La Principessa Ranocchia


Favole raccolte, curate e riadattate da Simone

C’era una volta una contadina che aveva tre figli. Non mancavano di nulla, poiché le loro terre erano ricche e fertili, ma non avevano moglie. Un bel giorno la contadina disse loro:
–          E’ ormai tempo che pensiate a sposarvi ! non potete continuare a stare sotto le mie gonne !
Il maggiore rispose:
–          Non chiedo di meglio ed anche mio fratello è contento di questa decisione, perché abbiamo già scelto le ragazze che vorremmo sposare.
Il minore però non disse nulla, perché era molto timido e non aveva quasi mai parlato ad una ragazza. La madre rispose:
–          Potrete sposare chi vorrete, ma spero che abbiate fatto una buona scelta e che abbiate trovato ragazze che sappiano fare tutto quello che deve saper fare una brava moglie. Per maggior sicurezza, portate ad ognuna una di queste matasse di lino, e dite loro di filarlo. Quella delle tre che saprà filarlo meglio delle altre sarà senz’altro la mia preferita.
I tre fratelli uscirono di casa con la matassa sotto il braccio, due di essi sapevano bene dove andare; ma il più giovane si mise a girare senza meta, tutto triste, finché non si sedette vicino a uno stagno e si mise a piangere. Ad un tratto dallo stagno saltò fuori una ranocchia che gli domandò:
–          Ragazzo, perché piangi ?
Il giovanotto le raccontò i suoi guai e la rana disse:
–          Non piangere per questo: dammi la matassa ed io la tesserò per te. – Gliela prese di mano e saltò di nuovo in acqua.
Quando giunse il giorno in cui dovevano mostrare il lino alla madre, i due fratelli maggiori andarono dalle fidanzate e tornarono con due pezze di lino tessute assai bene. Il più giovane si recò allo stagno: ne saltò fuori la rana e gli dette una pezza di lino tessuta con tanta cura, che sua madre, nel vederla, esclamò sorpresa e felice:
–          Questo è il lino più fine e più bianco ch’io abbia mai visto. La mia nuora più giovane sarà senz’altro la mia favorita… ma non basta una sola prova ! Prendete questi tre cuccioli e portateli alle fidanzate. Quella che riuscirà ad addestrare meglio il proprio cagnolino sarà decisamente la mia nuora preferita.
I tre giovanotti se ne andarono e il più giovane tornò a piangere presso lo stagno .. perché era sicuro che questa volta la rana non avrebbe potuto aiutarlo. Ma la rana saltò di nuovo fuori dall’acqua e disse:
–          Giovanotto, perchè piangi ?
Quando ebbe udito di che si trattava, soggiunse:
–          Non serve piangere per questo. Dammi il cucciolo e lo addestrerò io per te.
Prese il cagnolino e saltò di nuovo nello stagno. Il cucciolo si bagno tutto. E ci mancherebbe altro.
Giunse il giorno in cui i cani dovevano essere mostrati alla contadina. I due fratelli maggiori riportarono a casa due mastini feroci che ringhiavano continuamente facendo tremare di spavento la donna. Ma il minore si recò allo stagno e subito saltò fuori la rana con un bel cane che sapeva camminare su due zampe sole, tendere la zampina e fare tanti altri giochetti divertenti, oltre a comprendere tutto quello che gli veniva detto. Il giovane lo portò alla madre che, sorpresa e felice, esclamò:
–          Questo è il cagnolino più simpatico che io abbia mai visto. Sei davvero fortunato, figlio mio, perché hai scelto una moglie perfetta … ma voglio proporre ancora un’altra prova. Ecco tre camicie già tagliate; portatele alle vostre fidanzate: quella che cucirà meglio la sua sarà la mia nuora preferita.
I giovani se ne andarono ancora una volta ed ancora una volta il lavoro della rana fu il migliore ed il più accurato. La madre disse:
–          Ora so che avete scelto delle buone mogli tutti e tre. Ma sono certo che più di tutte mi piacerà la nuora più giovane. Andate a prendere le vostre spose per portarle a casa ed io preparerò il banchetto di nozze.
I due fratelli maggiori se ne andarono felici e contenti. Ma il minore era triste come non lo era mai stato prima. Dove poteva andare a trovarsi una moglie ? E come poteva aiutarlo la rana ? Si recò nel bassopiano e si sedette sconsolato sulla riva dello stagno. Ecco che la rana saltò fuori dall’acqua, venne accanto a lui e gli disse:
–          Amico caro, perché piangi stavolta ?
Quando ebbe udito le ragioni del suo piantogli chiese:
–          Prenderesti me per moglie ?
Egli le rispose tristemente:
–          E come sarebbe possibile ?
La rana ribattè: – Tra i ranocchi io sono una principessa, mi vuoi, si o no ?
Il giovane disse – Dopo tutto quello che hai fatto per me, non posso rifiutarmi.
La principessa ranocchia saltò di nuovo nello stagno e poco dopo ne uscì guidando una bella carrozza di smalto di metallo tirata da due cavallini ridanciani.
–          Vieni a sederti accanto a me ! – gli disse –  ed il giovane salì.
Fece schioccare la frusta e partirono attraversando la foresta e percorrendo la strada maestra che portava al paese.
Mentre andavano, incrociarono tre vecchiacce che sembravano streghe. Una era cieca, la seconda aveva una gobba sulla schiena e la terza aveva un pruno conficcato in gola. Quando videro la carrozza con la rana seduta pomposamente tra i cuscini, che faceva schioccare la frusta, si misero a ridere così forte che le palpebre della prima si dischiusero ed essa fu in grado di vedere di nuovo. Risero a crepapelle e la vecchia gobba si rotolò per terra in preda ad un riso irrefrenabile, finché la schiena non le se spianò di nuovo. Risero tanto che il pruno conficcato in gola alla terza strega schizzò via in mezzo alla strada. E qualcuno ne ebbe da ridire.
Le loro risa furono tali da spezzare l’incantesimo che aveva tramutato in streghe tre fate meravigliose.
Il loro primo pensiero fu di ricompensare la rana che le aveva liberate dal sortilegio. La prima fata agitò la bacchetta magica e la rana si tramutò nella fanciulla più bella che fosse mai stata vista in tutta la città.
La seconda fata agitò la bacchetta magica e la carrozza si tramutò in un cocchio dorato, naturalmente con il cocchiere, i lacchè e bellissimi cavalli purosangue. La terza fata agitò la bacchetta magica e la principessa ranocchia si trovò al collo una scintillante collana di diamanti rosa coroneè, bianchi e blu, purissimi, in taglio Amsterdam.
Così il giovane con la sa bella sposa giunse alla casa materna e grande fu la gioia della contadina nel vedere la buona fortuna del figlio. Quando furono sposati, dopo il corso matrimoniale, si costruirono una grande casa, si comprarono tanta terra quanta ne vollero, corruppero l’assessore all’urbanistica e da allora in poi vissero ricchi e contenti.
Fecero tanti bei figli, dando inizio all’era dei palazzinari e degli immobiliaristi.
La madre, ed era anche ora, dal canto suo non ebbe mai alcun dubbio su quale fosse la sua nuora preferita.

Ah .. dimenticavo, dicono che invece il pruno sia ancora in mezzo alla strada.

Simone
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