemingway noi troviamo accettato come un fatto già vecchio dell’uomo che le vie della purezza sono simili a quelle della corruzione e che la purezza è ferocia, e che ogni velleità di ferocia è una velleità di purezza, e poi troviamo , implicito, un ideale stoico….Spagna , Africa, guerra, questa vita è gioventù, solo gioventù, un’orgia intrepida , e solo nella gioventù è purezza….”

10. Ma Hemingway non era più l’esponente della “generazione perduta”,

quello di “The sun also rises” , il sole sorge ancora , che si ribella alla legge esistenziale , e che mostra continuamente il suo coraggio di fronte alla morte nonché “ la quantità di peli che ha sul petto”. Era finito ormai il tempo delle sfide a se stesso e anche il mito del “macho” andava sgretolandosi leggendo le memorie , raccolte in volume , della terza moglie di Hemingway , la bellissima e coraggiosissima giornalista americana Martha Gellhorn , (Secondo Randolfo Pacciardi , che aveva comandato la Brigata Garibaldi durante la guerra civile di Spagna , e a cui Martha aveva chiesto di partecipare ad un combattimento vero , Hemingway fu indotto a sposarla proprio per il suo coraggio) , che traccia un profilo decisamente negativo delll’ex marito :

11.“…Era cinico , violento e codardo.

Non fu mai gentile con me , ero la donna che voleva, cioè la donna che voleva assolutamente possedere e schiacciare , perché secondo la sua teoria l’unica cosa che le donne capiscono è la brutalità e se sono recalcitranti, come me, devono essere picchiate. Non capisco perché nessuna di noi mogli ed ex mogli , in particolare Mary , non abbia mai sparato a quel dannato figlio di puttana. Tutte ci immaginavamo che i suoi divorzi fossero stati colpa nostra. Ma in verità, Ernest era orribile anche come amante: wham, bam, grazie Signora , o addirittura wham, bam , e basta. Il grande fabulatore e scrittore di sesso doveva essere terrorizzato dalle donne. Del resto odiava la madre , e a ragione, perché era davvero infernale, tutta virtù e falsità. Solo adesso mi rendo conto che non bisognava sposare un uomo che odia la madre, come non bisogna sposare i figli di madri troppo possessivi perché diventano gay. Nel profondo , nella indistruttibile memoria dell’infanzia , Ernest non si fidava delle donne, gli causavano sofferenza e reagiva facendole soffrire , come mostrano i suoi libri”.

12. E’ stato uno scrittore tragico,

– replica Fernanda Pivano , che gli era amica devota – , era un inimitabile cantore del rapporto tra uomo e donna e della sua disintegrazione in un destino senza via d’uscita. Che gli amanti si chiamassero Brett e Jake o Catherine e Frederick, o Harry e Marie, non cambia il loro destino che restava senza speranza, davanti allo spettro della morte , eterna protagonista di tutti i suoi libri. E i suoi ultimi anni furono un calvario personale. Hemingway non si è ucciderà per amaro , per noia e perduta giovinezza. Ma perché gli ultimi sette anni della sua vita furono davvero terribili , un vero e proprio calvario: “ Vivere è assai più difficile e complicato di morire”, aveva scritto al suo traduttore russo Kashkeen , l’unico – secondo lui – che capisse i suoi scritti fatti di abile rozzezza e complicata semplicità , di pessimismo sanguigno e disperazione repressa, sincerità cinica e cattolicesimo scettico. “L’unico che sapesse meglio di me quello che stavo cercando di fare “. Kashkeen aveva parlato del suo stile , la brevità tautologica dei suoi dialoghi , la precisione dei suoi accenni , e del suo spasmodico sorriso senza gioia, groviglio di conflitti che aveva le sue radici nella tragica disarmonia tra mente e corpo (Mens morbida in corpore sano), nella discordia mentale che minacciava di provocare la disintegrazione del corpo e la sua distruzione.

