ArteRecensione: Letizia Battaglia. Storie di strada


Quando sei di fronte alla Bambina con il pallone rimani inevitabilmente turbato da quell’innocenza esibita in un contesto che immagini molto duro, di strada (foto scattata al Quartiere La Cala di Palermo nel 1980). Una bambina che tale è d’aspetto – per quanto l’espressione paia entrare/sprofondare nell’inestricabile spietata consapevolezza adulta. Una bambina con un oggetto ludico sul palmo della mano destra (ben più grande di questa) e l’altro braccio, piegato al gomito, sopra la testa appoggiato a un portone, a simulare quasi un’asimmetrica crocifissione, una interruzione nella razionalità del mondo, un mondo che chiama sempre a sé vittime nuove, giovani perduti negli oscuri meandri di inconsulti giorni. Eppure è un’immagine, come detto, di pura innocenza.
Proprio spaventosa è invece l’immagine veicolata da Vicino la Chiesa di Santa Chiara. Il gioco dei killer (1982, Palermo) dove un ragazzino incappucciato all’angolo della strada (o forse è l’angolo dell’edificio sacro? Una sorta di contrasto con l’estremamente profano rappresentato dall’azione immortalata…) gioca a sparare con una pistola (ancora finta, si pensa, si spera). Una foto senza sparo, senza sangue, senza morti, ma pregna di una violenza potenziale tremenda. La perdizione del reato inizia con un gioco. Mentre più lontano un bambino chiacchiera, ignaro o, semplicemente, abituato allo spettacolo quotidiano, con un uomo in sella a una vespa.
E quali segreti cela dentro di sé la Donna che fuma (Catania, 1984)? Sordidi momenti? Una disperazione ottusa e inesprimibile? La sconfitta dei sogni?
Letizia Battaglia. Storie di strada è la splendida mostra dedicata dal Palazzo Reale di Milano, sino al 19 gennaio, alla fotografa siciliana, una retrospettiva costituita da oltre trecento fotografie che consentono di ricostruire l’eccezionale carriera di una delle maggiori interpreti del nostro tempo.
Certo non vi sono, nelle fotografie, soltanto situazioni drammatiche o al limite. Il percorso “narrativo” è quanto mai articolato. Citiamo: Franca Rame durante lo spettacolo di burattini alla Palazzina Liberty (Milano, 1974); Lunedì di Pasquetta a Piano Battaglia (1974), una scena popolare di grande genuinità, l’attimo della normalità e della spensieratezza colto con occhio pur sapiente; Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati, durante il dibattito Libertà d’espressione tra repressione e pornografia, dedicato alla censura e alla vicende processuali del film I Racconti di Canterbury (Milano,1972); Domenica di Pasqua, festeggiamenti per incitare l’uscita della statua di San Michele patrono di Caltabellotta (1984), l’acuta osservazione della religiosità popolare; Il tempio di Segesta (1986), fra testimonianza paesaggistico-storica e bucolicità, nell’eterno dell’amore che si svolge. Poi si torna alla politica, all’impegno dovuto o, in contrapposizione, ai guasti della società: Il magistrato Roberto Scarpinato in aula presso il Tribunale di Palermo durante un’udienza come Pubblico Ministero al processo contro l’ex primo ministro Giulio Andreotti, seduto sullo sfondo. L’on. Giulio Andreotti, sette volte Primo Ministro, fu, poi, assolto per prescrizione di reato. E, a colori, il Palermo pride (2018), una felice rottura contro ogni retrivo passatismo e pregiudizio, documentazione del mutamento culturale e della conseguente evoluzione sociale.
“Il percorso espositivo si focalizza sugli argomenti che hanno costruito la cifra espressiva più caratteristica dell’artista, che l’ha portata a fare una profonda e continua critica sociale, evitando i luoghi comuni e mettendo in discussione i presupposti visivi della cultura contemporanea. Quello che ne risulta è un vero ritratto, quello di un’intellettuale controcorrente, ma anche una fotografa poetica e politica, una donna che si interessa di ciò che la circonda e di quello che, lontano da lei, la incuriosisce”.
“La fotografia l’ho vissuta come documento – ricorda la stessa Battaglia – come interpretazione e come altro ancora […]. L’ho vissuta come salvezza e come verità. Io sono una persona, non sono una fotografa. Sono una persona che fotografa”.
Spiega Francesca Alfano Miglietti, curatrice della mostra: “Quelle che il progetto della mostra si propone di esporre del percorso di Letizia Battaglia sono ‘forme d’attenzione’: qualcosa che viene prima ancora delle sue fotografie, perché Letizia Battaglia si è interrogata su tutto ciò che cadeva sotto al suo sguardo, fosse un omicidio o un bambino, uno scorcio o un raduno, una persona oppure un cielo. Guardare è stata la sua attività principale, che si è ‘materializzata’ in straordinarie immagini”.
85 sono gli anni di Letizia Battaglia, per il New York TimesTimes, nel 2017, una delle undici donne straordinarie dell’anno. La sua arte fotografica, forgiata in strada, ha, come è stato giustamente sottolineato, un alto valore etico e civile, di emancipazione; racconta l’emarginazione ed emoziona con il suo “sentimento di pietas”.
“Molti sono i documentari che hanno indagato la sua figura di donna e di artista, il più recente dei quali è stato presentato all’edizione 2019 del Sundance Film Festival. Il film Shooting The Mafia, per la regia di Kim Longinotto, racconta Letizia Battaglia giornalista e artista, che con la sua macchina fotografica e la propria movimentata vita è testimone in prima persona di un periodo storico fondamentale per la Sicilia e per l’Italia tutta, quello culminato con le barbare uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”.
Contiamo su innumerevoli altri anni di sue fotografie, di rara perfezione formale e struggenza, che ci aiutino a capire questo complesso, maledetto e meraviglioso Paese, importantissimo tassello del più vasto mondo.

Alberto Figliolia

Letizia Battaglia. Storie di strada. Palazzo Reale di Milano, Piazza Duomo. Fino al 19 gennaio 2020. Mostra promossa dal Comune di  Milano|Cultura, Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei.
Catalogo Marsilio Editori, con testi di Francesca Alfano Miglietti, Leoluca Orlando, Maria Chiara Di Trapani, Filippo La Mantia, Paolo Ventura.
Info: tel. 199.15.11.21 (da lunedì a venerdì 9-18;  sabato 9-12), dall’estero 02.89096942: e-mail mostre@civita.it; sito Internet www.mostraletiziabattaglia.it.
Orari: lunedì 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9,30-19,30; giovedì e sabato 9,30-22,30  (la biglietteria chiude un’ora prima).

 

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