Mostra: Keith Haring. About Art, a cura di Gianni Mercurio


Quello degli omini. Figurine semplicissime e vibranti. Keith il graffitaro. L’uomo che visse soltanto per trentadue intensissimi anni. Colui che disegnava su ogni superficie libera riuscisse a trovare: dalle pareti della metropolitana di New York alla carta, dai muri al metallo. Non un epigono della cultura pop, bensì uno dei suoi più magnifici interpreti, visionario, proiettato verso il futuro e, nel contempo, nutrito delle più colte istanze. Haring spaziava dal fumetto all’installazione, dal video all’acrilico, complesso e superbamente immediato, performer e intellettuale in pari e sublime grado.
Fino al 18 giugno è ancora visitabile la mostra che al geniale artista americano ha dedicato il Palazzo Reale di Milano: centodieci opere, anche di grandi dimensioni, a testimoniare la febbrile ed entusiastica attività di questo straordinario artefice. Lo stupore è assicurato da Tree of life (1985, acrilico su tela, 152,5 x 152,5 cm) a Hommage to Magritte (1988, olio su tela, 100 x 100 cm), da Red, Yellow and Blue (1987, acrilico su tela, 213 x 121,9 cm) al glorioso, dolente e picassiano Saint Sebastian (21 agosto 1984, acrilico su mussola, 152,4 x 152,4 cm), con i piccoli argentei aerei conficcati come frecce nel corpo del santo in plastica torsione, un albero dalla corteccia azzurra striata di rughe nere a tagliare in verticale un cielo artefatto e stranito. Quest’ultimo è un vero capolavoro!
Keith Haring è stato un maestro senza voler essere maestro. Leggero, sorridente nonostante la tragedia incombente sui suoi giorni – l’AIDS lo strappò precocemente a una certa lunghissima stagione creativa –, gioioso e lieve pur andando in cerca del senso da dare alla vita, questa vita così bella e bastarda. E bambini-contenitori, esseri mostruosi alla Bosch ridipinti con un surplus d’ironia, creature che generano creature ed entità antropomorfe, serpenti primordiali, icone di civiltà cancellate, incroci, fughe ed esplosioni concentriche, impossibili siamesi, dissacrazioni, spiritualità e Topolino… il viaggio nell’immaginario di Keith Haring è sempre oltremodo sorprendente.
“All’interno del percorso espositivo i lavori di Haring vengono posti in dialogo con le sue fonti di ispirazione, dall’archeologia classica, alle arti precolombiane, alle figure archetipiche delle religioni, alle maschere del Pacifico e alle creazioni dei nativi americani, fino ad arrivare ai maestri del Novecento, quali Pollock, Dubuffet, Klee. La rassegna ruota attorno a un nuovo assunto critico: la lettura retrospettiva dell’opera di Haring non è corretta se non è vista anche alla luce della storia delle arti che egli ha compreso e collocato al centro del suo lavoro, assimilandola fino a integrarla esplicitamente nei suoi dipinti e costruendo in questo modo la parte più significativa della sua ricerca estetica. Le opere dell’artista americano si affiancano a quelle di autori di epoche diverse, a cui Haring si è ispirato e che ha reinterpretato con il suo stile unico e inconfondibile, in una sintesi narrativa di archetipi della tradizione classica, di arte tribale ed etnografica, di immaginario gotico o di cartoonism, di linguaggi del suo secolo e di escursioni nel futuro con l’impiego del computer in alcune sue ultime sperimentazioni. Tra queste, s’incontrano quelle realizzate da Jackson Pollock, Jean Dubuffet, Paul Klee per il Novecento, ma anche i calchi della Colonna Traiana, le maschere delle culture del Pacifico, i dipinti del Rinascimento italiano e altre. Keith Haring è stato uno dei più importanti autori della seconda metà del Novecento; la sua arte è percepita come espressione di una controcultura socialmente e politicamente impegnata su temi propri del suo e del nostro tempo: droga, razzismo, AIDS, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze, arroganza del potere. Haring ha partecipato di un sentire collettivo diventando l’icona di artista-attivista globale”.
La sperimentazione per Keith era continua, come la curiosità (onnivora), le tecniche e i supporti variabilissimi: acrilico e pittura a smalto su tela (Walking in the Rain); inchiostro sumi, pittura spray e smalto su carta da poster; inchiostro vinilico su telone di vinile; bronzo bianco con patina dorata (Altarpiece); vernice fluorescente su truciolato; gouache; pennarelli; olio et alia.
Un’esposizione senza età esplorando la quale capiterà ai più anziani di colmarsi di meraviglia infantile, e quest’ultimo aggettivo non ha in tal caso un significato deteriore o degradante, e i più giovani avranno una magica chiave per aprire le porte del mondo.

Alberto Figliolia

Keith Haring. About Art, a cura di Gianni Mercurio. Palazzo Reale di Milano, Piazza Duomo 12. Produzione del Comune di Milano-Cultura, Palazzo Reale, Giunti Arte mostre musei e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, con la collaborazione scientifica di Madeinart e il  contributo della Keith Haring Foundation.
Info, orari e prenotazioni: lunedì 14,30-19,30; martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9,30-19,30; giovedì e sabato 9,30-22,30 (ultimo ingresso un’ora prima della chiusura). Tel. +39 0254915. Siti Internet www.palazzorealemilano.it, www.mostraharing.it, www,ticket24ore.it
Catalogo: GAmm Giunti/24 ORE Cultura

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