La pala di Brera di Piero Della Francesca


A cura di Augusto Benemeglio

1. Era quasi cieco
Il dipinto di Piero della Francesca conosciuto come La pala di Brera o di Montefeltro, è una pittura a olio su tavola di 248 cm X 170, che arrivò a Milano nel 1811, al tempo delle grandi requisizioni napoleoniche. Fu realizzato dall’artista, tra il 1472 e i 1474, quando ormai era quasi cieco. Aveva sessant’anni, ma una senescenza avanzata e una cateratta che praticamente gli impediva di vedere, tant’è vero che non terminò mai il lavoro.

2. Federico di Montefeltro
L’opera fu realizzata su commissione di Federico da Montefeltro, celebre capitano di ventura e sovrano tra i più ammirati del suo tempo e venne ritenuta dal celebre critico d’arte Roberto Longhi tra i “dieci quadri più famosi nel mondo” E si ritene tutt’oggi che abbia avuto un ruolo straordinariamente importante per la storia dell’arte italiana e mondiale.

3. Il futuro dell’arte
C’è stato chi ha detto che è con questo quadro che inizia il futuro dell’arte. E’ senza dubbio la più originale e importante conversazione sacra di tutto il quattrocento, non solo per l’eccellenza dello stile e la suprema qualità pittorica, ma anche per il significato religioso che vi è ben presente, come quello politico, che vi è sotteso.

4. S’incontrano Van Eyck e Masaccio
La Pala di Brera infatti è un dipinto talmente colmo di futuro che la sua immagine evoca quasi spontameneamente Bramante e Raffaello, per non parlare di Antonello da Messina, Giovanni Bellini e Carpaccio e la più grande civiltà veneta nel suo insieme. Nella Pala di Brera, il Nord e Sud d’Europa, l’occhio fiammingo e lo spazio italiano, Van Eyck e MASACCIO, s’incontrano.
La Pala di Brera è il risultato più alto della sfida fiamminga che faceva apparire contemporaneamente veri l’infinitamente lontano e l’infinitamente vicino, attraverso le risorse virtualmente illimitate della percezione ottica e della definizione luminosa.

5. Uno specchio delle meraviglie
Piero qui intende ridurre a sintesi l’ordine misurabile del mondo e il miracolo del vero continuamente trasmutante per effetto della luce, la ragione prospettica e l’emozione dello sguardo a lunga posa. Guardiamolo sotto l’aspetto della pura gioia degli occhi: è uno specchio di meraviglie ed è un’attrazione fatale. Occorre entrarci in silenzio in questo quadro, comprenderne la maestà, la calma, lo splendore e poi affidarsi al piacere di guardare. Lo sguardo deve cercare di identificarsi, in qualche misura, con lo sguardo del pittore, che è uno sguardo a presa totale, uno sguardo lento, distaccato e allo stesso tempo partecipe, infallibile nella percezione del vero e tuttavia capace di emozionarsi di fronte al miracolo, perché di un miracolo si tratta, (ovvero capace di stupire e commuovere) quel che accade sotto i nostri occhi, quando la luce tocca le cose.

6. Le cose nel tempo sospeso.
Accade ad esempio che il blu notte del manto della Vergine abbia nelle pieghe abissi meravigliosi di ombre colorate e che tutti i grigi, gli azzurro cenere e i bruno malva del mondo vivano nei marmi dell’abside. Accadono tante cose, apparizioni subitanee e continuamente mutanti nel trascorrere del tempo. Piero ci insegna che la pittura è la contemplazione delle cose nel tempo sospeso.

Augusto Benemeglio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *