L’amore cantato


Scatto di Alessia e Michela Orlando

A cura di Alessia e Michela Orlando

Ci sono ottime ragioni per imparare a scrivere o migliorarsi. Le opportunità per farlo non mancano. Una occasione è data dal laboratorio di scrittura internazionale ideato e pianificato con PRAGMATA EDIZIONI, Roma, che si svolgerà nel web a partire dalla seconda metà di settembre. L’intero Piano, annessi programma e bibliografie, anche in relazione al corso di sceneggiatura, è qui: http://www.pragmata.info/Laboratorio%20di%20scrittura.htm
Si affronterà la parola scritta avendo di mira anche i testi per canzoni, sia sul piano della mera comprensione/critica, che scrittura di nuovi testi. Essendo il tema “amore” tuttora vitalissimo (per fortuna non si è estinto ed è florido in tutte le declinazioni possibili), non solo nella canzone, non si potrà che approfondirlo. L’amore cantato non è poi così diverso da quello vissuto davvero. Forse è in ciò la ragione per la quale in molti si identificano in quella forma letteraria breve, diversa dalla poesia, che è la canzone, anche se spesso non c’è dualismo tra le due forme espressive. La parola ha questa potenzialità in sé, sa piegarsi all’uso che la creatività umana saprà di volta in volta escogitare. A volo d’uccello sul panorama europeo: osservi i grandi cantanti francesi, i complessi inglesi, i mostri sacri spagnoli, la saudade portoghese che fu molto cara al nostro Antonio Tabucchi, raffinato estimatore della lingua e cultura portoghese (la spiegò segnalandone la nostalgia legata al ricordo del passato, ma anche alla speranza proiettata verso il futuro. Le stesse caratteristiche che potrebbero, secondo noi, ravvisarsi nella tristezza per l’amore perduto e nell’entusiasmo che non manca mai rispetto a quello che certamente verrà) … e non si scoprono grandi differenze. Se ne potranno rinvenire scrutando i rapporti tra le persone e lo stato dell’economia, delle strutture economiche. Stessa cosa si rileverebbe qualora si volgesse lo sguardo nel passato degli italiani: le canzoni ci apparirebbero lentissime fino al boom degli anni ’60 e queste stesse, ancora molto ascoltate, appaiono lente ai nostri orecchi. Perché accade? Perché in quegli anni era potente l’influenza del Bel Canto, ciò è indubbio, ma anche perché le mode si succedevano lentamente. Le informazioni stesse viaggiavano a passo di lumaca e le trasmissioni radiofoniche all’avanguardia risentivano di quel che era accaduto in Inghilterra e in U.S.A., ma anni prima. Lentamente ci fu l’evoluzione che richiese l’attesa di pochi mesi. Adesso? L’attualità si caratterizza proprio grazie al fatto che i nuovi successi, le mode, possono esplodere quasi contestualmente dappertutto. Resta un ostacolo serio che può ingenerare confusione: le carenze nella conoscenza delle lingue. Anche questo ostacolo è destinato a cadere: i giovani italiani stanno scoprendo che il cosiddetto mondo del lavoro non offre opportunità sul suolo italico, se non in maniera insufficiente. Si dovrà per forzare allargare il proprio orizzonte in ambito europeo, si dovrà emigrare e ciò implicherà che si dovranno conoscere le lingue e non solo l’Inglese. Tornerà utile anche per la comprensione dei testi delle canzoni importate, spesso sopravvalutati. Si pensi alla canzone J’en Ai Marre della corsa (francese in ogni caso, quindi, anche se c’è una specificità “corsa”) Alizée Jacotey, in arte solo Alizée: è la storia di una ragazza che si fa un bagno, si rilassa, coccola il suo pesciolino rosso e ci dialoga. Fa solo la lista delle cose che la disturbano, chiaramente mitigate dal benessere che le dà il bagno. A vedere il video e le sue movenze, la telecamera che si ferma sugli altri musicisti in casacca identica (pantaloni blu, camicia rossa), lei, Alizée, che si contorce, indossa le canoniche sensuali calze nere a mezza coscia, un top blu e una pettorina che richiama il genere marinaresco, si potrebbe essere indotti a credere che canti l’amore, che narri una storia felice. Non ce n’è neppure traccia. La canzone inizia così: J’ai la peau douce/Dans mon bain de mousse/Je m’éclabousse/J’en ris … In italiano suonerebbe: Ho la pelle dolce/Nel mio bagno di schiuma/ Mi schizzo/Ne rido … Certo, il suo en che si legge an, e la sua erre in ris  meravigliano per bellezza, ma  vuoi mettere se ascolti la Gianna Nannini in Suicidio d’amore, o la Anna Oxa in Quando nasce un amore

http://www.youtube.com/watch?v=TrcvF0SR1uw
http://www.youtube.com/watch?v=ohwFbV-6-2M
http://www.youtube.com/watch?v=YSNLzVEQhjQ&feature=endscreen&NR=1

Alessia e Michela orlando

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