La ragazza alla pari di Mino Guerrini


A cura di Gordiano Lupi

Mino (Giacomo) Guerrini nasce a Roma nel 1927 e muore a Rimini nel 1990. Comincia come giornalista, si dedica al cinema nelle vesti di sceneggiatore e attore, quindi firma molti film come regista comico, ma anche buone pellicole horror e noir. Guerrini è un artigiano che secondo la tradizione del cinema di genere italiano sa fare un po’ di tutto e dispone di buona tecnica. Non abbandona mai l’attività di sceneggiatore, perché ama la scrittura di una pellicola e lo ricordiamo autore di Buio omega, Tre tigri contro tre tigri e Bolidi sull’asfalto a tutta birra. Il suo film più riuscito resta da regista è Il terzo occhio (1966), ma il pubblico lo ricorda per alcune pellicole con Franco e Ciccio (Scusi ma lei paga le tasse? e Riuscirà l’avvocato Fanco Benenato a sconfiggere il suo acerrimo nemico il pretore Ciccio De Ingras? – 971),  un paio di decamerotici (Decameron n. 2, Gli altri racconti di Canterbury – 1972), ma soprattutto per la saga del colonnello Buttiglione.
La ragazza alla pari (1976) è un’eccezione nella sua produzione, perché rappresenta l’unica vera commedia sexy di un regista più portato al versante comico. La pellicola è sceneggiata da Paolo Barberio, le scenografie sono di Renato Postiglione, la fotografia (spesso fuori fase) di Pierluigi Santi, i costumi di Andrea Viotti, il montaggio di Renato Cinquini e le musiche di Pulsar. Interpreti: Gloria Guida, Rossella Como, Oreste Lionello, Carlo Giuffrè, Loreta Persichetti, Patrizia Webley (De Rossi), Enzo Crocitti, Gino Pagnani e Dada Gallotti.
Ho visto la versione spagnola del film intitolata Camarera de alquilerUna chica para todos, perché il film italiano risulta introvabile ed è una rarità che i collezionisti vendono a cifre spropositate. Mi sono perso alcune battute, ma soprattutto il doppiaggio in castigliano è così mal fatto che le interpretazioni di Carlo Giuffrè e Oreste Lionello perdono di efficacia. In ogni caso La ragazza alla pari non è un capolavoro, resta un film minore di Guerrini e una delle commedia sexy più modeste interpretate da Gloria Guida. La storia si riassume in poche righe.
La ragazza alla pari racconta le esperienze erotiche di Domenica, procace e ingenua contadina che arriva a Roma dalla Val Brembana per impiegarsi come ragazza alla pari all’interno della famiglia Chiocchietti. Nel condominio ne accadono di tutti i colori. La ragazza viene concupita dal padrone di casa (Lionello), avido e lussurioso, che la spia e la tocca come e quando può. Una vecchia prostituta le procura appuntamenti galanti, una professoressa lesbica vorrebbe addirittura sposarla, la portiera la tratta come una prostituta e via di questo passo. Domenica finisce per andarsene con un uomo politico e in un assurdo finale soddisfa le voglie erotiche di un vecchio sporcaccione che vuole vedere le sue parti più intime prima di morire.
Il regista si produce in alcune intuizioni geniali, ma su tutte citiamo la scena iniziale con Domenica che divide lo scompartimento di un treno con un giovane intellettuale intento a leggere Semantica sull’eufemismo mente lei sfoglia Famiglia Cristiana. La caratterizzazione di Gloria Guida come contadina della Val Brembana è perfetta: calzettoni spessi di lana, trecce, occhialoni, vestito fuori moda, scarpe grosse, maglione pesante e cappotto grigio. Al tempo stesso Guerrini non abbandona gli stereotipi della commedia sexy e realizza una scena stile Malizia sul vagone del treno mentre la Guida ripone la valigia sul portabagagli. Il mix malizia – ingenuità è perfetto e Gloria Guida resta l’attrice migliore per certe interpretazioni. L’intuizione geniale di Guerrini consiste nella trovata delle gallerie che permettono ai ragazzi di toccarsi, baciarsi e subito dopo tornare alle precedenti occupazioni. Un tentativo divertente di ironizzare su vizi privati e pubbliche virtù, di moda in quel periodo storico fatto di finto perbenismo e di stucchevole morale cattolica. Le gallerie consentono di inserire i titoli di testa e permettono allo spettatore di intuire il rapporto erotico dalla scena successiva che mostra i ragazzi sconvolti. Il film parte bene, ma non mantiene le promesse, anche se Oreste Lionello è bravo a interpretare il padrone di casa guardone e