Le mille facce di Borges


Jorge Luis BorgesA cura di Augusto Benemeglio

1. Le mille facce di Borges in un forum letterario.

PRAXIS il matematico :
“La (ri)lettura di Borges mi ha portato a riscoprire il piacere della matematica.

DARIO l’apocalittico :
“Borges non crea sistemi altri, ma usando il sistema spazio-temporale conosciuto, lo stravolge in immagini assurde e glacialmente mostruose”.

GIOVANNI l’estasiato:
“Borges è un’esperienza senza fine…. scopro sempre qualcosa nuova, nuove profondità, nuovi significati, nuove sfumature che si moltiplicano e si mescolano come le lettere della sua biblioteca di Babele”.

HAG REIJK l’incantato :
”Le sue pagine sono fragilissimi cristalli divinatori che non si possono mai rigirare troppo tra le mani. Cristalli difficili da decifrare: la loro lettura sempre piena com’è di rimandi che rimandano continuamente ad altro -come nei sogni. O nei labirinti (altra metafora cara a Borges). Rimandi colti, estremamente colti ed elitari…Un accostamento con Dante non sarebbe affatto fuori luogo”.

FRANCESCO l’affascinato :
“La lettura di Borges è un’avventura…Ma ciò che più mi avvince è il senso del gioco sottile, del paradosso…”

OMPHALOS lo scettico:
“Io non credo che lui faccia metafisica. Lui “usa” alcuni concetti tipici della filosofia e della religione, come le eresie gnostiche, i paradossi di Zenone, le teorie sulla natura del Tempo, l’idealismo platonico e quello di Hume e Berkeley ecc ecc ecc, per creare delle storie assolutamente evanescenti, dei sogni fatti da un filosofo. Borges non credeva affatto in quel che scriveva: io vedo le sue storie come mirabili esercizi di stile di uno scettico….”

VANNI il letterato :
“La dimensione narrativa di Borges è il racconto: molte sue opere sono concentrate in poche pagine, densissime di contenuti e di idee, al punto tale che spesso arrivati alla fine si deve inspirare profondamente per assorbire tutto ciò che Borges ha detto…E’ straordinario come il suo scrivere sia così realistico e insieme così irreale… racconta l’inesistente ..l’impossibile…”

AGOSTINO l’ escatologico :
“Per fortuna, laddove i filosofi hanno rinunciato, sono arrivati scrittori come B. che hanno avuto il coraggio di indagare i misteri del tempo, dello spazio, dell’infinito, del linguaggio, dell’origine e del destino dell’uomo, senza chiedere a prestito gli strumenti della scienza ma utilizzando quella strumentazione di base semplice ma infinitamente potente che sono l’alfabeto, le parole, le storie..

OMPHALOS II il rivelatore :
“La potenza di Borges sta nell’aver fatto della metafisica un argomento di racconto, come l’odio l’amore la vendetta ecc. Lui non parla di metafisica in senso rigidamente filosofico, ma in un certo senso la evoca, la vivifica”.

SERGIO l’avveduto :
“Non credo si possa parlare di surrealismo per Borges, perché manca l’elemento centrale della poetica dei surrealisti….Borges , al contrario, è uno scrittore di una razionalità assoluta, che esercita un controllo ferreo su ogni minimo dettaglio. Solo che questo implacabile autocontrollo si applica a situazioni che eludono le leggi del mondo che noi conosciamo: Borges “gioca” (nel senso più nobile della parola) a costruire mondi completamente altri, autosufficienti, retti da leggi proprie

2.Borges e Gassman :

Fine anni sessanta, o inizio anni settanta . Gassman viene intervistato alla TV dopo i successi che ha avuto con i film della Commedia all’italiana , (I soliti ignoti , I mostri, soprattutto , “Il Sorpasso” , che interpretò solo per il rifiuto di Alberto Sordi , a cui era stata offerta la parte) . Con parte di quei soldi ( tanti, finalmente!), Gassman ha deciso di comprarsi un teatro tutto suo – dove di tanto in tanto ritorna ad esibirsi , per suo piacere , in forma quasi privata ( è un piccolo teatro romano da 100 posti), con gli amici e i pochi intimi, insomma, ad libitum. Lo intervista Carlo Mazzarella ( uno dei suoi amici più cari, che aveva fatto con lui l’accademia d’arte drammatica). “Vittorio, chi è per te il più grande scrittore vivente?” Gassman lo guarda , con quel suo sguardo tra il timido e lo sfacciato, gli fa la scafetta, ma tu che vuoi da me, Mazzarè…Borges, credo. Anzi, sono sicuro: Borges è senz’altro il numero uno della letteratura mondiale”. Parola di Vittorio Gassman.
In quello stesso periodo conosco un sacerdote progressista di una cultura mostruosa, quasi …borgesiana. Mi metto nelle vesti di Mazzarella e gli faccio la stessa domanda , e lui, senza esitare dice: “Borges, è l’Omero dei nostri tempi”. Ma intanto – sempre in quel periodo in cui Borges veniva sommerso di premi ( ma il Nobel non glielo daranno) ci fu uno scrittore italiano che dissentì: “Io dico che è troppo pubblicizzato, troppo premiato, per essere anche un grande scrittore”. E fu allora che m’imbattei in Borges , poeta cieco argentino , il più grande dei nostri tempi.

