La vendemmia


di Michela Castello

Melissa aveva sempre amato molto la natura. I suoi genitori, di origine umile e contadina, le avevano trasmesso tutto il loro amore per la campagna. Melissa sognava di trasferirsi un giorno in una casa lontana dal frastuono e dall’inquinamento delle città. Desiderava più di ogni altra cosa al mondo andare ad abitare là dove si udivano solo il sibilo del vento, il fruscio delle foglie degli alberi, il cinguettio degli uccelli sui rami e il ticchettio della pioggia sui tetti. Sognava di andare un giorno a fare la contadina e di vivere con i frutti del lavoro della terra.
Melissa provava una gioia immensa quando poteva stare all’aria aperta e passeggiare per i boschi. Ciò però avveniva molto raramente perché aveva pochi amici con cui uscire e andare a passeggio. Ne aveva ancora meno che amavano la campagna.
Fu molto contenta quando Filippo, il suo fidanzato, le propose di andare a vendemmiare insieme ad altre persone in una vigna di proprietà di un suo amico. Non aveva mai vendemmiato in vita sua. Si accinse dunque ad affrontare quell’esperienza con entusiasmo e curiosità. Si chiedeva come lei e Filippo, entrambi non vedenti, avrebbero fatto. Le sue perplessità furono presto fugate. Le insegnarono a usare entrambe le mani per reggere i vari grappoli e cercarne l’attaccatura al ramo. Una volta che l’aveva individuata, avrebbe usato una mano per tenerli fermi e l’altra per impugnare le forbici e tagliarli. Lei li reggeva con la sinistra e li recideva con la destra. Inizialmente utilizzò i guanti. Ma si bucavano di continuo e doveva farsene dare ogni volta dei nuovi. Decise allora di vendemmiare a mani nude, incurante dei graffi e delle lacerazioni che le venivano sulla mano sinistra.
La prima volta vendemmiò soltanto la mattina. Le due successive, invece, lo fece per tutto il giorno. Melissa imparò presto a districarsi tra i vari grappoli e a tagliare anche quelli più insidiosi che erano attorcigliati attorno al filo di ferro. Le prime volte le accadde di recidere anche qualche pezzo di ramo. Ma affinò ben presto la tecnica e apprese a espletare quel compito con precisione quasi certosina. Il proprietario della vigna era soddisfatto nel constatare come lei svolgesse quel lavoro con tanta precisione e disinvoltura.
I primi due anni lei e Filippo vendemmiarono insieme. Lei stava da una parte, lui dall’altra del filare. Loro tagliavano i grappoli più grandi. Una persona vedente svolgeva dopo il lavoro di rifinitura, togliendo il poco che era loro sfuggito. Spesso accadeva che entrambi si avventassero sullo stesso grappolo e se lo contendessero. Lei lo tirava da una parte, lui dall’altra e le diceva di mollarlo. Melissa quasi sempre cedeva e lo lasciava a Filippo. Trovava tutto ciò molto divertente.
Tutti dicevano che vendemmiare dalla mattina alla sera era molto faticoso. Melissa, invece, paradossalmente, trovava quel lavoro poco stancante e, per certi versi, distensivo. Stare a ore in piedi a tagliare i grappoli e, nell’avanzare, a spostare ogni tanto le varie casse, sempre più piene e pesanti, le faceva scaricare le tensioni e la rilassava. Era una gioia per lei stare all’aperto, allietata dalla luce del Sole che illuminava la vigna e rifulgeva in tutto il suo splendore e in tutta la sua maestosità.
La terza volta che Filippo telefonò al suo amico per informarlo che anche quell’anno l’ultima domenica di settembre sarebbero andati con loro a vendemmiare, quest’ultimo gli comunicò una novità. I vari responsabili avevano deciso, per snellire il lavoro, di affiancare ognuno di loro due a una persona vedente. In questo modo il gruppo sarebbe stato più omogeneo. Il lavoro, di conseguenza, sarebbe stato molto più veloce ed efficace.
Melissa era eccitatissima all’idea di essere affiancata a un nuovo compagno. Non vedeva l’ora di conoscere la persona che le avrebbero messo accanto dall’altra parte del filare.
La mattina seguente si recò dunque alla vigna insieme agli altri, ignara di ciò che l’aspettava. Il responsabile andò da lei e le presentò colui che l’avrebbe affiancata.
«Lui è Paolo”» le disse.
