LA RETE E LA LIBERTA’ RESPONSABILE


la-rete-e-la-liberta-responsabile-le-nostre-v-L-WKB2Mhdi Massimo Maugeri

Intesa in senso stretto la libertà assoluta non è mai esistita né può esistere, giacché quella di ciascuno di noi deve trovare un limite laddove si relaziona con quella altrui. Questo vale nella vita “reale”, così come nel web. In questi anni ho cercato di contribuire a far comprendere queste problematiche. Ricordo un dibattito online del 2008 intitolato: “La responsabilità legale della scrittura in Rete”. «Troppo spesso», sostenevo, «si interviene in Rete con l’errata convinzione di poter scrivere qualunque cosa. Ma scrivere in Rete implica anche responsabilità di natura legale». Già allora si evidenziava il fatto che la normativa vigente nella “vita reale” trovava analoghe applicazioni nella “vita online”. Si sottolineò che anche in Rete deve essere riconosciuto il pieno rispetto dei diritti della persona (al nome, all’onore, alla reputazione, ecc.). Si fece inoltre notare il fatto che, se da un lato Internet è per eccellenza il luogo della democraticità e della libertà, di contro possiede caratteristiche peculiari quali la aterritorialità e la velocità che consentono una maggiore lesività (rispetto ai mezzi tradizionali) sull’onore e la reputazione altrui.
Cosa è cambiato in questi cinque anni? È cresciuto il numero degli utilizzatori del web, c’è stata l’esplosione dei social network, si sono riversate anche in rete rabbia e frustrazioni derivanti dalla crisi in atto. E sono aumentate le pulsioni xenofobe, razziste e sessiste con conseguenti ripercussioni online.
È giusto stigmatizzare eventuali tentativi volti a imbavagliare la Rete; ma al tempo stesso è indispensabile tutelare il diritto alla reputazione e alla onorabilità che, proprio per via delle sue caratteristiche, Internet contribuisce a intaccare con virulenza maggiore che altrove.
Può essere giusta la considerazione che il potere tende a essere contro la Rete, ma può essere condivisibile anche la considerazione contraria, giacché un regime totalitario può utilizzare il web per divulgare i propri slogan e controllare i dissidenti. In Rete convivono tutte le realtà: dissidenti e antidissidenti, fascisti e antifascisti, sette sataniche e movimenti cristiani. C’è tutto e il contrario di tutto. La Rete può smascherare certe falsità diffuse ad arte, ma può essere usata per farle proliferare.
Altra questione. Il sistema normativo tende a modificarsi a seguito delle mutazioni del sistema sociale che deve regolare. Il codice della strada, per esempio, ha una storia antichissima che passa dall’antica Roma. Nel tempo è cambiato. Ma c’è stato un periodo in cui ha conosciuto un vero e proprio stravolgimento: quando l’automobile è diventata bene di massa (e il numero degli addetti della Polizia Stradale e Municipale è cresciuto in maniera esponenziale). Oggi ciascuno di noi ha diritto di spostarsi liberamente, ma se guidiamo un’automobile siamo assoggettati ad alcuni limiti e divieti (di accesso, di sosta, di velocità). Chi non rispetta le norme del codice stradale rischia anche il ritiro della patente.
Ora, trovo che le recenti discussioni sulla necessità di imbastire in fretta una nuova legge per “regolarizzare” il web siano sterili. Utilizziamo, per adesso, la normativa vigente; e cerchiamo di farlo in maniera efficace (incrementando le assunzioni nel corpo della Polizia postale e fornendo alla magistratura strumenti idonei per operare in maniera tempestiva). Per il resto, sono convinto che il sistema normativo si evolverà gradualmente tenendo conto dell’evoluzione del web e delle sue ripercussioni sulla nostra vita. È solo questione di tempo. E accadrà in tutto il mondo. Sarà un processo inevitabile, ma anche naturale e giusto.

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