3. I Settant’anni di Borges

Borges ha settant’anni ed è bellissimo. Lo vedo in televisione, accompagnato al centro del palco dalla leggiadra , meravigliosa Maria Kodama, si porta vicino al microfono. E’ un vecchio alto, magro, con quasi tutti i capelli in testa, bianchissimi, il bastone di lacca , le mani giovani, lunghe, affilate ,nelle quali il tempo non ha lasciato polvere di tremori, abituate a carezzare gli oggetti , la posizione del e busto eretta , il mento sollevato , gli occhiali neri che celano i suoi occhi spenti da decenni. E’ come se si muovesse in una spessa cortina gialla (neblina) che lo circonda, il profilo d’ombra del presentatore – interlocutore che gli si avvicina. Al suo fianco è Maria Kodama , di padre giapponese, madre oriunda tedesca, la sua compagna , il suo angelo custode.
“Non ho mai permesso alla cecità di scoraggiarmi. ..La cecità per me non è stata un’infelicità totale , non si deve vederla in modo patetico. Si deve vederla come un modo di vita, uno degli stili di vita degli uomini”
E il telecronista , ebro , con gli occhi lucidi, l’acquolina alla bocca, fa la domanda da un milione di dollari ( in italiano): ” Che cos’è per lei la vita, maestro?”
” Bueno…( esordisce sempre così quando la domanda è banale)…yo creo que… Carramba , ci penso più da settant’anni , quasi tutti i giorni , ma ne ho ancora un’idea confusa”…
Ha una soave allegria , capisce la nostra lingua alla perfezione. Sollecita le domande in italiano.
” I miei racconti? Sono l’irresponsabile gioco di un timido che non ebbe coraggio di scrivere racconti e che si divertì nel falsificare e nel tergiversare ( talvolta senza alcuna giustificazione estetica) storie altrui.”
La disinvoltura , il quasi-orgoglio, la discrezione con cui Borges amministra la propria cecità ( vds. ai tempi nostri il cantante lirico Bocelli) ti fa dimenticare che stai vicino a un cieco. E questo è uno dei suoi tanti fascini, insieme a quello della vecchiaia così meravigliosa argentea e – ovviamente – all’intelligenza ironica ( autoironica) che gli fa dire:
” Che altro può fare un cieco, se non scrivere?”

4. Borges e Sivori

Una trasmissione sportiva, non ricordo quale, nè l’anno. C’era Sivori, l’ex grande campione argentino, uno dei calciatori più famosi di tutti i tempi. Non si sa come si parla di Borges. In collegamento c’era Sgarbi ( sic!) . Forse , ora che ci penso, doveva essere Biscardi il conduttore , che è capace di tutto, di far parlare di calcio , in diretta , perfino il papa. Fattostà che Sivori attacca il grande poeta argentino e dice:
“Dov’era Borges , quando dal 1976 al 1983 sparivano in Argentina decine di migliaia di persone?, quando i neonati venivano strappati alle madri (che venivano uccise dopo il parto) per essere regalati alle mogli sterili dei militari?, quando chi spariva veniva torturato ed ucciso e poi buttato nell’oceano o nei laghi in sacchi zavorrati?, quando nessuno era al sicuro, nemmeno gli stranieri? dove era Borges? , e perchè non ha detto niente?
Al che lo Sgarbi impazza com’è suo costume, ma stavolta non è una sceneggiata , no. E’ proprio incazzato .Come si permette un calciatore analfabeta di diffamare Borges! E con tutta la sua abilità dialettica lo riduce ai minimi termini… .Che dirvi, amici? Io ci rimasi di sasso. Un grandissimo come Borges accusato di una cosa così orribile? ( sapete , ero nella fase più viva dell’innamoramento, quando la persona amata è…Dio stesso e va solo adorata). Mi ricordai una sua frase:
“Giudicatemi come poeta. Il mondo e la verità di un poeta sono poco più di un’allusione spesso ambigua che si afferra solo attraverso l’emozione del testo”

5. Borges e Buzzati

Un’altra volta lo sentiti parlare del film “Il deserto dei tartari” tratto dal romanzo di Dino Buzzati.
“L’ho visto (sic?, ndr.) a New York , con Maria, ” Il deserto dei Tartari”? . E’ bellissimo! Sì, l’attesa dell’ignoto e la speranza delusa sono temi kafkiani. Ma Buzzati vi ha inscritto un senso epico e un senso dell’eroico che Kafka non ha. E’ bellissima l’invenzione dell’attesa di una battaglia per tutta la vita. Che abbia preso da Kafka non significa nulla. Le influenze in letteratura sono lecite. Gòngora e Quevedo , come Dante, si rifecero a Virgilio ; Virgilio a Omero e Omero chissà a chi: la catena è infinita … lo sapete perché si chiamano Tartari? Il loro nome era Tatari .Ma si rivelarono così crudele e demoniaci che li battezzarono Tartari , dal nome di uno dei fiumi infernali”.

6. Come lavora uno scrittore cieco?

Ma come farà un cieco a scrivere? Come lavora? Risponde Porzio, suo biografo e traduttore. “Detta, ovviamente. Ma prima pensa a lungo , da solo, intorno al tema sul quale vuole scrivere finchè non ha chiaro e preciso l’inizio e la fine della pagina ( questo vale sia per la prosa che per la poesia) . Poi detta le poche parole dell’avvio e subito se la fa rileggere , e mentre ascolta , con l’indice della destra idealmente scrive sul dorso della sinistra le parole ascoltate. Detta con la punteggiatura, che è usa spesso in modo personale .Bisogna quindi rileggergli le parole con tutta la punteggiatura, una lettura, due, tre, quattro o più volte , finchè egli non ha mentalmente formato le parole che seguono. Ci vuole qualche ora di lavoro, due tre o anche più, per una mezza cartella. Ma ne vale la pena.

