La rinascita 1


raccontidi Michela Castello

Il corriere era appena uscito dalla stanza. Vanessa si affrettò ad aprire il pacco. Prese il foglio su cui era stampato l’ordine. Lo strappò e lo gettò nel raccoglitore della carta. Ora ogni prova del suo acquisto era stata cancellata. Nessuno l’avrebbe rimproverata perché comprava continuamente libri, DVD e CD. Non sapeva da cosa dipendesse quell’acquisto compulsivo. Forse quello era l’unico modo che le rimaneva per cercare di colmare quella sete insaziabile di conoscenza che la attanagliava. Non le avevano permesso di studiare quanto avrebbe voluto. Provava dunque continuamente un vuoto di sapere che non riusciva a sanare in alcuna maniera.
Tolse uno dei CD dall’involucro di nylon che lo racchiudeva. Lo mise nel computer e iniziò ad ascoltarlo. Conteneva varie musiche con in sottofondo suoni della natura. Negli ultimi tempi aveva fatto un acquisto cospicuo di questo tipo di Cd. Sperava di trovare in essi e nelle loro musiche l’ispirazione per scrivere nuovi racconti.
Pasqua si avvicinava. Vanessa non poteva fare a meno di pensare a colui che sessanta anni prima proprio in quel periodo aveva deciso di diventare la voce che avrebbe impresso un marchio indelebile in lei, fin da quando era una bambina. Pensava tristemente alle parole da lui pronunciate all’inizio dell’unica intervista che aveva rilasciato: «M’hanno preso per fare il bambinetto che saltava con gli ulivi intorno a Gesù…». Lui si trovava ora in un’altra Dimensione: quella della Luce e dell’Amore puro e incondizionato. Se ne era andato per sempre dalla Terra quasi sei mesi prima, lasciando in lei un vuoto incolmabile. Ora stazionava in un luogo dove regnavano solo gioia, pace e amore. Là non esistevano né odio, né cattiverie, né, soprattutto, malattie e sofferenze. La sua anima si librava e splendeva ora nel Firmamento, libera e felice, in tutta la sua regalità. La notte, quando ovunque regnava il silenzio, Vanessa si metteva in ascolto. La voce stupenda di Lui giungeva allora da Lassù fino a lei come una dolce melodia portata dal vento e dal ticchettio della pioggia. Percepiva la sua presenza ovunque: nel cinguettio degli uccelli, nel fruscio delle foglie degli alberi e nella delicatezza dei petali dei fiori, quando li sfiorava con le dita delle mani. Spesso si recava a un laghetto che si trovava poco distante da casa sua. Nel percorrere quel tratto passava davanti a vari salici. Ogni volta che ne trovava uno, ne accarezzava dolcemente le foglie. Provava una certa tenerezza nel percepire la vibrazione che esse le trasmettevano quando le toccava. Le foglie del salice erano piccole, fresche e leggere, quasi sfuggenti. Le davano l’idea della delicatezza, della fragilità e della fugacità della vita. Il contatto con le foglie di quell’albero le ricordavano però allo stesso tempo che lui non faceva più parte di quel mondo. Vanessa era allora pervasa da una grande tristezza.
Lo aveva sognato quattro giorni prima della sua morte. Nel sogno lui parlava tra sé e sé, in una sorta di monologo. Aveva la voce squillante dei suoi anni migliori. Ma lei percepiva in lui una certa tristezza. Nel sogno lui aveva menzionato i racconti che lei gli aveva dedicato fino a quel momento. Le era stato subito chiaro che non li avrebbe mai letti. Aveva creduto che lui li ritenesse stupidi e indegni di considerazione. Vanessa lì per lì non aveva prestato particolare attenzione a quel sogno. In seguito aveva però capito che lui attraverso esso le stava comunicando che di lì a poco se ne sarebbe andato per sempre. Con quel sogno lui le stava dicendo addio. Non se lo sarebbe mai perdonato! Era inoltre avvilita all’idea di dover morire col rimpianto per non averlo mai potuto incontrare.
La musica che stava ascoltando aveva in sottofondo il rumore dell’acqua di un fiume. Vanessa aveva gli occhi colmi di lacrime. Implorava di continuo disperatamente la sua Musa, affinché la ispirasse dal Cielo. Ma la sua “Stella Polare” sembrava non ascoltarla.
Si lasciò cullare dolcemente da quella musica. Iniziò a fantasticare. In un battibaleno il suo spirito uscì dal corpo. Si trovò fuori dalla stanza. Vagò a lungo. Solcò i cieli e viaggiò per migliaia di miglia, volando sopra a distese di oceani infiniti e catene di montagne innevate. Poi, dopo un lungo peregrinare, atterrò.
Si trovò in un campo immenso di girasoli. Provò una grande gioia nel camminare in mezzo a quei fiori bellissimi illuminati dal Sole tiepido primaverile. Percorse quel campo pervasa da una letizia indicibile. La luce del Sole la ammaliava. Dopo quel campo c’era un giardino pieno di tulipani gialli. Era incantata nell’ammirare la natura che si destava alla primavera e le si schiudeva davanti in tutta la sua bellezza.