13. E quando Hemingway si sentì tradito

dal suo corpo ( aveva perso quella forza ed energia che lo avevano reso famoso ) , esasperato ed umiliato dalle sue condizioni fisiche che lo costringevano a farsi visitare continuamente , nonostante osservasse con scrupolo e umiltà delle diete severissime , si compì il suo tragico destino. Ma ci saranno prima altri momenti di grande sofferenza, altre grandi emozioni , che erano state il filo conduttore dei suoi libri e che ora , da vecchio , non poteva più controllare; quelle emozioni che avevano guidato le sue pagine più belle e intense , palpitanti di passioni e di dolore , ora lo sopraffacevano . Era incapace di incanalarle, descriverle, farne oggetto di un romanzo, era incapace di controllarle. Piangeva, aveva vuoti di memoria, repentini cambiamenti di umore, abbandoni.

14.Mary ricordava benissimo come tutto ebbe inizio ,

a partire dalla colossale festa per il suo sessantesimo compleanno, a La Consula , nei pressi di Malaga , sulla costa del Sol, con amici che erano venuti da tutte le parti del mondo, l’orchestra che suonava il flamenco , le gare di tiro, i fuochi di artificio che durarono per tutta la notte. Ernest , ad un certo punto cominciò ad offendere gli amici invitati con battute crudeli, poi una crisi violenta di pianto. E poi crisi maniaco-depressive che lo rendono sospettoso di tutto e tutti e gli provocano grandi vuoti di memoria, l’ossessione dell’FBI ( che lo teneva effettivamente sotto sorveglianza fin dai tempi della guerra di Spagna, credendo che fosse comunista, mentre lui aveva scritto al suo traduttore russo: “Non posso essere comunista perché credo in una solo cosa: la libertà), il ricovero nelle varie cliniche, dove gli fanno decine e decine di elettroshocks.
Lui, abituato da sempre ad essere attorniato da folle di ospiti , vive ormai – nei brevi intervalli fra un ricovero e l’altro – come un recluso in una disperazione ormai incontrollabile. Lavora a fatica e fissa a lungo i fogli del dattiloscritto come non li vedesse, scrive qualche lettera, ma si rende conto di non riuscire più a farlo, piange sovente, continua a dimagrire, pensa di avere un cancro.

15. Ripensa al mare ,

all’ultimo periodo felice della sua esistenza, quando con la “Pilar”, la sua barca d’altura aveva pescato grossi pesci nella Corrente del Golfo per trentadue giorni di seguito , dal mattino presto al calar del sole , ripensa al vecchio Santiago, lo sfortunato eroico pescatore dell’ultimo suo capolavoro , “Il vecchio e il Mare” , che il 1° settembre 1952 era uscito su “Life” in un numero unico in cui si vendettero oltre cinquemilioni e trecentomila copie nelle prime ventiquattro ore dalla loro comparsa nelle edicole, il libro che gli fece avere il premio “Pulitzer” l’anno seguente , premio che sarcasticamente Hemingway chiamava “The Pullover Prize o The Ignobil Prize , con chiaro riferimento al Nobel che si aspettava di vincere e infatti gli fu assegnato l’anno dopo, il 28 ottobre 1954, ma lui non si presentò a ritirarlo perché era ancora alle prese con i postumi del Safari africano..

16. A scrivere questo minuscolo libro,

che ebbe uno straordinario successo di pubblico e il consenso quasi unanime anche della critica ( “Il tempo dimostrerà che è la cosa migliore scritta da tutti noi”, dirà un suo rivale come Faulkner, insignito del Nobel qualche anno prima di Hemingway) , Ernest non impiegò che otto settimane , meno di due mesi , ma la storia era stata meditata per oltre vent’anni , fin da quando lo stesso Hemingway , nel 1931, nel suo viaggio a Cuba aveva arpionato un grosso pesce spada e dopo due ore il pesce riuscì a fuggire lasciandolo disperato sotto la pioggia che gli procurò una broncopolmonite. E successivamente , quando aveva arpionato un grosso tonno e nel portarlo a terra se lo vide divorato dai pescecani che lasciarono intatte soltanto la colonna vertebrale, la testa e la coda. Inoltre , a Cuba , dove possedeva la fattoria La Finca Vigia, poco distante dall’Avana , egli amava
ascoltare i racconti della gente di mare e qualcuno gli avevano raccontato “una storia meravigliosa della costa cubana, una storia davvero straordinaria- scrive al suo editore – se mi riesce di raccontarla bene.