7. Incontro con Montale

Nella primavera del 1978 Borges si trovava a Milano , per uno degli innumerevoli premi che gli avevano assegnato ( ebbe 59 lauree honoris causa) e volle assolutamente incontrare Eugenio Montale , l’unico poeta italiano vivente che stimasse tale e di cui conosceva molte poesie , sia nell’originale che nell’ottima traduzione di Horacio Armani, poeta e italianista di Buenos Aires. Lo accompagnarono in via Bigli, dove abitava il poeta genovese. Cominciarono a parlare di Marlowe che Montale stava rileggendo “Proprio oggi – disse Eusebio – fanno trecentottantacinque anni che è stato assassinato in una taverna questo grande poeta non inferiore neppure a Shakespare”. Allora Borges ,che aveva già tradotto il poeta inglese , cita il primo verso di “Sabià” ,tratta dal “Quaderno di quattro anni”, un omaggio a Marlowe: ” Il sabià canta a terra , non sugli alberi…”. Subito Montale cominciò a ridere piano , con la pancetta che gli ballonzolava , poi con malcelata soddisfazione gli fece notare che “il sabià , uccello brasiliano , canta anche sugli alberi”. E gli recitò alcuni versi , in perfetto portoghese , di La Vazquez , che confermavano il suo assunto. Allora Borges si ricordò che i versi che aveva scritto si riferivano a una canzone in portoghese che egli aveva ascoltato nel 1914 mentre la nave che lo portava in Europa faceva scalo a Rio de Janeiro e che lui aveva registrato nella sua prodigiosa memoria. Era stato colto in fallo, forse, per la prima volta. Guardò Montale e gli disse con molto stile: ” Avrà imparato a volare sugli alberi in questo lasso di tempo, forse”.

8. Sette anni in Svizzera

Nel 1914 il padre di Borges decise di recarsi in Europa con la famiglia ( moglie, due figli e la nonna materna) . Era un grand tour educativo che aveva sempre progettato e rinviato. Ma ora non poteva più rimandarlo, a causa della sua vista assai debole. Era l’anno della grande guerra e la scelta non fu certamente delle più felici : del tutto ignari della situazione politica , i Borges furono così costretti a rimanere in Europa per circa sette anni: dapprima bloccati a Ginevra , nei pressi del Collége Calvin ( che Georgie e Norah frequentarono) , per quattro anni, poi un quinto , (il più duro e triste a causa della carestia e della morte della nonna ) a Lugano e infine altri due anni che vissero in Spagna , a Maiorca, per loro scelta.I sette anni trascorsi in Europa furono fondamentali , decisivi , per la sua formazione: B. scoprì il latino che era materia fondamentale , si impossessò dell’antico codice linguistico spagnolo e nel collegio – poichè era indispensabile – fu costretto a imparare il francese . E , infine , con la sua rapace feroce curiosità volle studiare contemporaneamente il tedesco ,” spinto a farlo dalla lettura del Sartor Resartus di Carlyle che mi abbagliò e sconcertò nello stesso tempo. Imparai il tedesco perchè l’eroe del romanzo è un professore tedesco dell’ idealismo”.

9.Iniziazione sessuale

Di quegli anni non dimenticò mai le lunghe passeggiate alla scoperta di Ginevra né le nuotate nel fiume e le gite in barca con la sorella Norah , a Lugano. Ma è soprattutto in questi anni che B. solidifica la sua vocazione letteraria e acquisisce in modo diretto gli strumenti della sua emancipazione culturale .La sua connotazione europea , che farà contemporanee letteratura argentina e europea , la deve proprio al settennato svizzero e spagnolo , periodo fervido in cui attinge , dal vivo , alle molteplici fonti della letteratura e del pensiero occidentale . Per inciso va detto che – grazie a lui – per la prima volta uno scrittore sudamericano diventa un riferimento obbligato nell’analisi e nella costruzione del sistema letterario del novecento, per la prima volta uno scrittore sudamericano diviene parte integrante – come lo sono solo i classici – della cultura di tutti e della coscienza estetica di ciascuno.
Per finire questo periodo ” europeo” , in cui Georgie entra in pieno nel marasma della stagione dell’ adolescenza in cui non ci si può dimenticare di avere anche un corpo , si dà per certo ( lo dice il suo amico-biografo Monegal) che fu il padre Guillermo ad iniziarlo ai piaceri del sesso . Fu lui che lo accompagnò per la prima volta in un’accogliente e misteriosa casa di piazza Dufour ( dove c’è la fabbrica delle famose caramelle svizzere) al quale Borges accenna nel racconto ” L’altro”.
Fu un’esperienza terribile per Georgie. Era troppo timido, troppo impreparato , troppo romantico per provare quel tipo di esperienza ” a freddo”. Infatti fallì e ne sentì tutto il peso dell’umiliazione. Influì anche nei suoi successivi rapporto con il gentil sesso e anche la sua unica vicenda matrimoniale fallì nell’arco di poco tempo.

10. L’ironia di Borges

Più volte B disse che ciò che maggiormente ammirava negli altri è l’ironia (l’auto ironia) , la capacità di vedersi con distacco e di non prendersi troppo sul serio: è un culto , come l’umiltà , se non è ostentata, che B. professava anche in pubblico, dando però talvolta per scontato che ciò che noi diciamo non sempre ci somiglia.
L’ironia ( o meglio l’autoironia) è anche ciò che contraddistingue i post, quasi sempre godibilissimi ( per me) di Adriano . Ma quella stessa ironia , – anche posta al servizio della ” diaristica” , del ricordo di un paradosso o di una banalità, o di una irriverenza , o di un errore logico che ti fa sorridere , che possa funzionare insomma da filo d’Arianna , – agisce efficacemente e assolve il suo compito solo quando è usata con parsimonia.
E’ una dote , l’ironia, che possedevano tutti nella famiglia Borges. La sorella Norah, quando fu incarcerata sotto la dittatura peronista , pur considerando quanto fosse orribile la prigione , disse al fratello Georgie che andò a trovarla: ” Sì, è vero, la prigione è orrenda ,disumana , tuttavia ti confesso che mi sento un poco sollevata al pensiero che finché starò qui non avrò l’obbligo di andare ai cocktails””.