perennemente arrapato. Guerrini inserisce alcune scene a imitazione di Malizia con la Guida che passa il cencio in terra, si fa spiare in camera e resta seminuda dopo alcuni strip involontari. Lionello sdrammatizza la tensione erotica con improbabili conseguenze come il bidé incastrato nel piede, la testa tra le sbarre di una finestra e il boiler che esplode. Tutto per aver spiato la bella ragazza alla pari. Lionello gestisce un negozio di oggetti sacri, commercia con i preti, ma siamo al solito discorso sui vizi privati e le pubbliche virtù, perché le donne restano una passione segreta. Carlo Giuffrè è un altro erotomane del condominio, padre di una bella figlia, sempre in cerca di soldi e di sederi femminili.
Domenica viene affittata all’intero condominio e la svolta narrativa serve al regista per inserire nuove situazioni erotiche. “Un buon culo vale più di un buon titolo per fare carriera”, dice un’esperta prostituta mentre veste Domenica in maniera sexy e la convince a gettare gli abiti da contadina. Le sequenze erotiche del film sono numerose e ben girate con generosi primi piani che Guerrini realizza sulle parti più intime di una giovanissima Gloria Guida. Molto ben fatta una scena con la bella attrice che fa ginnastica in terrazzo, un ragazzino si masturba alla finestra, una lesbica si tocca guardandola, un imbianchino si distrae, dipinge finestre e volto del ragazzo. Pura commedia sexy ben gestita da Guerrini che alterna momenti erotici e situazioni ai limiti della farsa. Il rapporto con la professoressa lesbica fa parte di un clichè narrativo che Gloria Guida subisce in molte interpretazioni, forse perché la sua bellezza è così genuina che si presta a questa caratterizzazione. Ricordiamo scene bollenti con Dagmar Lassander (Peccati di gioventù), Lilli Carati (Avere vent’anni) e Ilona Staller (La liceale).
Guerrini non eccede sul lato morboso, calca la mano sulla parte comica e insiste sull’ignoranza della contadina che domanda persino se Petrarca abiti nel condominio. Gino Pagnani interpreta una breve sequenza comica che sdrammatizza l’erotismo della pellicola, un incidente causato dalle grazie di Gloria Guida. Carlo Giuffrè è protagonista di una ridicola caccia alla scimmia che finisce in un cinema dove si proietta Fuga dal pianeta delle scimmie. I fraintendimenti sono il sale di una serie di scene abbastanza noiose e ripetitive, girate con una fotografia errata, perchè il cinema è illuminato a giorno. Si raggiungono eccessi trash con la scimmia che fruga nei pantaloni di uno spettatore convinto che sia la sua ragazza, ma anche con Giuffrè che pensa solo a tastare il sedere della Guida e a toccarle il seno. Enzo Crocitti è un fidanzato ricco e balbuziente della figlia di Giuffrè che sta con lui per soldi, ma se la fa con altri. Il rinfresco per festeggiare il fidanzamento è pura farsa a base di bottigliate in faccia, dolci che bruciano ed equivoci da cinema muto. Gloria Guida velata di nero con il seno in mostra ci ricorda che siamo in una commedia sexy. Domenica sfugge alle attenzioni della professoressa lesbica, si ritrova tra le braccia di un politico, un deputato tenta di farsela ma viene interrotto sul più bello.
Il finale è vicino alla pochade e mette in scena una vera e propria bagarre tra i componenti del condominio che litigano e si picchiano a più non posso, come su un set del cinema muto. Cala il silenzio e tutti smettono di fare a botte quando da una finestra vedono andare via la ragazza alla pari, vestita elegante e con una valigia in mano. La sua scelta di vita segue le istruzioni della vecchia prostituta, desidera diventare ricca, sale sopra un’auto blu e viene condotta in una residenza pricipesca. Il suo compito è quello di sollazzare per l’ultima volta un vecchio sporcaccione. Il finale è geniale come le sequenze iniziali, perché la pellicola si conclude con una maliziosa e lenta alzata di gonna di Gloria Guida che mostra le parti più intime al vecchio in fin di vita. L’uomo muore soddisfatto proprio mentre arriva la parola fine e chiude la scena più maliziosa del film. La pellicola è ancora divertente, ma consiglio di procurarsi la versione italiana (a prezzi esosi!) che consente di gustare meglio la parte comica.

Gordiano Lupi
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