La svastica nel ventre di Mario Caiano


A cura di Gordiano Lupi

La svastica nel ventre di Mario Caiano è uno degli ultimi film del sottogenere più vituperato della storia del cinema italiano: il nazierotico, che molti chiamano naziporno, ma anche erossvastica (David Pulici), nazisploitation, nazipornosoft e chi più ne ha più ne metta. Mi limito a fornire solo poche nozioni per inquadrare il fenomeno, ché di questo si tratta, rimandando per approfondimenti al saggio di Corrado Artale (Nei campi di concentramento), contenuto in Tutte dentro! (Bloodbuster, 2013). Il cinema nazierotico rappresenta la deriva in eccesso di tre opere d’autore: Il portiere di notte (1974) di Liliana Cavani, Salon Kitty (1975) di Tinto Brass e Salò o Le 120 giornate di Sodoma (1975) di Pier Paolo Pasolini. Va citato come precursore anche l’originale Camp 7 – Lager femminile (Love Camp 7) di R. Lee Frost (1969), che resta un comune film di spionaggio con alcune scene sexy e momenti di blando sadismo. Non dimentichiamo l’illustre antecedente di Ilsa la belva delle SS (1974) di Don Edmonds, interpretata dalla giunonica Dyanne Thorne, che inaugura la stagione del prison movie. Tutto quello che nei tre film di Brass, Cavani e Pasolini era appena accennato e funzionale alla storia, nel filone nazierotico viene esibito senza limiti e in maniera spesso gratuita. In realtà non è così vero, perché Salò resta uno dei prodotti più disturbanti del nostro cinema, così come Salon Kitty non lesina in esibizione di torture e deformità, ma tutto viene giustificato da intenzioni alte, estetiche, persino ideologiche, in ogni caso lontane dalla filosofia della exploitation.
Il piatto forte del nazierotico sono le torture all’interno dei campi di concentramento femminili, le case di tolleranza per ufficiali tedeschi, le sevizie su giovani ebree, le torture gratuite, le scene di lesbismo, i rapporti contronatura, le violenze carnali, le uccisioni barbare e i massacri. Il sottogenere dura lo spazio di tre stagioni (1975 – 1978), a parte alcuni episodi fuori tempo massimo e – in tempi recenti – un fugace ritorno di Bruno Mattei. Gli autori più rappresentativi di questo cinema di serie B sono: Bruno Mattei, Mario Caiano, Paolo Solvay (Luigi Batzella), Sergio Garrone, Rino Di Silvestro, Cesare Canevari, persino Aristide Massaccesi che si cimenta in una singolare versione porno (Salon Kiss, 1994).
In questo pezzo analizzo l’unico nazierotico diretto da Mario Caiano (1933), figlio d’arte del produttore Carlo, autore del nostro cinema di genere che si destreggia tra peplum – mitologici (Ulisse contro Ercole, 1962; Goliath e la schiava ribelle, (1963), Maciste il gladiatore di Sparta, 1964…), western (Le pistole non discutono, 1964; Sette pistole per un massacro, 1967; Un treno per Durango, 1968…), decamerotico (I racconti di Viterbury, 1973 – firmata Edoardo Re) horror (Amanti d’oltretomba, 1965; Ombre roventi, 1970), poliziotteschi (A tutte le auto della polizia, 1975; Milano violenta, 1976; Napoli spara, 1977…) e in tempi recenti film televisivi (Un bambino in fuga, 1988 – 1990…). Il nazierotico rappresenta uno strappo alla regola nella sua filmografia, tant’è vero che firma La svastica nel ventre con uno dei suoi pseudonimi anglofoni: William Hawkins, in puro stile Aristide Massaccesi. Vediamo la trama di questa pellicola, che non può considerarsi tra le peggiori del sottogenere, vista la cura con cui è realizzata a livello di  immagini e di colonna sonora.
La giovane ebrea Anna (Sirpa Lane) vive spensierata tra le montagne dell’Alto Adige ed è fidanzata con un militare tedesco, ma quando scoppia la guerra viene catturata dalle SS che uccidono la madre e internano il padre. Nel campo di concentramento si dipana la consueta trama da nazierotico: dottoresse che godono esplorando il sesso delle detenute, militari che violentano, kapò lesbiche, ufficiali nazisti depravati, aguzzini che torturano. Anna è molto bella, fa innamorare un colonnello nazista masochista che per proteggerla la promuove direttrice di un bordello per militari, dopo che aveva fatto la puttana per soldati nel campo di concentramento.
Il fidanzato ritrova Hannah, ma lei non vuole essere salvata e lo lascia partire per il fronte, anche se in ultima analisi si pente e cerca di fermarlo. Troppo tardi, ché il treno sta partendo. Molto bello il finale, anche se irreale. Anna compie un gesto eroico, dopo aver ucciso il protettore: scende le scale del bordello intonando una canzone ebrea, spara a un generale e viene freddata da un nazista. I nazisti cantano l’inno nazionale sul corpo del generale avvolto da una bandiera mentre una serva ebrea copre il corpo della ragazza uccisa.
Gli esterni del film sono girati in Alto Adige, la scena in cui la ragazza corre verso il treno del fidanzato per fermarlo è ripresa in mezzo alla neve della stazione ferroviaria di Dobbiaco. I dialoghi troppo artefatti sono il punto debole di una pellicola che gode di una solida sceneggiatura, di buone riprese in esterno e grande colonna sonora. Si potrebbe fare a meno di inutili filmati d’epoca e di sequenze belliche di repertorio, ma servono a conferire veridicità alla storia. Molto è derivativo: il bordello per nazisti è preso da Solon Kitty, mentre le sequenze nel campo di concentramento sono estrapolate dai prison movie che l’hanno preceduto. Interessante il contrasto tra le sequenze romantiche iniziali – sottolineate da una languida musica di sottofondo – con i due ragazzi che fanno l’amore in riva a un lago di montagna e la durezza di quel che accade dopo.
La finlandese Sirpa Lane (1955 – 1999, alias Sirpa Salo) è piuttosto brava, la ricordiamo interprete de La bestia (1975) di Walerian Borowczyk  (Romilda inseguita dal mostro), ma anche in Papaya dei Caraibi (1978) di Joe D’Amato. Roger Vadim dice che è “la nuova Bardot”, per la somiglianza fisica con l’attrice francese, ma la sua carriera si limita a film erotici di modesto livello. Muore di Aids a Formentera nel 1999. Non male Giancarlo Sisti come ufficiale nazista sadomasochista che ama travestirsi da donna quando fa l’amore e si eccita nel vedere la sua donna truccata da soldato. Molte le scene a rischio di taglio censura, tra le più disturbanti ricordiamo lo stupro iniziale, il massacro di una prigioniera (Cristiana Borghi) a colpi di bastone, l’ispezione vaginale da parte della dottoressa del campo di concentramento e la sequenza del cane che vorrebbe familiarizzare con la detenuta.
Rassegna critica. Corrado Artale (Tutte dentro, Bloodbuster, 2013). “Diretto con buon mestiere e fra i più quotati del filone… c’è il bordello per soldati tedeschi, ci sono le sevizie, c’è l’amore malato tra un gerarca e la detenuta di turno… i momenti gore non mancano, ma la violenza è soprattutto psicologica…”. Paolo Mereghetti (una stella e mezzo): “Anche il cinema di serie B cerca di sfruttare il filone aperto da Portiere di notte e Salon Kitty: al centro c’è la solita equazione nazismo uguale sadomasochismo, con la donna ridotta a oggetto sessuale; ma qui il voyeurismo è bilanciato da un po’ di moralismo (di grana grossa ma non spregevole), e per fortuna mancano le elucubrazioni finto intellettuali della Cavani o le giustificazioni viscontiane di Brass”. Morando Morandini e Pino Farinotti omettono l’esistenza della pellicola. Fanno male. A mio parere il film presenta una sola caduta di stile quando Anna, prima di morire, racconta la battuta sul pisello di Hitler, l’unico disoccupato di Germania.
Marco Giusti (Stracult) è condivisibile: “Uno dei prodotti meno trash del filone porno-nazi, con un cast dignitoso, la bellissima Sirpa Lane reduce da La bestia, Cristiana Borghi alle prime armi, la guapa della tv Gloria Pindemonte, caratteristi come Piero Lulli, un buon regista come Mario Caiano”. Nocturno Cinema: “Tra le sequenze migliori lo scorticamento di Cristiana Borghi dopo essere stata legata nuda a un tavolo e massacrata col manganello e lo stupro iniziale, uno dei più crudi di tutto il filone”. Titoli esteri: Destine d’une femme (Francia, Belgio), Esvastica en el vientre (Spagna), Nazi Love Camp 27, Fraulein SS (Germania). Si consiglia la visione integrale della pellicola, perché la versione che passa in televisione (anche su Iris) risulta tagliata all’inverosimile. In rete abbiamo reperito questa: http://www.youtube.com/watch?v=Q7wXoAKGGPw.