11. La meravigliosa infanzia e l’adorata sorella Norah

Non ricordava un solo momento della sua infanzia in cui non sapesse già leggere. L’unica punizione temuta da Georgie era che gli sottraessero di mano i libri. Cominciò a scrivere prestissimo, a sette anni scrisse il suo primo racconto: L’elmo fatale, ” una cosa piuttosto insensata , alla maniera di Cervantes “. A 9 anni traduce in spagnolo “Il principe felice” di Oscar Wilde, che – attribuito al padre – viene pubblicato sul maggior quotidiano argentino, ” El Pàis. Alla stessa età inizia a frequentare la scuola pubblica, di cui ha solo ricordi traumatici, lacerazioni psicologiche , umiliazioni, tristi ricordi che volle cancellare dalla sua memoria. Ricorda solo che…” ero occhialuto e portavo colletto e cravatta , e quindi ero beffeggiato e tiranneggiato dalla maggior parte dei miei compagni, che erano dei teppisti dilettanti”…( In effetti gli facevano scherzi orrendi con ragni, topi , serpenti , o lo imbrattavano di escrementi umani e orina … doveva subire ogni genere di vessazione , ma lui si guardò bene dal parlarne in famiglia). La sua consolazione era la sorella Norah ( che divenne un’affermata disegnatrice e pittrice) con cui passava giornate meravigliose nel giardino, tra gli alberi, il belvedere, le vetrate ,la vaschetta all’ombra,il ruscello segreto, i giochi teatrali. Insieme leggevano i racconti di Wells, Verne , delle Mille e una Notte e li recitavano, moltiplicandosi nei diversi ruoli dei multiformi personaggi fabulosi. E le giornate erano intense( Jorge imparò a nuotare e fu l’unico sport che praticò finché i suoi occhi poterono vedere) e straordinarie. Adorava Norah e sebbene fosse di lui minore di due anni era lei il capo in tutti i giochi che facevano: ” Ella saliva sulla terrazza , si arrampicava sugli alberi e sulle colline , io la seguivo con meno entusiasmo che paura…il nostro piccolo universo era chiuso . In casa eravamo liberi , non imprigionati da restrizioni; mio padre, professore di psicologia,pensava che erano i ragazzi ad educare gli adulti…Lei era il capo , io quello che la seguiva , il timido, il sottomesso…Norah era una creatura generosissima , si commuoveva facilmente , provava un amore smisurato verso ogni creatura . Quando ci portarono al giardino zoologico ad ammirare una tigre dietro le sbarre , Norah gli si avvicinò , la guardò negli occhi e disse a voce alta: “Poverina. E’ fatta per essere amata, non rinchiusa in una gabbia”. Dirà poi , Borges , quando avrà compiuto l’ottantesimo compleanno, che nulla sarà valso come quel periodo dell”infanzia vissuto in un giardino , dietro le lance di un’inferriata , con la sua adorata Norah, e in una biblioteca di illimitati volumi inglesi , la biblioteca paterna in cui trascorse il felice tempo dell’infanzia e della prima adolescenza . Se avesse potuto avrebbe barattato tutti gli onori i premi i riconoscimenti e soprattutto tutto il suo lungo ” viaggio ” dove lo condusse la vocazione letteraria con un solo momento di quel periodo . Il mio regno per un barlume d’infanzia!….Tutto!

12. Le inutili speranze del progresso

La memoria prodigiosa , la “ripetitiva vanità della Storia” , le inappagate e cicliche interrogazioni delle filosofie e teologie occidentali e orientali , sollevate a materia di lucida e appassionata poesia ,la proclamata certezza nell’equivalenza tra scrittura e lettura come momenti concomitanti eindispensabili all’accadimento del fatto estetico , l’inevitabile ribaltamento nella irrealtà di ogni manifestazione, il meditato e risentito stupore, lo smarrimento gnostico , dinnanzi all’insondabile destino dell’uomo e al mistero della creazione, la profonda e stoica commozione per le inutili speranze del progresso e delle rivoluzioni, l’idolatrica esplorazione dei miti e delle sorgenti delle antiche letterature e dell’epica da cui scaturì la poesia , poichè tutto accade per divenire LIBRO ( “sospetto che anche la creazione sia un libro scritto dallo Spirito , del quale noi siamo inconsapevoli lettere e parole), l’applicazione di una tecnica della narrativa poliziesca , il dono e la conquista di una scrittura di ironico nitore e classica semplicità …Tutto per un momento della sua infanzia.

