La Moglie Fata


fataFavole raccolte, curate e riadattate da Simone

C’erano una volta nell’antico regno del Catai quattro fratelli, tre dei quali dovevano sposarsi. I loro matrimoni sarebbero stati splendidi: infatti il Primo Fratello aveva conquistato il cuore della Figlia dell’Imperatore e la sua felicità era enorme. Il Secondo aveva ottenuto in moglie la figlia del Capo dei Guerrieri e grande era il suo splendore; il Terzo aveva conquistato la mano della Figlia del Capo Mandarino e grande era la sua importanza. Il quarto fratello non aveva moglie, non credeva neppure di poterla mai trovare.
Faceva sogni da poeta e avrebbe sposato solo una Fata. Gli altri fratelli ridevano di lui, me egli non se ne curava.
Così i Tre Fratelli Maggiori si sposarono tutti insieme nel Palazzo dell’Imperatore e la cerimonia fu magnifica. Il giorno delle nozze i membri delle Migliori Famiglie giunsero al palazzo indossando belle vesti colorate, arricchite da gioielli e ricami. Il Quarto fratello era triste e quando fu stanco delle feste e dei grandi personaggi convenuti nel Palazzo dell’Imperatore, se ne andò a passeggiare tranquillamente da solo.
La strada lo condusse ad un alto ponte fra i salici piangenti ed egli si appoggiò alla spalletta per guardare l’acqua che scorreva. Quando si volse per andare al di là del ponte incontrò una fanciulla di una bellezza straordinaria ed ineguagliabile.
La sua figura era perfetta, il volto ovale era più bello della luna, i suoi piedi erano più piccoli di tutti i piedi appartenenti alle Dame delle Migliori Famiglie.
Il Quarto Fratello capì subito che era una Fata e rimase abbagliato dalla sua radiosa bellezza. Non badò ai suoi abiti umili. Le chiese subito di sposarlo e fu folle di felicità quando essa acconsentì.
– Aspettami qui – le disse – devi essere trasportata in lettiga al palazzo dell’Imperatore, come le fanciulle delle Migliori Famiglie.
– Posso venirci anche a piedi – essa rispose.
– Non sarebbe conveniente per un Adorabile Moglie ! – gridò – e corse indietro verso il Palazzo. Passò in fretta tra gli Onorevoli Ospiti, si fece largo tra le Migliori Famiglie e si avvicinò ai Fratelli.
– Ho trovato un Adorabile Moglie! – Sono venuto a prendere una lettiga per la mia Moglie Fata!
L’Adorabile Fata giunse al palazzo dell’imperatore appena in tempo e i due giovani furono uniti in matrimonio subito dopo gli altri fratelli e le loro Eccellenti Spose.
Ma i membri delle Migliori Famiglie sembravano scontenti della moglie del quarto Fratello per i suoi semplici abiti contadineschi e ridevano dietro i loro ventagli. Il giorno dopo, secondo le usanze, le quattro Mogli si recarono a visitare gli Onorevoli Genitori. Il Capo dei Guerrieri e il Capo dei mandarini erano nel palazzo reale con l’Imperatore, così tutte le Mogli andarono là, dal momento che la Moglie fata sembrava che non avesse i genitori.
La Figlia dell’Imperatore portò in dono il miglior Tè Celestiale, la Figlia del capo Guerriero il miglior Tè Gelsomino. La figlia del mandarino il miglior Tè dal profumo Soave, ma la Moglie fata offrì soltanto del comune Tè Verde. Le sue cognate ridacchiavano contente. Il Quarto Fratello e sua Moglie avevano fatto una pessima figura.
Venne presto Capodanno, giorno in cui le Migliori Persone fanno doni ai Parenti stretti. Tutti i Fratelli andarono al Palazzo meno il quarto che restò in casa e non disse niente tutto il giorno.
– Perché sei triste ? – chiese la Moglie fata – Perché così silenzioso ? Perché non vai al Palazzo reale come gli altri tuoi Fratelli ?
– Non posso andare – si lamentò il giovane – non ho doni da offrire.
La Moglie Fata sorrise: – Fa come ti dico io – consigliò – e potrai andarci anche tu.
Fece un incantesimo: con la paglia costruì un cavallo. Poi prese un pezzetto di benda che le fasciava i piccoli piedi e gliela dette,
– corri verso il mare! Mettilo sull’acqua e segui il sentiero delle Fate !
Il quarto fratello cavalcò magicamente il cavallo di paglia fino alla riva del maree gettò la benda in acqua.
Apparve un sentiero diafano; lo seguì e tornò indietro con una grossa cassa di tè ancora migliore di quello Celestiale. In tale modo potè offrire doni a tutti gli Onorevoli Parenti e la Moglie Fata crebbe in considerazione nella famiglia.
Giunse poi il 14° giorno del primo mese, una festa in cui si devono presentare i più bei doni dell’anno. Le Mogli degli altri Fratelli parlavano fra loro dei Doni Superiori che intendevano comperare. Il Quarto Fratello si fece di nuovo triste, ma la Moglie Fata gli disse:
– Onorevole Marito, và sulla riva del mare e portami la scatola che vi troverai.