Improvvisamente udì qualcuno che si avvicinava.
«Chi sei?», gridò, spaventata.
Lui le si avvicinò a grandi passi. Quando le fu appresso, si posizionò sulla sua sinistra. Vanessa, quando si rese conto chi aveva accanto, fu colta dal panico. Lui, percependo il suo disagio, le sorrise. Poi prese le mani di lei tra le sue e le strinse forte.
«Che ti succede?», le domandò con dolcezza.
Vanessa rimase pietrificata. Fu pervasa da un brivido violento che le attraversava il corpo dalla testa ai piedi. L’ultimo ricordo che aveva di lui era quello della sua intervista: un uomo attorno alla sessantina, dalla voce roca. Glielo avevano descritto come una persona dall’apparenza stanca e con le borse sotto gli occhi. Lui le appariva ora invece nel fiore della sua giovinezza. Le parlava con una voce fresca e leggera. Sembrava in tutto e per tutto il ragazzo di circa venti anni, personaggio principale del cartone animato che Vanessa seguiva sempre da bambina. Nel guardare quel cartone si era innamorata perdutamente di quella voce. Lui aveva allora trentatre anni, lei dieci. Nell’udirlo parlare, Vanessa rimase estasiata. Era incredula. Come era possibile tutto ciò? Lui era morto! Com’era possibile dunque che si trovasse lì in quel momento? Iniziò a tremare dall’emozione
«Ti sento sconvolta», le disse lui.
Vanessa fu sorpresa nel constatare che le leggeva nel pensiero.
Lui le appoggiò una mano sulla spalla.
«Perché sei sorpresa?», le domandò infine.
Vanessa non riusciva a parlare, tali erano il suo stupore e la sua meraviglia. Giaceva in piedi accanto a lui, in preda a un silenzio glaciale, in un profondo stato di prostrazione.
«Perché sei sorpresa?», ripeté lui.
Vanessa si sciolse in lacrime.
«Come vedi, non ti ho abbandonata. Sono ancora qui. E vi rimarrò per sempre! Non me ne sono andato.»
Lei non capiva.
Lui allora la prese per mano. Iniziarono a camminare. La condusse nei pressi di un campo di grano. «Adesso mettiti bene in ascolto», le disse.
Vanessa si chinò e iniziò a toccare le spighe. Pensò alla natura che in quel momento si stava risvegliando alla primavera.
«Pensa al ciclo del grano», aggiunse. «Il chicco viene gettato sul terreno. Poi, per alcuni mesi, il seme rimane dentro la terra. Pian piano inizia a germogliare. La pianta nasce e cresce sempre di più. Le spighe diventano sempre più alte. Infine, quando hanno finito il ciclo della crescita, ingialliscono e il grano a poco a poco invecchia, secca e muore. Così avviene per il corpo fisico. Ma l’anima è immortale. Il chicco di grano viene piantato ogni autunno e segue il processo di crescita, maturazione e morte. L’anima allo stesso modo entra nel corpo fisico, vi rimane per il tempo che le serve per la sua evoluzione, infine lascia l’involucro che l’ha contenuta fino a quel momento. A quel punto, dopo un periodo di riposo e di riprogrammazione, inizia una nuova vita all’interno di un altro corpo. Il ciclo continua così, per molte vite.»
Vanessa rifletté sulla natura che si risvegliava e vinceva il buio e l’immobilità del’inverno, quindi la morte. Pensò al grano che rappresentava la rinascita, segno di speranza e di futuro. Allora comprese ciò che lui voleva dirle.
«Hai capito, adesso?», le domandò lui.
«Sì», rispose Vanessa.
Si abbracciarono intensamente.
«Tieni». Le porse un sacchetto di tela azzurra.
»«Che cos‘è?»
«Qui c’è tutto ciò che ti occorre»
Vanessa lo aprì. Dentro c’erano un chicco di grano e un CD chiuso nel suo involucro di nylon.
«Semina il chicco di grano nel tuo cuore. Lascialo germogliare, crescere e maturare in te. Quando avrai raggiunto la consapevolezza necessaria, avrai anche quella creatività che desideri e che ti serve. Allora potrai scrivere e trasmettere agli altri. Scrivi, copia le tue creazioni sul CD e diffondile.»
Vanessa prese il chicco di grano e se lo appoggiò sul cuore. Lasciò che il petto lo assorbisse e diventasse un tutt’uno con esso. Lo stesso fece con il CD. Poi prese il sacchetto azzurro. Se lo appoggiò sul cuore e lo strinse forte al petto. L’azzurro del sacchetto le penetrò dentro irradiandole gli organi, le ossa e i muscoli e la avvolse completamente, inondandola di una grande luce di quel colore intenso e brillante. Rimase così a lungo, estasiata, avvolta in quella luce stupenda. Cadde in un sonno profondo.
Quando si destò era di nuovo seduta davanti al computer. Lui non c’era più. Anche il campo di grano, quello di girasoli e il giardino con i tulipani gialli erano scomparsi. La musica che stava ascoltando nel frattempo era cessata. Vanessa ora aveva il materiale per il suo nuovo racconto. Si affrettò dunque a immortalare quanto aveva appena vissuto, colma di gioia e di gratitudine.

Michela Castello

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