13. L’artefice

“…Gradatamente , il bell’universo lo andò abbandonando ; un’ostinata nebbia gli cancellò le linee della mano, la notte si fece deserta di stelle , la terra insicura sotto i suoi piedi. Tutto s’allontanava e si confondeva. Quando seppe che stava diventando cieco, gridò; il pudore degli stoici non era stato ancora inventato ed Ettore poteva ancora fuggire senza discredito. Non vedrò più nè il cielo pieno di paura mitologica , nè questo volto che gli anni trasformeranno. …Giorni e notti passarono su quella disperazione della sua carne, ma una mattina si destò , guardò ( ormai senza stupore) le confuse cose che lo circondavano e inspiegabilmente sentì, come chi riconosce una musica o una voce , che tutto quello gli era già accaduto e ch’egli lo aveva affrontato con timore, ma anche con giubilo , speranza e curiosità. Allora discese nella sua memoria , che gli parve interminabile, e riuscì a trarre da quella vertigine il ricordo perduto ……”Una donna , la prima che gli concessero gli dèi , lo aveva atteso nell’ombra di un ipogeo , ed egli l’aveva seguita lungo le gallerie che erano come reti di pietra e per declivi che sprofondavano nell’ombra . Perchè gli giungevano quelle memorie e perchè gli giungevano senza amarezza , come mera prefigurazione del presente? Con grave stupore comprese . In quella notte dei suoi occhi mortali , nella quale ormai discendeva , lo attendevano nuovamente l’amore e il rischio….” ( da ” L’artefice” di J.L. Borges)
“…Creo que sì , il mito di Orfeo e Euridice c’è tutto”.
Ma per fortuna Orfeo-Borges non potrà vedere la sua Euridice-Maria , anche voltandosi….

14. Borges scettico e consolatorio

Certamente, è un negatore dell’idealismo. Anche Omero ne ” L’immortale” si dissolve nel mito e nel nulla. ” Sono Dio, sono filosofo, sono demonio e sono mondo, il che è una faticosa maniera di dire che non sono.”
Borges consolatorio?
Perchè no? . Dice Porzio che nella sua angosciata e spietata teologia , affiora una nostalgia di certezze e di paradisi perduti e certamente irraggiungibili. leggere Borges è anche ricevere questo dono di nostalgia. . E lui stesso dice: ” Che il cielo esista, anche se il mio luogo è l’inferno….” ” Nulla si edifica sulla pietra , tutto sulla sabbia , ma noi dobbiamo edificare come se la sabbia fosse pietra”

15. I labirinti di Kafka.

Scrive Sergio La Chiusa : ”Augusto parla di labirinti che richiamerebbero Kafka. Forse dirò stupidaggini perché conosco poco Borges (ho letto solo “Finzioni”), ma le loro teste pensanti mi sembrano lontanissime. Borges si muove dentro labirinti che conosce alla perfezione. E’ il lettore che – forse – si sente disorientato, perde la strada, non ne viene fuori. Kafka si muove in territori che gli sono oscuri. E così il lettore. Borges conosce le regole dei suoi mondi, e le impone al lettore, che può accettarle o rifiutarle, capirle o non capirle. Il rapporto narratore/lettore si svolge nel territorio dell’ipotesi, della possibilità. I suoi sono mondi possibili. Kafka non conosce le leggi. Le cerca. Entra in un mondo che non conosce. Non è un’ipotesi. E’ il mondo. I rischi sono ben maggiori. Vengono a cadere le distanze tra narratore e lettore, i giochi delle parti. La finzione non è più finzione. Potremo cercare le leggi che reggono i suoi mondi, ma non le troveremo, perché lui stesso non le ha trovate. Non ci muoviamo nella finzione. Tutto è vero e, nella sua verità, suona terribilmente straniante e minaccioso. Ci troviamo senza guida, senza protezione. Kafka osa addentrarsi dove la ragione non arriva. Con Borges invece percorriamo labirinti della mente, costruiti con perizia, e quando chiudiamo il libro sappiamo che non erano altro che ipotesi, finzioni. Il labirinto di Borges ha poco a che fare con il Castello di Kafka. Casomai, tiriamo in ballo “Le città invisibili” e possibili di Calvino. O, in tempi più recenti, gli archivi di “Tutti i nomi” e le riscritture della Storia di Saramago… Scusate per il mio procedere a tentoni.”
Caro Sergio , non è vero che ti muovi a tentoni, anzi…Ciò che hai detto è pertinente e da me condiviso . Ma voglio rammentarti che ho scritto che Borges ” sembra Kafka” ( l’autore che egli ha più volte letto e amato ) perchè anche in Kafka c’è l’idea del labirinto…E poi ho fatto una distinzione diciamo escatologica (?) nel senso che nel labirinto kafkiano c’è un dio che non offre possibilità di salvezza , però comunque un dio che punisce gli innocenti, colpe che non sono state commesse. Mentre Borges è decisamente ( ti sembrerà strano , ma è così) più pessimista di Kafka . Per lui il mondo è sì atroce, ma irreale ; l’universo non esiste , è solo apparenza , talvolta una farsa , e nega anche l’individualità ; nessuno è qualcuno e ciascuno è tutti . Sono stato Omero; tra berve sarò nessuno come Ulisse ; tra breve sarò tutti : sarò morto. La storia universale è quella di un solo uomo e Borges sottolinea la patetica solitudine dell’uomo nella nullità …Ecco queste mi sembrano le differenze ovviamente sostanziali.
Marlowe interviene : ”Condivido il giudizio espresso su J.L.Borges da Augusto. Ne condivido anche la forte ammirazione. Per ragioni difficili da spiegare, o se non altro da capire, a Borges è stato negato un Nobel che poteva tranquillamente essergli assegnato, senza far torto a nessuno. Per altrettali oscure ragioni Repubblica ha deciso di non pubblicarlo in questa collana che pure s’intitola ai Grandi del Novecento (lo stesso discorso vale per Celine, anche se in quel caso c’è sicuramente di mezzo qualche complicazione editoriale forse non risolvibile nell’immediato).Non si può pensare, a mio avviso, che l’esclusione sia dipesa da ragioni di ‘commerciabilità’ dei libri da proporre, visto che sono già stati pubblicati libri meno ‘leggibili’ di quelli di Borges (penso al libro della Woolf , e a “l’ Urlo e il Furore”); e altri ne verranno pubblicati (penso al Pasticciaccio di Gadda).Rimane il mistero”

