Le tardone di Marino Girolami


A cura di Gordiano Lupi

Le tardone sono quelle donne di mezza età che non disarmano, lottano contro il tempo, non hanno perso la voglia di lottare e di mettersi in gioco per amore. Il regista tratta con affetto la donna non più giovane e avverte il pubblico (con una sovrimpressione che scorre su audaci bikini di ragazzine) che non intende fare satira contro di loro, ma trattarle come eroine. Le tardone è una commedia in cinque episodi, non molto uniformi tra loro, che oscillano tra la commedia sentimentale, la farsa, la pochade e persino il dramma romantico – esistenziale.
La svitata vede la tardona Didi Perego cadere nella rete sentimentale di Enio Girolami, complice di un crudele scherzo organizzato da un gruppo di amici capitanato dalla perfida Liù Bosisio. Nel cast dell’episodio troviamo anche Carlo Pisacane, comico vecchietto in preda a calori erotici che non disdegna ragazzine e tardone. Didi Perego è molto brava nel tratteggiare il profilo di una donna ingenua, romantica, credulona, sbeffeggiata da tutti, ma che in fondo sa prendere la vita con il sorriso sulle labbra. L’episodio, scritto da Roberto Gianviti, è una commedia sentimentale di taglio balneare, che comincia con tono leggero ed evolve in commedia romantica. Neorealismo rosa che va a braccetto con la commedia balneare di Luciano Emmer (Domenica d’agosto, 1949). Molti bikini audaci, inquadrature di belle ragazze al mare e in piscina, unico modo consentito dalla censura per mostrare al cinema qualche bella ragazza. Enio Girolami comincia per scherzo e finisce con l’innamorarsi della svitata Didi Perego. Girolami anticipa la commedia vanziniana stile Sapore di mare, per i temi affrontati e perché sullo sfondo delle vacanze sul litorale romano scorrono le note di alcune canzoni alla moda.
Un delitto quasi perfetto vede la tardona Ave Ninchi moglie sfortunata dell’attore spagnolo Kiko, che mira all’eredità mentre se la spassa con le bella Grazia Maria Spina. Il problema è che la moglie lo distrugge con le manie sportive e non gli concede tempo da passare con la giovane amante. Per questo Kiko affida ai due veterinari Franco Franchi e Ciccio Ingrassia il compito di uccidere la moglie, visto che sono esperti nel sopprimere animali. “Mia moglie è una belva”, si giustifica il marito. “Ma questo è un ippopotamo!”, ribatte Franco. Il secondo episodio è una farsa divertente e ben interpretata dai due improbabili killer e da un’irresistibile Ave Ninchi. Grazia Maria Spina mostra le lunghe gambe in un paio di audaci sequenze a rischio censura perché non c’è la scusa del mare, ripresa sul proprio letto in slip e camicetta. Molte battute sono tratte dal repertorio del vecchio avanspettacolo. “Lavoriamo a pronta cassa”, dice Franco. “Appena è pronta la cassa io pago”, ribatte il marito. “Avete un piano?”, chiede Kiko. “No, solo una chitarra”, ribatte Franco. Alcune parti sono pura comicità slapstick, da cinema muto, come il rapido dialogo tra Franco e Ciccio prima di accettare l’incarico di uccidere la moglie. L’episodio va avanti con parti di comicità da avanspettacolo, brani ispirati alle comiche e alla comicità dei cartoni animati: palline da golf esplosive, canoe che affondano nel Tevere, trappole per far uscire di strada la moglie. Tutto va male, o – per dirla con Franco e Ciccio – a schifio finisce. Ogni volta la moglie sopravvive, i due killer si presentano alla cassa ma trovano la donna sempre viva e vegeta. L’ultimo tentativo ha un esito ancora peggiore, perché i due killer comprenderanno solo al funerale di aver ucciso il marito. Da citare la corsetta finale che cita le comiche di Stanlio e Ollio, ma anche Charlie Chaplin, momento consueto nelle chiusure dei film con protagonisti i due comici siciliani. L’episodio è scritto e sceneggiato da Costa e Mendum.
40 ma non li dimostra è il miglior segmento del film, scritto e interpretato da un irresistibile Walter Chiari, che in sede di sceneggiatura collabora con Tito Carpi. Gloria Paul accetta di invecchiarsi per esigenze di copione e il cinema compie la magia di capovolgere la realtà. Gloria Paul è una diva del muto che torna sulle scene, si fa truccare da ventenne per interpretare un film, ma nello stesso giorno incontra un pescatore veneto e tra i due scocca la scintilla dell’amore. L’episodio è un lungo monologo di Walter Chiari che dà vita a un personaggio fantastico, un sempliciotto romantico, poeta e ingenuo, convinto di aver trovato l’amore della sua vita, ma alla fine capisce che è stato tutto un’illusione. Il pescatore cerca ancora la sua bella dopo l’incontro sul mare, ma quando incontra la tardona crede di trovarsi di fronte alla madre e piange un amore perduto. Poetico il finale: “Sa perché su figlia è bella? Perché ha la mamma più bella del mondo”. Commedia sentimentale, neorealismo rosa alla Pane amore e fantasia, a tratti pure commedia balneare stile Luciano Emmer, ma su tutto giganteggia l’istrionismo di Walter Chiari che passa dalla poesia all’avanspettacolo. Gloria Paul è bellissima e affascinante.
Canto flamenco è un drammone sentimentale scritto da Paulino Rodrigo e diretto da Javier Setó, del tutto fuori tema con il tono scanzonato del film, basato sul gusto per il fotoromanzo e per il feuilleton. Franca Marzi è la tardona dell’episodio, padrona di un night dove si esibisce il bel pianista Gabriele Tinti, mentre Paquita Rico è la giovane ballerina di flamenco. L’amore che nasce tra i due giovani rischia di incrinare il rapporto complesso da madre – amante che si è instaurato tra la tardona e il ragazzo, ma alla fine sarà la donna matura a spuntarla, sconfiggendo la rivale. Si tratta dell’episodio meno interessante, di maniera, il più datato e meno attraente per un pubblico contemporaneo. In televisione circola una versione del film priva di questo segmento, che invece è compreso nella versione dvd edita da Hobby e Work. Franca Marsi recita uno degli ultimi ruoli di una lunga carriera, mentre Gabriele Tinti è nel pieno delle commedie sentimentali prima di passare all’erotico, dopo aver conosciuto la futura moglie Laura Gemser.
L’armadio – scritto da Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi – ci riporta sul piano della pura farsa, addirittura della pochade alla Feydeau, perché il tema è la moglie tardona con molti amanti nascosti nell’armadio. Raimondo Vianello è irresistibile come finto amante, ma non sono da meno la protagonista femminile Lina Volonghi, la spalla esperta ed efficace Luigi Pavese (sugli schermi fin dai tempi del muto!), i caratteristi Umberto D’Orsi (l’amante che vive da giorni nell’armadio), Franco Volpi (l’amante mammone) e Giulio Marchetti (l’amante con la valigia). Annie Gorassini è la bella segretaria, innamorata di Vianello, ma che alla fine si scoprirà amante del padrone (Pavese), nascosto pure lui in un armadio. Luigi Pavese vuole incastrare la moglie per divorziare, convince lo sfaticato impiegato Vianello a nascondersi nell’armadio di camera e a fingersi amante per poter cogliere la donna in flagrante.  Il problema è che la moglie ha addirittura tre amanti che finiscono uno dopo l’altro nell’armadio a far compagnia a Vianello! La comicità è notevole, giocata sui caratteri e sui doppi sensi, a parte alcune trovate verbali come Luigi Pavese che non riesce a pronunciare la parola fedifraga. “Dica svergognata che è meglio!”, suggerisce Vianello. La pochade finisce in bagarre, ovviamente, tra Vianello e gli amanti, dentro l’armadio. Abbiamo anche un doppio finale che mostra le gambe della bella Gorassini e Luigi Pavese come amante nascosto nell’armadio.
Cinque episodi diversi tra loro, politicamente scorretti per il periodo storico, confezionati da un Marino Girolami in gran forma, girati in un perfetto bianco e nero, ben fotografati e sceneggiati con cura da un nutrito gruppo di autori. Franco e Ciccio sono presenti solo in un episodio e servono come richiamo per il pubblico all’interno di un contenitore di buon livello. I due comici siciliani lavorano molto, il 1963 è l’anno della consacrazione al successo, che li vede alternare pellicole da protagonisti ad apparizioni limitate in pellicole a episodi. Il film a episodi va di moda negli anni Sessanta, il suo maggior difetto è la troppa eterogeneità, come nel caso de Le tardone, che vede convivere due farse con due commedie sentimentali e un dramma romantico.
La critica non è tenera con Marino Girolami. Paolo Mereghetti concede una stella e mezzo con uno sconcertante giudizio: “Discontinuo film a episodio che mescola barzellette  stiracchiate (Un delitto quasi perfetto e L’armadio) con insoliti ritratti di donne non più giovanissime, nei quali una diffusa malinconia contrasta con il tono scanzonato cui aspira il film per toccare, con la Franca Marzi di Canto flamenco, punte di autentica e toccante disperazione esistenziale”. Morando Morandini conferma la stella e mezzo ma non si avventura in giudizi critici. Pino Farinotti è il più generoso (due stelle), ma pure lui non motiva.