Il quarto fratello andò, ma tutto quello che vide fu una vecchia cassetta di legno marcio che non conteneva niente. Si arrabbiò perché aveva sperato di trovarci dentro un Tè ancora migliore di quello precedente, perciò la gettò via e se ne ritornò a casa.
La Moglie fata gli chiese con voce concitata:
– Onorevole Marito, mi hai portato quella scatola?
Egli scosse la testa.
– era vecchia e marcia, e non c’era dentro niente.
La moglie Fata batté il piccolo piede per terra e insisté :
– Onorevole ma Sciocco Marito, portami lo stesso quella vecchia cassetta marcita ! – e sorrise con tanta dolcezza che il marito le portò la cassetta, brontolando naturalmente, come tutti i mariti del mondo che si rispettino.
Il mattino del 14° giorno però smise di brontolare, anzi gridò di meraviglia e di sorpresa mentre guardava dentro la cassetta, perché questa era la sommità di una scala di marmo che portava in un luogo incantato.
La Moglie fata si incamminò per la scala e il Marito la seguì. Passeggiarono per le strade, guardarono negozi, oltrepassarono teatri e palchi, palazzi e giardini.
Quando ne uscirono la Moglie Fata chiese la scatole, ed il Quarto Fratello andò ad invitare gli altri con le loro Eccellenti Mogli ad un tè per vedere La Scatola Magica. Dopo che gli Onorevoli Fratelli e le Cognate ebbero bevuto il tè. La Moglie fata aprì il coperchio e guidò il gruppo verso la Città Fatata. Trovarono ogni cosa molto più bella che a casa, la commedia a teatro era più divertente, il pranzo era migliore, composto da una zuppa di uova più vecchie e da nidi di uccelli più viscosi di quelli che avevano assaggiato fino ad allora.
Ma le Onorevoli Cognate erano gelose della Moglie fata. Ben presto la odiarono, raccontando ai loro Distinti Genitori della Scatola magica ma parlando con dispetto e invidia della Moglie del Quarto Fratello.
L’Imperatore pensò a lungo e parlò col capo dei Guerrieri e con il capo dei mandarini.
– Deve essere mia ! – disse l’Imperatore- Gli Onorevoli Cognati delle mie figlie la Moglie Fata complotteranno ben presto per rubarmi il trono se diventeranno imperatori della Città Fatata.
– “Io devo comandare l’esercito della Città Fatata ! ” pensò dei guerrieri “così potrei diventare Imperatore di entrambe le città”
– “Io devo trovare tutto il denaro della Città Fatata pensò il capo dei mandarini “così potrò diventare Imperatore di tutte e due le città”.
Quando andarono col Quarto Fratello e la Moglie fata a visitare la città, tutti e tre avevano già deciso cosa fare.
Ma l’Imperatore agì per primo: appena furono entrati nel Palazzo fatato, l’Imperatore si sedette nel trono e chiese del vino. Non invitò il Capo dei Mandarini e il Capo dei Guerrieri a sedere o a bere con lui, e neppure il Quarto Fratello e le rispettive Onorevoli Mogli.
Mentre l’Imperatore degustava il vino gli venne stranamente in mente un sanguinoso pensiero: allora chiamò i soldati della Città Fatata e ordinò:
– Afferrate il Capo dei Guerrieri e quello dei Mandarini ! e mentre costarono furono arrestati continuò: – Questo vile generale e questo disonorato ministro hanno complottato di uccidermi perché vogliono la Scatola Magica. Voglio le loro teste !
Allora i soldati della Città Fatata tennero fermi i due Ministri mentre il boia sguainava la Spada della Giustizia e tagliava la Disonorevole Testa dell’uno e poi dell’altro.
Il Quarto Fratello e la Moglie fata se ne stavano tutti tremanti, mentre l’Imperatore beveva sempre più vino e li guardava con duro cipiglio..
Quindi d’improvviso un acqua verde cominciò ad entrare nella Città Fatata, scorreva per il pavimento e su per gli scalini del trono, ma sembrava che l’Imperatore non la potesse vedere. La Moglie fata prese suo marito per mano e uscirono in punta di piedi dal Palazzo. Avviandosi su per la scala, finché non ritornarono nella loro casa da dove guardarono la Città fatata attraverso la scatola Magica.
Videro l’Imperatore ancora seduto sul trono; ben presto l’acqua gli raggiunse la vita, ma Egli non se ne accorse. La barba gli galleggiava come un alga marina ma egli seguitava a bere il vino tutto aggrondato. Ben presto poterono vederne solo il cipiglio, poi l’acqua lo ricoprì del tutto.
La Moglie fata chiuse il coperchio della Scatola Magica:
– E’ tutta bagnata – disse il Quarto Fratello – portala via, Onorevole Marito e gettala nel mare.
Il giovane prese la vecchia scatola, la gettò nell’acqua e quella scomparve ad ogni vista.
Nessuno vide più l’Imperatore, il Capo dei Guerrieri e il Capo dei Mandarini, coloro che avevano solo osato di pensare di organizzare un tranello verso una Dolce Adorabile Molto Onorevole Moglie Fata.

Simone
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