16. Shakespeare e il caviale

Lo sapevate che in Shakespeare si cita il caviale? ” Caviarie to the general ” (Amleto,atto secondo) e lo si usa nel senso che le cose squisite non possono essere gustate da tutti. E’ l’unica volta che in S. si parla di caviale. Pare che l’avessero introdotto a corte gli ambasciatori russi,ma la squisitezza in Inghilterra dai più non fu apprezzata. Lei si è mai chiesto perchè in Turchia fanno tanto uso di tè? E’ un’antica bevanda orientale ; probabilmente la portarono i Tartari. E forse anche Alessandro Magno il Bicorne dovette bere del tè , oltre al molto vino che lo ubriacava. “Essere sordo ai colori”. Questa espressione la usò Oscar Wilde a proposito di uno che usava brutte cravatte dai colori sbagliati.” Deve essere sordo!” Anche Calvino doveva essere sordo, ci scommetto! ( da “Conversazioni con Borges”, D. Porzio, 1984)

17. Il tempo e l’eternità

Il tempo che passa, l’attimo appena trascorso , rimane solo nella nostra memoria e questa memoria è fatta in buona parte di oblìo…BORGES è sgomentato dal mostro dell’eternità che comprende la somma di di tutti gli esseri consapevoli e di tutto il presente e di tutto l’avvenire. Lo sorprende la definizione platonica del tempo: ” immagine mobile dell’eternità” ; medita sul verso di Blake: ” Il tempo è il dono dell’Eternità” . Riusciamo a vivere , a non essere distrutti dalla pienezza dell’ Essere perchè ci è consentito di riceverlo gradualmente . Noi non abbiamo che il tempo presente , continuamente successivo , tuttavia questo punto in cui il futuro si trasforma nel passato non esiste , non è un dato immediato della nostra coscienza…”Il tempo non è altro che il fiume che dal passato corre verso l’avvenire , ma un fiume che che dal futuro corre verso il presente”, gli sussurra Bradley …Il tempo comunque non può precedere l’eternità , perchè allora questa apparterrebbe al tempo ; nel preciso momento in cui vu avviato la creazione iniziò quindi anche il tempo …Se esso è l’immagine mobile dell’eternità , il graduale dono dell’eternità , il futuro sarebbe il movimento dell’anima verso l’avvenire e l’avvenire sarebbe a sua volta il ritorno all’eternità. E la nostra vita è così , una continua agonia …stiamo morendo e nascendo di continuo….”Queste meditazioni Borges le ha inserite nella sua opera come sostanza ineliminabile dall’emozione delle sue pagine”. ( Ana Maria Barrenenechea )

18. Nessuno può aiutare nessuno.

Quando sbarcarono dalla nave che li riportò in Europa , Norah fece osservare, con stupore , al fratello George che la città era molto bassa e lunga, con una serie interminabile di quartieri di case basse. Per Borges fu come una rivelazione. La guardò e disse : sì, è veramente una stupenda città la nostra. E da qui nacque – dirà B. – non solo “Fervore di Buones Aires , ma tutta la mia letteratura; il tutto nacque dall’osservazione di Norah, che poi dipinse le case basse della città alta prima ancora che io cominciassi a scriverne”. Poi B. ricorda che quando ebbe il manoscritto del libro lo diede al padre , perchè lo visionasse in anteprima , ma Gullermo si rifiutò di farvi eventuali correzioni, dicendogli: ” nessuno può aiutare nessuno, giacché ognuno deve salvarsi da solo”. E aggiunse: ” Quando avrai pubblicato il libro ne gradirò una copia in dono” , cosa che ovviamente il figlio fece. Dopo la morte del genitore , B. scoprì che il padre aveva un altro esemplare dell’opera nella scrivania dei suoi cassetti nella quale c’erano intere poesie cancellate e aggettivi soppressi.
Allora volle usare quella copia del libro corretta dal padre per preparare una riedizione dell’opera , che fece con l’editore Emecè , dedicandola alla memoria del genitore. Questa riedizione dell’opera – scrisse – la devo a mio padre. E’ stato lui che ha contribuito a migliorarne la qualità. Grazie, Guillermo Borges.

19. E’ già molto che in un libro ci sia una poesia.

Questo accadde negli anni trenta , ma a distanza di molti anni, in una conversazione radiofonica , B. giudicò con severità i suoi primi libri di versi. ” Credo che in Fervor – disse – non ci sia che una sola poesia . Ma è già molto che in un libro ci sia una poesia . Gli altri componimenti sono puri giochi verbali , meri riflessi di Lugones , o di Cansinos Assens. La poesia che salvo piacque anche a mio padre edè : Llaneza (Semplicità)… In realtà non è affatto vero che ce ne sia una sola Nella mia edizione io ne avevo segnate diverse altre bellissime: ad esempio Il truco , il sud, La rosa…l’immarcescibile rosa che non canto/ quella che è peso e fragranza/ quella del nero giardino nell’altra notte/ quella di qualsiasi giardino e qualsiasi sera/ la rosa che risorge dalla tenue / cenere per l’arte dell’alchimia , / la rosa dei persiani e di Ariosto,/ quella che sempre sta sola, / quella che sempre è la rosa delle rose, / il giovane fiore platonico, / l’ardente e cieca rosa che non canto/, la rosa irraggiungibile.

