“La mutazione individualista. Gli italiani e la televisione” di Giovanni Gozzini
A cura di Arturo Casalati
Tutto cominciava il 3 gennaio 1954: la televisione iniziava a trasmettere in Italia. Sulla copertina della Domenica del Corriere compeggiava un nuovo elettrodomestico, il cui nome, copiato dall’inglese, è “televisione”. La didascalia recitava: “Rivoluzione in famiglia!”. Gli sguardi degli italiani cominciavano a fissarsi su un luminoso rettangolo. “Al suo apparire, più di trent’anni prima, la radio aveva suscitato molto meno apprensione”, scrive Giovanni Gozzini, autore del saggio La mutazione individualista. Gli italiani e la televisione, 1954-2011, Laterza, 2011.
In quel 1954 i commentatori furono discordi nel giudicare la novità. Giornalisti celebri, Luigi Barzini Junior e Paolo Monelli, scrivevano che si trattava di un “flagello” e di una “spaventosa macchina”. Nonostante il loro pessimismo, possiamo dire che avevano davvero torto? Certo, non avevano del tutto ragione. Meno funesto era stato il pronostico di Gianni Granzotto. “La ipnosi da tv”, scriveva, è una “febbre passeggera”. Purtroppo anche lui si sbagliava.
È difficile immaginare una ricerca più ricca e curata di quella fatta da Gozzini. Il suo percorso va dalla tivù “pedagogica” degli inizi (Non è mai troppo tardi del Maestro Manzi), quella che trovò in Ettore Bernabei un fautore entusiasta, alla sua attuale versione di “industria del divertimento”. Ciò che Pasolini chiamava “l’edonismo di massa”, ne distingue le prestazioni a partire dagli anni Ottanta, dopo l’affermazione delle emittenti private. In questo percorso, sostiene Gozzini, si sono verificate tre mutazioni delle quali il piccolo schermo ha immediatamente captato il segnale: l’aumento anagrafico dei “singles”, il calo della grande industria e l’appannamento del sentimento religioso. Una triade di fenomeni cui se n’è aggiunto un quarto, fondamentale: la disaffezione per la politica, sia in sé, sia nelle forme non di rado eticamente predicatorie che assumeva nei messaggi televisivi degli esordi. Si legge infatti con disagio un “codice di autoregolamentazione”, istituito alla Rai sotto la direzione di Filiberto Guala, e redatto da monsignor Galletto, direttore del Centro cattolico televisivo. “Il divorzio – prescriveva il documento – non deve essere trattato in maniera tale da indurre a ritenerlo mezzo indispensabile per la soluzione dei contrasti tra i coniugi”. Non basta: “Le relazioni illegali vanno configurate come anormali e non suscitare incitamento all’imitazione”, mentre “Le vesti non debbono consentire nudità immodeste”. Analogo oggetto di meraviglia per un lettore odierno sono le trasparenti metafore cui Ugo Zatterin, direttore del Radiocorriere Tv, ricorre per evitare di nominare la prostituzione: “il problema sollevato dalla senatrice Merlin” o “ciò che la Merlin ha voluto distruggere”.
Il passaggio dal conformismo coatto all’indifferenza etico-politica attraversa un confine di cui il saggio di Gozzini non nasconde l’asprezza. Il fatto che la televisione si sia trasformata “da maestra ad arena collettiva” non riceve da lui il favore che sembrerebbe naturale in un autore di orientamento presumibilmente progressista. Lo dimostrano i giudizi negativi che l’autore esprime a proposito dell’aforisma neoliberista di cui fu autrice nel 1987 Margareth Thatcher: “Non esiste una cosa come la società. Esistono gli individui maschi e femmine ed esistono le famiglie”. Ma neppure lo soddisfano le trasmissioni di Michele Santoro, a partire da quella Samarcanda che segnò a suo parere la “vocazione populista” della Terza rete televisiva. E a questo proposito Gozzini non risparmia giudizi duri: nella “piazza televisiva” la politica diventa “teatro e colosseo (arena di combattimento, ndr): clamore, urla, lacrime, chiacchiere, applausi e fischi a scena aperta”, e va a finire che “lo spettatore si limita a fare il tifo e a seguire passivamente un copione scritto da altri”. Questi programmi “di protesta” sembrano della stessa natura di sceneggiati quali Dallas, o di reality quali Grande Fratello, impensabili senza “la caduta della partecipazione e dell’impegno politico tradizionali”.
Nel nostro Paese, e con fatali riflessi nella sua tivù, è nata nel frattempo una “terza Italia”: al Nord e al Sud, antagonisti storici, si è aggiunto il Nord-Est, gremito di piccoli imprenditori, individualisti, allo stesso tempo moderati e protestatari. È uno dei tanti particolari del quadro nel quale si inserisce la “discesa in campo” di quell’organismo macchiato di cattiva televisione che si chiamerà Forza Italia, e più tardi “Polo (poi Casa, poi Popolo) delle Libertà”. Certo, dirlo così sembra troppo semplice: ma è proprio sulla natura e l’efficacia del berlusconismo, nato accanto al trionfo del suo leader nel piccolo schermo, preparatogli da Bettino Craxi, che Gozzini scrive le sue pagine più penetranti nel loro radicalismo. Gli stessi “animal spirits” che presiedono alla nascita delle emittenti private, lo stesso “populismo declinato in forme antipolitiche” che fin da principio ne fu l’essenza, si è trasfuso nella storia di un’azienda diventata partiro. La “scompostezza dei metodi di governo” riflette da vicino quella “maleducazione culturale” di cui il piccolo schermo offre lezioni. Il verdetto appare perentorio, ma non lontano dal vero.
Immaginare come eterna e immutabile la vicenda di questi legami fra l’Italia e il teleschermo è forse irrealistico. “Morte della televisione?” è infatti la domanda che l’autore si propone nelle sue ultime pagine, scrutando l’enorme diffusione, specie fra i giovani, dei “social networks”, strumenti insieme d’informazione e di reclutamento. Ed ecco la risposta: “Come sempre accade nella storia della comunicazione, i nuovi media non cancellano i vecchi, li obbligano a rifondarsi, ma non ne decretano mai la scomparsa”. Magari attentano al loro monopolio fra il pubblico. Un monopolio che, per quello che la tivù ha prodotto, non andrebbe rimpianto, stando al saggio di Gozzini.
Arturo Casalati
Titolo: La Mutazione Individualista Gli italiani e la televisione 1954-2011
Autore: Gozzini Giovanni
Editore: Laterza
Prezzo: € 24.00
Collana: Quadrante Laterza
Data di Pubblicazione: 2011
ISBN: 8842097241
ISBN-13: 9788842097242
Pagine: XII-223
Reparto: Politica e società















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