Cinema: Little Harbour di Iveta Grófová


Una casa-nave che salpa da un orto alla periferia della grande città (Bratislava, ma potrebbe essere qualunque metropoli, stantio alienante topos della contemporaneità, una sorta di non luogo). Una casa-nave pilotata da due ragazzini, e con loro anche un bambino di pochi mesi, che affronta un periglioso, ma mai come il sordo mondo degli adulti, oceano di nebbie. Verso quale approdo? Non importa… Bisogna partire dalla fine, da un inaspettato e onirico epilogo, per approcciare Little Harbour, il bel film della slovacca Iveta Grófová, sua opera seconda, vincitrice dell’Orso di cristallo al Festival di Berlino 2017.
Tratto dal libro The Fifth Boat di Monika Kompanikova, definito “romanzo di formazione incredibilmente potente”, Little Harbour viene presentato dalla Fondazione Cineteca Italiana in anteprima allo Spazio Oberdan. Protagonisti sono dei giovanissimi in balia di famiglie incapaci di ascolto e attenzione. Non è detto che l’infanzia sia un’età dell’oro. Tutt’altro talvolta o più sovente di quel che possa credersi. Jarka ha una madre oltremodo distratta, decisamente concentrata sulla propria bellezza – invero specchio di un’amara solitudine, di sentimenti non vissuti – e una nonna condannata all’immobilità dalla malattia.
Jarka è costretta a sopportare situazioni ambigue e continui, “piccoli” ma dolorosi,  abbandoni, con la madre sempre distantissima rispetto ai bisogni della figlia. Finché alla stazione – dove tenta di raggiungere la madre in partenza, accompagnata dall’uomo di turno, per Praga – da una sconosciuta (presumibilmente una che si prostituisce) non le viene affidata momentaneamente una carrozzina con i figli: due gemellini, Adela e Jakub. Di fronte a un’ennesima distrazione materna, anche se proveniente da un’altra figura, Jarka trascinerà via con sé carrozzina e gemelli. A lei, nella casa-rifugio (e futura casa-nave) si unirà l’amico Kristian, ragazzino di buona famiglia, cui non manca nulla, eccetto un affetto vero. Una strana famiglia si è costituita… “una fuga d’amore che è anche una fuga dal mondo, da questo mondo, per crearne uno nuovo, in una storia che sceglie l’innocenza dei bambini per raccontare la corruzione del mondo adulto. L’autrice mescola i generi, creando una tela dai diversi colori, che si muove fra il documentarismo scelto per descrivere la situazione sociale della classe medio-bassa dalla quale proviene Jarka, e il film d’avventura rivisitato alla maniera del Wes Anderson di Moonrise Kingdom”.
Una pellicola sorprendente, di rarissima sensibilità, inquietante. Che speranza ha mai un mondo che costringe i bambini a una forzata adultità? La comunità è sullo sfondo, a propria volta remota in maniera inconsulta. Isole, siamo isole… Contro la tragedia della solitudine soltanto una casa-nave che salpa per navigare fra marosi di nebbia, verso ignoti orizzonti. Forse meravigliosi, forse…

Alberto Figliolia

Little Harbour di Iveta Grófová (2017, 85′), versione originale con sottotitoli in italiano e inglese. Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2 (M1 Porta Venezia), Milano. Fino al 24 gennaio 2018, escluso giovedì 18.
Info: tel. 0283982421; e-mail info@cinetecamilano.it; sito Internet www.cinetecamilano.it.

 

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