Da citare, a titolo di curiosità, la presenza del giovane Enzo Girolami (il futuro Enzo G. Castellari), figlio di Marino e fratello di Enio, come montatore e aiuto regista.

Regia: Marino Girolami (Wilson Fred) e Javier Setó. Soggetto e Sceneggiatura: Tito Carpi, Walter Chiari, Roberto Gianviti, Marino Girolami, Paulino Rodrigo, Giulio Scarnicci, Amedeo Sollazzo, Renzo Tarabusi, Beppo Costa, Menduri, Fabio Dipas. Fotografia: Mario Fioretti. Musica: Carlo Savina. Scenografia: Saverio D’Eugenio. Costumi: Giulia Deriu. Montaggio e Aiuto Regia: Enzo G. Castellari. Direttore di Produzione: Carlo Moscovini. Produzione: Marino Girolami per Marco Film. Interpreti: Franco Franchi, Ciccio Ingrassia, Ave Ninchi, Didi Perego, Walter Chiari, Raimondo Vianello, Enio Girolami, Carlo Pisacane, Liù Bosisio, Mario De Simone, Grazia Maria Spina, Luigi Pavese, Gloria Paul, Marco Mariani, Franca Marzi, Paquita Rico, Gabriele Tinti, Julio Peña, Lina Volonghi, Giulio Marchetti, Annie Gorassini, Franco Volpi, Kiko (José Luis Carbonell), Umberto D’Orsi, Julio Peña. Canzoni: Alla mia età (Rita Pavone), La mezza luna (Celentano), Come noi (Tony Dallara), C’è una leggenda (Nico Fidenco), Ay que calor (Ennio Sangiusto). Interni: In. Ci. R. De Paolis.

Gordiano Lupi
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