La Fanciulla Misericordiosa


Favole raccolte, curate e riadattate da Simone

Nei tempi antichissimi, quando il mondo non era ancora completamente formato, il principe Patrikari si mise a peregrinare in incognito tra i suoi sudditi in cerca di una fanciulla degna di diventare sua moglie. Travestito da vecchio girò in lungo e in largo per il suo regno, ma tutte le ragazze che incontrava erano egoiste e avide e non prestavano attenzione ad un poveraccio come lui che indossava umili vesta.
Un giorno arrivò ai piedi del ripido pendio di una montagna, oltre un lago che serviva ad irrigare la pianura sottostante e si riposò sulla piazza del villaggio. Gli abitanti stavano seduti a bere un po’ dappertutto, ma nessuno rivolse un occhiata al povero vecchio che stanco e coperto di polvere, sedeva all’ombra di un albero.
Passò di lì la più bella ragazza del villaggio e, vedendo lo straniero che sedeva solo e ignorato nel posto destinato a coloro che non sono stati invitati da nessuno, si avvicinò e, inginocchiandosi accanto, gli offrì una ciotola con dentro la chica fresca e dissetante che tutti bevevano in quel paese, e gli parlò così:
– Caro padre, bevi questo e la pace sia con te dopo una giornata così soffocante.
Il principe Patrikari prese la ciotola e dopo aver bevuto le rispose:
– Grazie bella fanciulla, questa bevanda per me poteva significare la vita e la morte, e per te sarà lo stesso. Perciò ascoltami bene e fai quanto ti dico: un destino tremendo sovrasta questo villaggio, quindi stanotte stessa, raduna i tuoi familiari e raggiungi la valle posta al di là delle montagne. Ci incontreremo ancora.
Ciò detto si alzò ed uscì velocemente dal villaggio e nessuno potè vedere dove si recasse. La fanciulla, da parte sua, si affrettò verso casa, riunì i suoi familiari e li condusse via la notte stessa.
Non appena furono sulla riva superiore del lago, accadde quello che aveva previsto il principe.
La massa d’acqua provocò un forte slittamento del terreno ad una estremità del lago che straripò portandosi dietro una grande quantità di rocce bianche sommergendo l’intero villaggio.
Quando la fanciulla ed i suoi familiari ebbero raggiunto la valle al di là della montagna, gli abitanti del luogo offrirono loro un tetto ed un lavoro nei campi. Ma siccome il lago non c’era più, da quella parte della montagna scendeva poca acqua e col clima arido il granoturco nei campi cominciò a seccare, perciò il lavoro diventò ogni giorno più duro. Ad un certo momento arrivò il principe Patrikari ancora travestito da vecchio e trovò la fanciulla che piangeva presso la sottile vena d’acqua che diminuiva ogni giorno di più.
– fanciulla cara perché piangi ? Dimmelo ed io ti aiuterò perché non c’è niente che io desideri tabto quanto il vederti felice.
Ella gli rispose:
– Caro padre, piango perché questo raccolto di granoturco andrà perduto, infatti sta morendo per mancanza d’acqua.
– Tu mi offristi da bere quando morivo di sete – soggiunse i principe Patrikari – ed ora io ti darò tutto quello di cui hai bisogno. Ma devi promettermi che sarai mia moglie.
La fanciulla dette un’ occhiata al suo aspetto di uomo anziano, poi gli rispose:
– Gli abitanti di questo paese ci hanno accolto amichevolmente quando andavamo raminghi senza casa, né beni, né fortuna. Se veramente tu puoi in modo che l’acqua torni a scorrere e che le messi non secchino più, benché tu sia così vecchio, accetterò di sposarti e diventare la moglie di un mendicante.
Il principe Patrikari sorrise, senza farsene accorgere, e non disse neanche una parola finché non fu giunto sul pendio dove prima si stendeva il lago. Chiamo gli uccelli dall’aria gli animali dei campi che erano suoi amici e disse loro:
– Aiutatemi per favore a far scorrere le acque e render fertili per sempre i campi della mia amata !
Gli uccelli allora volarono via e tornarono portando nel becco sassi, pietre e ghiaia, zolle di terra e granelli di sabbia, quello che ciascuno poteva insomma rispetto la propria grandezza, e ricostruirono un grande argine dove c’era stato lo slittamento del terreno.
Gli altri animali, con la volpe in testa, cominciarono a costruire un canale che dall’altra estremità della montagna. Scendeva in basso, in modo che l’acqua potesse scorrere proprio dove aveva raccomandato il principe.
Ma quando il lavoro stava per essere completato, una pernice volò all’improvviso sul naso della volpe cinguettando: – Pik ! Pik! – e la volpe dimenticò le sue responsabilità di ingegnere e le corse dietro, lasciando scorrere troppo presto l’acqua giù per il pendio.
Allora il serpente fu designato a prendere il suo posto e il lavoro proseguì, Ma lui non aveva l’intelligenza della volpe e, ancor oggi, giù per quel pendio dove era volata via la pernice l’acqua scende in grande abbondanza.
Tuttavia i campi dove lavorava la fanciulla furono irrigati a dovere e il paese diventò il più ricco e fertile del Perù, allora il principe Patrikari tornò dalla ragazza che mise la mano nella sua, pronta a mantenere la promessa fatta.
– Finalmente ho trovato una moglie degna del mio nobile onore! Guardami fanciulla, io non sono un vecchio mendicante ma sono il principe Patrikari.
Si spogliò del suo travestimento e apparve giovane e splendido agli occhi della sua sposa, sicuramente il principe più bello che ci fosse fra tutti gli Incas.

Simone
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