Cinema: L’altro volto della speranza


Recensione film L’altro volto della speranza di Aki Kaurismäki

Luminosa parabola dell’accoglienza
E sempre il mondo della modernità disintegrata di Aki Kaurismaki in sfumature di tenerezza e umorismo: persone solidali di un ferito umanesimo, una vecchia limousine nera e una radio anni ’50, colori pop tenui in interni freddi, facce d’altri tempi e ironiche bische, tra truci naziskin, smartphone, grattacieli e malinconia nell’universale cornitela. Ci mettono 40 minuti di film per incontrarsi a Helsinki, l’anziano elegante commesso viaggiatore di camicie Wikstrom (Kuosmanen un po’ alla William Holden, fu l’indimenticabile Attila di “L’uomo senza passato”) e il ventenne rifugiato siriano Khaled, ma è il più onesto e luminoso esempio di parabola dell’accoglienza nel cinema del nuovo secolo. Wikstrom assume Khaled, respinto dalla burocrazia, gli fa avere un’identità, lo protegge. Tra buone intenzioni e tanto blues locale, allegoria del paese che inventò il mito della Frontiera (aperta), incombono i cattivi razzisti… Film politico, di poesia e parodia, reinventa Capra e Chaplin e compone una sorta di dittico sulla grande illusione europea con l’altro portuale “Le Havre”.

Silvio Danese

Titolo originale: Toivon tuolla puolen
Nazione: Finlandia
Anno: 2017
Genere: Drammatico
Durata: 98′
Regia: Aki Kaurismäki
Cast: Sherwan Haji, Sakari Kuosmanen, Ilkka Koivula, Janne Hyytiäinen, Nuppu Koivu, Kaija Pakarinen, Niroz Haji, Simon Hussein Al- Bazoon

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