L’etichetta 4


raccontidi Claudio Esposito

Nel paese di Camillo,per ogni cosa che uno faceva,compariva sulla fronte una corrispondente etichetta:non si sa come non si sa perchè,fatto sta che,appena compiuta una qualsiasi azione,ben impresso nella carne si leggeva un marchio,a volte esatto,quasi sempre sbagliato.
Uno s’avvicinava a una donna per parlarle? Zac,ecco che subito in fronte appariva la scritta “CASCAMORTO”;si faceva una critica al Governo? Tac:”SOVVERSIVO”;si elogiava in qualche modo un’antica tradizione? Detto fatto sulla fronte spuntava l’etichetta “REAZIONARIO”;s’aveva voglia di pregare? Ecco l’etichetta “BIGOTTO”;si criticava una dottrina della Chiesa? Etichetta “MANGIAPRETI” (se l’autore della critica era di “destra”)o “MATERIALISTA ATEO” (se il critico era di “sinistra”)…
Se poi la critica era di ordine generale o confessava apertamente perplessità e idee poco chiare,immancabilmente allora veniva fuori il timbro “QUALUNQUISTA”…
Il popolo era tutto etichettato e non faceva in tempo a mutare opinioni,atteggiamenti o umori che subito nuove etichette scaturivano a contrassegnare le fronti,alte basse tranquille corrucciate lisce o rugose che fossero.
Sicchè,ciascuno ormai aveva preso l’abitudine di andare in giro con larghi berretti,cappelloni e copricapi dalle fogge più disparate calati sugli occhi per non mostrare la propria etichetta.
La gente doveva togliersi il cappello soltanto a richiesta della Polizia o dei funzionari del C.N.C.E.(Comitato Nazionale per il Controllo delle Etichette),a loro volta etichettati – ma con colori più sobri e dignitosi – e controllati da altri funzionari di grado più elevato i quali,a turno,controllavano i dirigenti e i direttori generali.
Per deputati senatori sottosegretari e ministri era stata istituita un’apposita “Commissione Parlamentare per la Verifica dei Contrassegni Frontali”.
Il Primo Ministro e il Presidente della Repubblica infine controllavano a vicenda le loro auguste etichette…
Tra migliaia e migliaia di cappelluti guardinghi e circospetti,nevroticamente tesi a celare la propria e sbirciare l’altrui etichetta,Camillo era il solo che passeggiava beato a capo scoperto.
Infatti,per quanto pensasse,parlasse e criticasse copiosamente,non gli compariva mai alcuna etichetta:le idee correvano impalpabili e veloci;le riflessioni,appena scaturite dalla mente,svanivano leggere,le mille fantasticherie scivolavano via senza lasciar traccia e non una parola si incideva o minimamente scalfiva la superficie perfettamente sgombra e piana della sua fronte serena.
Una volta,incappato in un controllo,gli chiesero spiegazioni,ma lui non seppe darle.
Allora dapprima lo multarono,poi,accortisi che era recidivo,gli confiscarono i mobili,la macchina e la televisione,lo diffidarono e,alla fine,lo arrestarono.
In prigione,si dissero le Autorità,metterà la testa a posto,si ravvederà e anche lui,prima o poi,produrrà la sua bella etichetta.
Non si sbagliavano…
Invero,dopo un po’che stava in prigione,anche sulla fronte di Camillo spuntò,nitida e marcata,una grossa etichetta dai bei caratteri d’argento : “LIBERO”.
Quel giorno stesso,lo fucilarono.

Claudio Esposito


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4 commenti su “L’etichetta

  • Enzo Maria Lombardo

    Una divertente e arguta allegoria di una società piena di “etichette”. Anche se ormai appartiene al passato la mostruosa etichetta discriminante impressa a fuoco sul braccio di tanta gente inerme, oggi altre etichette, spesso inamovibili, sono tatuate non solo su braccia, gambe e natiche ma anche su biglietti da visita, codici fiscali, siti Web, curricula, aderenze e appartenenze varie.
    Ed è impossibile restarne senza.
    Al limite se ne adotta una di contestazione, ci si autodichiara appartenente alla categoria dei “Liberi”. Libero pensatore, libero professionista, libero docente, carefree, heart free…
    O solo “LIBERO”, come è avvenuto a Camillo. Anche questa è un’etichetta.
    Perché è impossibile restarne senza.
    Complimenti all’Autore.

    • Claudio Esposito

      Grazie per il commento e le belle parole. Io non so commentare quello che scrivo, non so “etichettarlo” in analisi o dissertazioni letterarie, quindi accetto con gratitudine il lavoro di qualcun altro che lo faccia al posto mio.