17.Una storia , il vecchio e il mare.

Ed era quella di un vecchio pescatore “salao” (jellato) , che con il suo gozzo aveva preso all’amo un grosso marlin che , girando la pesante lenza di fusciacca, trascinò la piccola imbarcazione a vela in alto mare. Il vecchio era rimasto con il pesce un giorno e una notte , un altro giorno e un’altra notte , mentre il pesce nuotava in profondità e trascinava la barca. Quando poi era salito alla superficie , il vecchio gli era venuto addosso e l’aveva arpionato . In seguito , il marlin , legato al gozzo era stato attaccato dagli squali e il vecchio si era battuto con loro , tutto solo, nella Corrente del Golfo, bastonandoli, punzecchiandoli , cercando di colpirli con il remo , finché non fu troppo stanco per impedire che gli squali mangiassero tutto ciò che poterono. Quando i pescatori , due giorni dopo , lo raccolsero , sessanta miglia più ad est , il vecchio aveva ancora legato all’imbarcazione la testa e la parte anteriore del marlin. Piangeva , il vecchio , come impazzito, per la sua perdita. E gli squali giravano ancora intorno alla sua barca.

18.“Il libro è la storia di un esempio di stoicismo nel sopportare le avversità ,

con una struttura narrativa sottolineata dalle onde del mare e la straordinaria abilità di Hemingway a unire arte e natura, la verità e la poesia delle cose reali”. Con questo libro Hemingway voleva mostrare di cosa è capace la dignità umana , “una mistica del coraggio e della speranza indistruttibile dell’uomo” , e infatti pensò , in un primo momento , di intitolarlo “The Dignity of Man” , ma è anche – dirà William Faulkner – un libro sulla scoperta di Dio , un Creatore …”Stavolta ha scritto sulla pietà , “su qualcosa che è in qualche luogo li ha creati tutti : il vecchio che doveva catturare il pesce e poi perderlo, il pesce che doveva essere e poi perso , i pescecani che dovevano sottrarre al vecchio il suo pesce; li ha creati tutti e li ha amati tutti e ha avuto pietà di tutti” “ E un idillio del mare in quanto mare – scriverà Berenson – ed è trasmesso in una prosa pacata e irresistibile come il verso di Omero”

19. Osserva Roberto Casole , un giovane liceale di Gallipoli:

“Non è inutile la lisca di pesce che Santiago , per aver lottato da solo, porta a casa. Essa rappresenta la sconfitta di Santiago e può anche darsi che rappresenti la sconfitta di Hemingway, però il ragazzo il ragazzo che piange e torna nella barca del vecchio perché ha molte cose da imparare , e i pescatori , che hanno mandato aereo e guardacoste a cercarlo, e che ora misurano quella incredibile lunga lisca e trovano in essa il conforto alle loro speranze, al loro orgoglio di lavoratori, alla loro possibilità, alla loro tenacia, sono lieti di avere Santiago in mezzo a loro e di sapere che un uomo vecchio e sfortunato ha potuto tanto”. Possono benissimo prenderlo ad esempio anche se ad essi è dato , nella loro gioventù, di uscire in mare in molti, a barche unite, remo contro remo, cuore accosto a cuore, per vincere e non per perdere”.