Regia: Mario Caiano (William Hawkins). Soggetto e Sceneggiatura: Mario Caiano, Gianfranco Clerici. Fotografia: Sergio Martinelli. Montaggio: Gian Maria Messeri. Musiche: Francesco De Masi. Scenografie: Fiorella De Simone, Mario Sertoli. Trucco: Raul Ranieri, Nerea Rosmanit. Aiuto Regista: Eduardo Salerno. Direttore di Produzione: Carlo Bigazzi. Produzione: Filmes spa. Distribuzione: Fida Cinematografica. Durata. 93’. Eastmancolor. Interni: Stabilimenti Incir – DE Paolis. Esterni: Dobbiaco – Alto Adige. Prima Nazionale: 28 gennaio 1977. Genere: Sexploitation (Nazierotico). Interpreti: Sirpa Lane, Giancarlo Sisti, Marzia Ubaldi, Roberto Posse, Gianfilippo Carcano, Piero Lulli, Cristiana Borghi, Renata Moar, Margherita Horowitz, Gudrun Gundelach, Isabella Russo, Sarah Crespi, Gaetano Russo, Giovanni Di Benedetto, Gloria Piedimonte, Piero Caretto, Rita Moscatelli, Gianfranca Dionisi, Mike Morris.

Gordiano Lupi
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