20. Il destino dell’uomo

…Considerando l’enigmatico destino dell’uomo nel caotico universo , una delle sue ansie maggiori – osserva Barrenechea – è la convinzione che il mondo sia un caos che non è possibile ridurre ad alcuna legge umana. Ma nello stesso momento in cui avverte il NON SENSO universale , egli riconosce che come uomo non può sottrarsi al compito di trovarne un senso. Nel vertiginoso caos di Babilonia ci sono “divinità indecifrabili” che stabiliscono le regole ( incomprensibili) della lotteria. Borges sostituisce al caos il cosmos , ipotizzando un disegno ordinato regolato ugualmente (però) da impenetrabili leggi. Il caos e cosmos si riuniscono in un luogo contraddittorio , fatto di un’architettura che insieme protegge e incarcera chi lo abita: il labirinto. Fin da bambino s’era innamorato di quella illustrazione del libro di mitologia: l’edificio circolare senza porte , ma con molte finestre dov’erano il minotauro, Asterione , la misteriosa creatura nata dall’unione di Pasifae con un toro. Ma più di tutto lo suggestionò l’architettura, un caos imprigionato, soggiogato. L’ idea di una cosa fatta perchè la gente si perda gli apparve più strana di quella di un uomo con la testa di toro. Il labirinto , uno dei simboli preferiti di B., si dilata in metafore molteplici: la biblioteca che è l’universo con i suoi e ripetitivi corridoi , è un labirinto. E lo è il deserto che conduce allo stesso smarrimento e alla morte. Il simbolo gli serve infine come metafora del destino umano , delle segrete leggi che governano l’universo. Sembra Kafka…. l’autore che egli ha più volte letto e amato . Anche in Kafka c’è l’idea del labirinto , ma al centro di quello kafkiano vigila un dio che esclude , una salvezza che non si concede; in quello di Borges c’è un mistero o un mostro che s’ignora.

21. Poeta circolare

Poeta e narratore circolare , Borges tornava ciclicamente alle simbologie maggiori e minori dei suoi primi libri intervenendo con lievi, ma significative e mai deludenti varianti. A chi gli obiettava che in fondo stava scrivendo sempre lo stesso libro, egli ribadiva: i grandi e autentici scrittori si ripetono , non si ripete lo scrittore che copia. Occhialuto e miope fin da ragazzo , Borges divenne progressivamente cieco a 56 anni , per una malattia ereditaria: un’alterazione del nervo ottico e della retina non suscettibile di cure mediche . “Il mio caso – sostenne – non è particolarmente drammatico. E’ drammatico il caso di quelli che perdono improvvisamente la vista : è una fulminazione, è un’eclisse . Il suo , invece, fu un lento crepuscolo durato oltre mezzo secolo . Ironia della sorte volle che egli venisse nominato direttore della biblioteca nazionale proprio in quel tempo, (1955), quando la sua vista era totalmente compromessa. ” A poco a poco compresi la strana ironia degli avvenimenti . Avevo sempre immaginato il paradiso sotto forma di biblioteca.
Ora aveva novecentomila volumi (sic!) di cui a malapena riusciva a a decifrare i frontespizi e i dorsi. Allora scrisse il poema dei doni:
” Nessuno umilii a lagrima o rimbrotto/ la confessione della maestria / di Dio che con magnifica ironia/ mi diede insieme i volumi e la notte”

22. Tra il sublime e l’immondo

Caro Marlowe , come saprai certamente Borges morì nel 1986 , ovvero trent’anni dopo la “notte”. E in quei trent’anni scrisse molte, moltissime altre opere, alcune di esse tra le più significative. Per cui non credo che ci fosse nessuna esagerazione da parte mia nel riferire quella ” scheggia” di cronaca , non patetica, ma se vogliamo curiosa e semimondana. Nient’altro che questo. senza forzature.

Sì, Vanni caro. Bisogna separare l’uomo dall’artista o dallo scienziato altrimenti…sarebbe la fine di tutto… Il fatto che oggi in un batter d’occhio si può far fuori l’umanità tutta grazie al potere distruttivo di certe bombe nucleari, è da imputare agli inventori dell’atomica?…o ,risalendo ancora, a chi ha scoperto l’atomo?…O non piuttosto all’ uomo , così com’è , sempre oscillante tra il sublime e l’immondo, ma con più propensione per quest’ultimo aspetto?( gli uomini “no” sono uomini quanto gli uomini “sì”, purtroppo) .In fondo anche noi che non siamo ( parlo per me) artisti, ma navighiamo in quei mari illusivi e allusivi , forse ci crediamo un po’ meglio quando con la nostra barchetta scostiamo e andiamo a fare il nostro viaggio, a cercare la nostra piccola avventura, sempre ben accorti a non perdere di vista la terra , perchè non si sa mai, potremmo trovarci in mare aperto e allora….Noi siamo poveri uomini ( parlo sempre per me ) e proviamo l’ebbrezza (piccola) del viaggio letterario, figuriamoci quello che può provare un grande artista , un grande scienziato , un genio, e tuttavia rimane uomo , con tutte le sue contraddizioni e le sue miserie . Del resto , la risposta te la sei già data da solo. Condanniamo l’uomo , ma non la sua opera , che non è solo sua, non appartiene a lui , ma è patrimonio di tutta l’umanità.

