Cinema: Life in Four Elements di Natalie Halla


Il mistero dell’esistenza umana non sta solo nel vivere, ma nella ragione per cui si vive. È un pensiero liberamente tratto da Dostoevskij che non è difficile condividere per la sua suggestione e portata e che apre e chiude i titoli del bellissimo Life in Four Elements, la pellicola di Natalie Halla in visione, a cura della Fondazione Cineteca Italiana, allo Spazio Oberdan di Milano sino al 7 gennaio. Vale a dire… Terra, acqua, aria, fuoco: i quattro elementi, così centrali nella storia estetica e nella speculazione filosofico-scientifica, indagati attraverso le esperienze “al limite” (ma in uno stato di piena coscienza, capacità e consapevolezza) di uno speleologo austriaco, di un’apneista e freediver finlandese, di un base jumper austriaco e di un vigile del fuoco spagnolo.
Le immagini del film, girato in un lungo arco di tempo (4 anni), sono spettacolari. E poetiche. Ciascuna di queste esperienze porta con sé un prezioso marchio esistenziale: la dimensione del Tempo e del Silenzio, al di là dei fastidiosi e invasivi rumori della civiltà metropolitana; il fulgore, eterno e commovente, della Natura, così maltrattata dal genere umano, vista quasi come un intoppo (eppure la sua semplicità cela inaudita potenza e incommensurabili valori); e, con la solitudine in quanto ricerca di sé, la possibilità e il desiderio di esser d’aiuto agli altri.
Vagare e dormire nel ventre oscuro della montagna, udirne il cuore segreto, osservarne i profondi sedimenti fra storia, scienza e fiaba, fra rocce e ghiaccio, fra cunicoli, grotte e acque segrete… Immergersi nell’acqua invernale, sotto il musicale scricchiolio del ghiaccio e scendere nel buio primordiale, atavico grembo da cui tutti proveniamo, liquida culla di pensieri nella mistica danza delle bollicine d’aria che fuggono… Precipitare da una cima (pur con il salvifico paracadute) o sfrecciare con una tuta alare o veleggiare in maniera più morbida nella vertiginosa magnificenza della Montagna… L’ambivalenza del fuoco: dispensatore di vita e calore o tremendo distruttore, rifugio o annichilazione, luce che conforta o cenere finale (il fireman iberico è impegnato anche in missioni umanitarie: salvataggio di migranti dal mare, il terremoto haitiano).
Paura, passione, emozione, bellezza, coraggio, amicizia, conquista di un senso diverso, di un senso altro. Indagine del mondo esterno e di quelli interiori, delle distanze dentro di sé che l’uomo moderno non sa più sondare. Storie che s’intrecciano, mosaico di sentimenti; anche, senza forzature di sorta, richiami colti (più volte si pensa allo “smarrimento” delle figure nei paesaggi di Caspar David Friederich).
Un film, già presentato al Trento Film Festival, che è un’autentica miniera di riflessioni, fra antichi stupori e meraviglia rinnovata (e nelle lingue originali, come nella tradizione della FCI – piccolo ulteriore motivo d’interesse – con sottotitoli in italiano).

Alberto Figliolia

Life in Four Elements di Natalie Halla (Finlandia, Austria, Spagna, 2017, 73′). Fotografia Teemu Liakka. Fino al 7 gennaio 2018. Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2-ang. piazza Oberdan, Milano.
Orari: 5/1 19,45; 6/1 19,15; 7/1 21,15.
Info: tel. 0283982421; sito Internet www.cinetecamilano.it.

 

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