20. Del libro gli fu proposta la riduzione cinematografica

dal produttore Leland Hayward, che comprò i diritti e la consulenza tecnica del film. All’inizio Hemingway ne fu entusiasta, perché pensava che fosse affidata la parte del vecchio pescatore al suo grande amico Humphrey Bogart , che la desiderava molto ed era in ruolo, invece fu affidata a Spencer Tracy ( che aveva comperato da Hayward parte dei diritti e quindi diventò coproduttore), nonostante il suo fisico fosse in netto contrasto con il personaggio. Tracy promise di dimagrire correndo tutti i giorni sulla spiaggia e mettendosi a dieta: “Poor bastard!”, commentò sarcasticamente Ernest, “non ci riuscirà mai”, e lo criticò così duramente da umiliarlo . Spencer Tracy riprese a bere ( era in cura disintossicante) e per dieci giorni non fu in grado di lavorare. Poi subentrò Zinnemann , che aveva prodotto “From Here to Eternity”, ed era molto stimato da Hemingway. Ma dopo un mese di pesca all’Havana non riuscirono a prendere neppure un pesce spada abbastanza nero e grosso da essere adatto alla storia: “Qui non saltano, vanno troppo a fondo. Sono troppo vecchi e troppo grassi”, disse un amico pescatore cubano di Ernest. Così decisero di spostarsi in Perù , dove i pescespada erano numerosi e turbolenti.

21. Ma anche lì non pescarono neanche un pesce.

Pagarono i diritti di un filmato in cui si vede la cattura record mondiale di un pesce di 1560 libbre , e nel film si vede questo pesce saltare nel mare, ma alla barca di Santiaco-Tracy venne legato un pupazzo di gomma. Il film uscirà solo nel 1958, con la regia di John Sturgess, la sceneggiatura di Peter Viertel, la musica di Dmitri Tiomkin e l’interpretazione di Spencer Tracy. Nonostante ci fosse anche una breve comparsa di Mary, Hemingway si rifiutò di vederlo. Disse solo: “Quei dannati cinematografari hanno distrutto quattro mesi della mia sola e unica vita”.

22.Quella sera , Mary andò a dormire molto tardi,

mezzanotte passata, ma Ernest non poteva. Soffriva d’insonnia da sempre, la sua vecchia insonnia che gli aveva fatto scrivere libri come “Fiesta” in sole sei settimane, ora lo angosciava. Ma se chiudeva gli occhi, aveva paura che l’anima gli sarebbe uscita dal corpo. Doveva rimanere sveglio per fare qualcosa che doveva fare: “ Mi pare come se tutto dentro di me fosse andato al diavolo” . Dopo due tentativi di suicidio sventati da Mary , l’avevano ricoverato a Rochester dove gli avevano fatto una decina di elettroshocks assassini , e poi chiuso in una stanza senza macchina da scrivere e senza telefono , per sessanta lunghissimi giorni, in cui aveva pensato unicamente a quel gesto che si accingeva a fare. Aveva appena sessantatre anni, ma ne mostrava venti di più, era come il vecchio Santiago , “ tutto in lui era vecchio, tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare
ma non ce la faceva più a lottare, non ce la faceva più nemmeno a scrivere.

23. E’ ormai l’alba del due luglio 1961

quando si reca nella cantina e prende il fucile, inserisce due cartucce che squarciano l’aria , e squarciano la sua testa. Questa volta i necrologi, che arrivano dal Vaticano , dalla Casa Bianca e dal Cremlino , non potrà più leggerli. Ernest Hemingway è morto davvero!

Roma, 6 marzo 2013
Augusto Benemeglio


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Un commento su “L’ultima sera di Hemingway

  • Maurizio Urbano

    Il fucile da caccia usato per il suicidio fu comprato da Hemingway a Trieste mentre scriveva il libro “Al di la del fiume tra gli alberi”, in una famosa armeria in fondo a via s.niccolo’, che si chiamava Angelini Bernardon, ora si trova il negozio di abbiglianento Griffe. Trieste “era” uno dei centri commerciali piu’ famosi al mondo, grazie Italia. 🙁