Melissa rimase pietrificata. Capì subito che, sotto le spoglie di chi si faceva chiamare Paolo, si nascondeva in realtà qualcun altro. Aveva udito la sua voce la prima volta circa trentatre anni prima alla televisione e ne era rimasta subito incantata. Aveva percepito fin da allora un forte legame energetico con quella persona, risalente a tempi molto remoti. Era qualcosa di molto sottile, che andava ben oltre l’uso della parola. Entrambi vibravano sulla stessa lunghezza d’onda, per cui lei lo avrebbe percepito e riconosciuto sempre e comunque. Era incredula, sbalordita e paralizzata per lo stupore e l’emozione.
L’uomo si posizionò subito di fronte a lei, dall’altra parte del filare, senza proferir parola.
I due iniziarono a vendemmiare. Lui non parlava. Melissa faceva altrettanto. Tra loro si creò subito una sorta di simbiosi. Ogni tanto lei, per l’emozione, si distraeva, rischiando di tagliare qualche ramo. Lui allora le sfiorava leggermente la mano e le correggeva la direzione. Ma il suo era un tocco lieve, fugace. Evitava accuratamente di avere un contatto più intenso e di proferire parola. Forse temeva che, se avesse parlato, lei, nell’udire quella voce dal timbro non marcatamente maschile, lo avrebbe subito riconosciuto. Melissa, in realtà, aveva capito fin dall’inizio chi era lui. Ma aveva deciso di stare al gioco. Trovava anzi il silenzio di Paolo molto bello e carico di complicità e di significato. Sembravano conoscersi da sempre. Non avevano bisogno di parlare. Si intendevano e coordinavano alla perfezione, uniti da una sorta di legame telepatico.
Melissa era commossa, emozionatissima e imbarazzata. Ma allo stesso tempo provava una gioia immensa e indescrivibile. Le sembrava impossibile che lui fosse lì. Una domanda le martellava continuamente il cervello. Cosa faceva lui lì, persona famosa e importante, in quella vigna? Cosa aveva spinto un uomo ricco a recarsi là a svolgere un lavoro così umile? Paolo sembrava leggerle nel pensiero. Ma non faceva trasparire nessuna emozione. Lei non riusciva a carpire niente che potesse fugare i suoi interrogativi.
Venne il momento della pausa pranzo. Melissa si ricongiunse al resto del gruppo e mangiò insieme agli altri. Paolo invece se ne andò per i fatti propri. Stette tutto il tempo da solo, in disparte. Lei ne fu molto turbata. Era sempre più confusa e disorientata. Il comportamento di Paolo assumeva sempre più i connotati di un mistero. Tutto ciò la affascinava. Per tutta la durata del pranzo non fece che pensare a un modo per fugare il dubbio che tanto l’assillava. Ma non le venne in mente niente.
«Cosa ti succede?», le chiese Filippo, percependo in lei un certo distacco. «Ti sento assente!».
«Niente. Non ho semplicemente voglia di parlare», rispose Melissa freddamente, disturbata da quella domanda.
Continuò a mangiare in silenzio. Non vedeva l’ora di tornare alla vigna. Quella pausa sembrava non finire mai.
Quando finalmente ripresero a vendemmiare, lei fu molto felice di ritrovare Paolo davanti a sé. Si accinse a riprendere il lavoro, sconsolata all’idea che, di lì a poche ore, tutto sarebbe finito per sempre. Tutti avrebbero ripreso la via del ritorno, ognuno per i fatti propri. Provava uno strazio indicibile al pensiero che non lo avrebbe mai più rivisto. Presto avrebbero dovuto salutarsi. Ma lei non aveva potuto scambiare con lui nemmeno una parola. Tutto ciò la avviliva enormemente. Continuarono a vendemmiare per circa due ore. Poi il Sole cominciò a calare. La giornata volgeva al termine. Era giunto il momento di smettere.
Poco distante dalla vigna c’era un lago. Decisero di fare tutti insieme una passeggiata verso di esso, prima di separarsi. Melissa aveva gli occhi colmi di lacrime per lo sconforto. Il momento dell’addio si avvicinava, inarrestabile. Lei piangeva in silenzio. Nessuno per fortuna sembrava essersene accorto.
Uno dei suoi compagni la prese a braccetto e i due iniziarono a camminare. Melissa piombò in un silenzio glaciale carico di sgomento e di disperazione.