23. Don Chisciotte

Si parla tanto di leggere le opere in lingua originale, vero? , altrimenti , si dice, perdono il tot per cento. Ma il Don Chisciotte – ad esempio – non è necessario leggerlo in spagnolo ( lui l’aveva letto prima in inglese e quando – più tardi – lo lesse in spagnolo gli sembrò…tradotto, n.d.r.) La cosa più importante del libro non è lo stile ,ma l’invenzione psicologica . In un romanzo – di solito – lo stile importa meno che nella poesia e , dopo tutto, lo stile è spesso un peccato di vanità…
Poi accennò alla grandezza del cavalier Giovan Battista Marino (sic!). Il barocco non è l l’accenno ad una perla irregolare, no, è sbagliata come definizione. Ha ragione il Croce: il barocco è una figura di particolare sillogismo . E che il Marino fosse grande lo afferma pure Oscar Wilde citando due metafore: Galileo che viene chiamato nuovo Endimione, giacchè col telescopio aveva avvicinato Selene , la luna, alla terra . L’altra è sull’usignuolo , che battezzò la ” sirena dei boschi”. …

24.Dante

Poi comincia a recitare le terzine dantesche su Paolo e Francesca : ” soli eravamo e senza alcun sospetto” …Sospetto non è timore , preoccupazione. ma vuol dire : senza sospettare che fossimo così innamorati. E’ straordinario , no?”Quando leggemmo il disiato riso – esser baciato da cotanto amante… Dante dice riso e non bocca . E’ straordinario , no? …Se mi dicessero di salvare un solo libro, uno solo , salverei la Commedia .Non credo nella mitologia cristiana della Commedia , ma credo nei suoi versi davvero unici….” Il flamenco – lo sapeva? – ha origini andaluse ,la ritualità erotica del ballo, la peculiarità del ritmo scandito dalle mani e non dalle castanuelas …e l’iterativo Olé deriva dall’arabo Allah.
E Lorca , maestro, come lo giudica?
Carramba . Lorca no: non mi piacciono i poeti decorativi Si dice che la sua opera sia alluvionata di metafisica, è così?
Allarga le braccia.

25.Chi è Borges?

Il seducente guru razionalsita che giuoca con la letteratura , ma continuamente animato e violentato da una profonda commozione per il destino dell’uomo
sperduto nell’irrealtà dell’universo, o l’appassionato e vitreo negatore del l’ etemo, dell”infinito , dell’eternità , del presente , che ha ordito una parodia fantastica della metafisica, o una parodia del fantastico, come ha rilevato qualche nostro frequentatore?
Risponde Leonardo Sciascia : Borges è armato di teologia. Che sarebbe poi l’arma del nemico. C’è un passo delle ” Altre inquisizioni” che ce lo rivela: là dove , parlando dell’enigma di E. Fitzgerald , dice: “Ogni uomo colto è un teologo”. Al contrario, pochissimi uomini colti lo sono. E solo Borges , oggi, lo è in modo straordinario, eccezionale, totale. Il più grande teologo del nostro tempo . Un teologo ateo. Vale a dire il segno più alto della contraddizione in cui viviamo”

26. Mio padre

“Mio padre Jorge Guillermo era un avvocato, ma insegnava anche psicologia , in inglese, all’Istituto del Professorato di Lingue Vive. Ebbe un’influenza determinante per la mia vocazione e il mio destino. Mi trasmise anche la debolezza di vista fino alla cecità , ereditaria nei Borges. Era un anarchico filosofico, discepolo di Spencer . Un uomo molto intelligente , e come tutti gli uomini molto intelligenti, anche molto buono…Fu lui a rivelarmi la potenza
della poesia – il fatto che le parole non sono soltanto un mezzo per comunicare , ma anche simboli magici e musica. –Con l’aiuto di una scacchiera mio padre mi dimostrò il paradosso di Zenone – Achille e la tartaruga , il volo immobile della freccia, l’impossibilità del movimento”.
Guillermo era un uomo colto, scettico, e soprattutto ironico, qualità che trasfuse al figlio ; era anche un poeta e narratore. Scrisse il romanzo “El caudillo” che non fu mai pubblicato. A casa, i Borges parlavano più l’inglese che lo spagnolo ( anche la madre di Georgie aveva imparato la lingua e aveva letto libri quasi esclusivamente in quella lingua) perchè ritenevano ch l’inglese fosse sinonimo di cultura. Guillermo era molto fiero dei suoi antenati inglesi , ma soleva scherzarci sopra: ” Chi sono gli inglesi dopotutto? Soltanto un mucchio di contadini germanici”. A dire il vero , negli anni ’40 a Borges fu contestato, da parte di nazionalisti filotedeschi , di essere d’origine ebraica . E lui non protestò , nè si proclamò ariano. Ci ironizzò su in un articolo che scrisse per la rivista “Il Megafono” : I nostri inquisitori vanno alla ricerca di ebrei, mai di fenici, numidi, sciti , unni, vandali, babilonesi, ostrogoti, etiopi, illiri, sarmati…Le notti di Alessandria , Babilonia o Menfi , non sono mai riuscite a generare neanche un antenato: solo le tribù del bituminoso Mar Nero hanno potuto farlo…Io sarei comunque molto orgoglioso di appartenere ad una delle razze civili del mondo, a un ramo dell’umanità che aveva già inventato la storia di Giobbe e il Cantico dei Cantici quando altri paesi erano ancora immersi nella barbarie primitiva.”

27. Cristo

Ed ecco che cosa fu capace di trarre , Borges , con straordinaria intuizione poetica dal Dio che s’incarna e che dalla sua Eternità e Onnipresenza si concede alla vita degli uomini. Qui Dio, il suo Nessuno, ricorda con rimpianto la sua esperienza umana, il suo essere stato Cristo: Vissi stregato, prigioniero di un corpo/ e di un’umile anima .Conobbi la memoria , che non è mai la medesima…/ Ed appresi la veglia , il sonno, i sogni, / l’ignoranza, la carne , / i tarli , i labirinti della mente , / l’amicizia degli uomini, la misteriosa devozione dei cani …Gli occhi miei videro quel che ignoravano: /la notte e le sue stelle /…e il sapore del miele e della mela/ …l’odore della pioggia in Galilea …/ Ricordo , a volte , e ho nostalgia,/ l’odore di quella bottega di falegname..

Augusto Benemeglio

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