Recensioni Teatrali: L’Insonne, liberamente tratto da Ieri di Ágota Kristóf


Le ombre del passato. Ma forse è il presente a essere insostenibile ombra. Il manto dei ricordi (di per sé sofferenza commista a nostalgia) è come una notte insonne trascorsa nell’attesa: di ciò che (non) è stato, di ciò che (non) sarà. Come raccontare L’Insonne, dal romanzo Hier (Ieri) di Ágota Kristóf, una pièce di doloroso straniamento, un amore impossibile fra Sandor, operaio aspirante scrittore, e Line, la donna dei suoi sogni (ma sposata e con figlia), fratelli/amanti, esuli dal Paese d’origine?
La messa in scena al Teatro Litta de L’Insonne per opera del regista Claudio Autelli è quanto mai toccante. Si tratta di un lavoro complesso e poetico, la cui suggestione è accresciuta da scene e costumi estremamente originali (come le ombre cinesi, una lanterna magica di pensieri e immagini e sentimenti, dimensioni che s’allungano/accorciano come l’indecifrabile tempo); una drammaturgia forte, che richiede da parte dello spettatore un primo, non breve, periodo di adattamento.
Le voci che si mescolano, senza quasi differenza di genere, un dialogo che è invero monologo interiore. La solitudine. L’alienazione del lavoro in fabbrica. Le speranze frustrate. La conclusione disperata, se conclusione vi è oppure è l’inizio, a spirale, di una nuova separazione e distanza.
L’Insonne ripercorre i capi salienti dell’ispirazione di Ágota Kristóf: dall’Ungheria del 1956, soffocata dalla brutale violenza d’acciaio dei carri armati sovietici, approdata agli insopportabili ritmi di una fabbrica straniera, con sradicamento connesso dalla propria lingua madre, e la cancellazione dell’identità quale piccola ripetuta tragedia quotidiana. E la storia d’amore fra fratellastro e sorellastra, improvvisamente riunitisi (quanto per caso?) dopo l’infanzia nel villaggio magiaro (lo stesso padre, il maestro del paese, e la madre di lui la puttana del borgo), non è che il pendant di questa difficoltà di vivere.
“La scrittura di  Ágota Kristóf è essenziale e chirurgica nell’aprire ferite senza farle sanguinare nella mente dell’ignavo lettore. […] Ha sempre definito la sua scrittura una menzogna, un tentativo fallito di scrivere la propria storia, troppo insopportabile da raccontare”. E dalle note di regia… “I ricordi e i pensieri si stagliano come ombre in questa stanza/cubo dalle pareti di tulle all’interno della quale si muovono i due attori creando un mondo sempre in bilico tra verità e finzione. Ogni pertugio in questa stanza contiene una memoria, una via d’accesso dentro la testa dell’autrice condannata a ricevere i suoi spettri”.
Un’ora di spettacolo indimenticabile, che si sedimenta nelle pieghe dell’io più profondo di ciascuno di noi. Io? Noi? Chi siamo? Sandor? Line? Due anime, una pena, un  soffio…

Alberto Figliolia

L’Insonne, liberamente tratto da Ieri di  Ágota Kristóf. Teatro Litta, Corso Magenta 24, Milano. Regia: Claudio Autelli; drammaturgia: Raffaele Rezzonico e Claudio Autelli. Con Alice Conti e Francesco Villano; voce registrata: Paola Tintinelli. Fino al 28 ottobre 2018.
Orari: mar-sab ore 20,30, domenica 16,30.
Info: tel. 0286454545; e-mail biglietteria@mtmteatro.it.

 

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