Improvvisamente udì un rumore di passi. Riconobbe subito che si trattava di Paolo. Quest’ultimo si avvicinò all’uomo che la teneva a braccetto. Percepì uno scambio di gesti tra i due. Poi l’uomo che l’aveva guidata fino a quel momento si allontanò.
Paolo la prese a braccetto e i due continuarono la passeggiata insieme.
Entrambi avevano un’andatura veloce e staccarono ben presto gli altri.
Giunsero velocemente nei pressi del lago. Si sedettero su un masso in prossimità di esso. Rimasero così, a lungo, in silenzio, studiandosi a vicenda.
Il Sole si stava abbassando sempre più all’orizzonte. Presto sarebbe tramontato e lei lo avrebbe salutato, come faceva di solito. Aveva preso l’abitudine da anni di dargli il buongiorno la mattina e la buonanotte la sera. Non dimenticava mai inoltre di ringraziarlo per tutte le volte che veniva a splendere. Contemplò il Sole mestamente. Di lì a poco, la sua luce sarebbe scomparsa, lasciando il posto al buio e alla notte. La consolava la certezza che l’indomani esso sarebbe tornato a rifulgere.
Melissa non ce la fece più a trattenere l’emozione. Scoppiò in un singhiozzo convulso.
Paolo le afferrò le mani e le strinse forte tra le sue.
Melissa si lasciò cullare dolcemente dal calore di quelle mani paterne. Pian piano si calmò.
«Vuoi dirmi qualcosa?», le chiese lui dolcemente. «So che hai un dubbio che ti assilla. Coraggio, tiralo fuori!».
Melissa, nell’udire quella voce, fu sul punto di cadere all’indietro per l’emozione. Lui le mise un braccio dietro la schiena e la sostenne.
«Tu sai chi sono io, vero?»
Melissa non poté fare a meno di dirgli la verità.
«Sì, lo so. Ho capito fin dall’inizio chi sei. Ma…»
«Ma cosa? Cosa ti turba così tanto?»
«Il fatto è che… Non riesco a crederci!»
«Cosa non riesci a credere? Che io sia qui?»
«Sì», rispose Melissa, sorpresa dal fatto che lui le leggesse dentro. «Mi domando cosa spinga una persona famosa come te e a svolgere un lavoro così umile. Questo interrogativo mi martella il cervello!»
Lui le sorrise.
«Tu dimentichi una cosa fondamentale», disse. «Tutti gli esseri umani nascono gli uni uguali agli altri. Poi ognuno di noi, nel corso della propria vita, segue il suo percorso e fa le proprie esperienze in base a ciò che ha scelto e a ciò che è venuto a compiere. Allora ognuno, a seconda dei casi, indossa gli abiti che gli servono per quelle determinate circostanze. Ma il corpo e l’anima di ognuno di noi sono puri, spogli e liberi da tutti gli orpelli. Non stupirti quindi se ognuno recita un ruolo diverso a seconda delle occasioni. Quello che conta, non dimenticarlo mai, è la persona in quanto essere umano, non il lavoro materiale che svolge. Quando lasceremo questo mondo, torneremo a casa solo con la nostra essenza e col nostro bagaglio di esperienze, non con i vestiti che abbiamo indossato in vita e con le ricchezze che abbiamo posseduto. Se ognuno di noi si ricordasse di ciò più spesso e lo avesse sempre presente, nel mondo ci sarebbero molte meno ingiustizie e il potere, la cattiveria e l’avidità non la farebbero da padroni. Se tutti fossimo più umili, vivremmo in pace, equilibrio e armonia. Non disprezzare la mansione che svolgi. Il lavoro materiale non nobilita la persona. Quello serve solo per darci da vivere. Sii sempre te stessa. Non permettere mai a nessuno di rubare o di intaccare la tua integrità.»
Melissa rimase estasiata da quelle parole.
Le altre persone del gruppo si stavano avvicinando. Melissa avrebbe continuato a parlare con Paolo in eterno. Ma fu costretta suo malgrado a interrompere la conversazione.
Il gruppo concluse la passeggiata. Poi ognuno riprese la via del ritorno, ciascuno per la propria strada.
Melissa non rivide mai più Paolo. Né tornò mai più a vendemmiare, a causa del precipitare delle condizioni di salute di Filippo. Ma non avrebbe mai dimenticato quell’esperienza e quella lezione di vita e di umiltà.

Michela Castello

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