La realtà


“La verità è che ci innamoriamo quando siamo pronti al cambiamento. Quando in realtà il cambiamento è già in corso e l’incontro con una nuova persona, che sviluppa in noi interesse, emozioni e sentimenti, non è altro che lo sblocco del cambiamento stesso. D’altra parte è anche abbastanza intuitivo che occorra un cambiamento affinché ci si possa allontanare da un vecchio amore, per sganciarsi di netto dal ricordo o riuscire a viverci senza che esso intacchi il presente. La domanda che sorge allora, spesso sempre, è “Quando?”.
Non c’è domanda più banale, e nel contempo dannosa, che potremmo porci, le cui conseguenze possono essere devastanti al punto da bloccare persino il cambiamento già in atto, poiché le nostre risorse fisiche e mentali sono tutte risucchiate dalla gestione di ansia e impazienza che impazzano nell’attesa. L’impazienza non è altro che ciò che allunga il percorso e rallenta, che ci spinge a bruciare i tempi magari provando a riscaldare una minestra fredda o, cosa forse assai peggiore, a buttarci tra le braccia di emozioni repentine e frivole che ci lasciano senza neanche darci un attimo per comprendere pienamente cosa stia accadendo, e ci lasciano con l’amarezza dell’occasione mancata e il rancore verso qualcuno che s’era avvicinato e ora fugge nuovamente, che in realtà non centra nulla con noi. Non era pronto come non lo eravamo noi, che altrimenti non ci saremmo avvicinati né avremmo lanciato segnali d’attrazione.
La domanda su cui concentrarsi non è quando ma come. L’impazienza si supera dedicandosi a se stessi, alle proprie passioni e ai propri talenti quelle che ci permettono di conoscerci e prendere consapevolezza di cosa vogliamo e di cosa realmente accaduto che è andato storto. Perché non siamo né abbiamo in corpo alcun demone che ci porta verso persone, malauguratamente, dette sbagliate ma che in realtà sono solo frutto di una nostra immaturità emozionale. Volendoci bene, apprezzandoci, siamo in grado di superare il tempo, qualunque esso sia, di maturare le emozioni, intendendo la capacità di riconoscerle nel senso e nella specie, e soprattutto riconoscere tra le altre persone quegli altrettanto maturi emozionali che sono in grado di essere per noi quel luogo sicuro in cui dimorare e altrettanto noi per loro.”

Fabio Privitera

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