Kafka all’inferno col biglietto di solo andata


A cura di Augusto Benemeglio

1. Kafka è di tutti.
K. è “tutto” ed è di tutti, ha scritto qualcuno. E ha ragione.K e il surrealismo? C’è già un libro a riguardo. K e la comicità? (ah, le risate!, con lui che faceva l’imitatore di sè stesso, un fuso nero con la bombetta in testa che vola sulla luna!) C’è un libro. K e il malinconico espressionismo del paesaggio boemo, i caffè di Praga? C’è un altro libro. K e il complesso psichico, l’esperienza di vita egotica (risalendo a Kiergkegaard)? Ancora un libro. K e l’erotismo che gronda da tutte le parti nel “Processo” e nei diari forse era anche un po’ pedofilo?…Beh, in fondo…era in buona compagnia, pensiamo a Carrol, Chaplin, Penna, Saba e tanti altri…)… C’è un altro libro.

2. Pittoreschi vaffanculo
K che se la ride dei fasci-nazisti grazie alla sua fantasia senza limiti e crudele ironia (o autoironia) che lo indurrebbero anche a pittoreschi (educati) vaffanculo detti però solo con il lampo degli occhi agli sgherri-killer mentre lo stanno uccidendo; K che in fondo se la ride di noi tutti, lettori posteri, che vogliamo la nostra piccola vetrina? Beh, il libro non c’è ancora. Ma lo stiamo scrivendo noi, ora, tutti insieme, da questa vetrina, da questo forum letterario. E la teologia, la politica, la psicanalisi, la giurisprudenza, il teatro di K,? “…il mondo immenso che ho in testa. Ma come liberare il mondo e me senza spezzarmi? E’ meglio spezzarmi mille volte che trattenerlo e seppellirlo in me”

3. K campione di autoerotismo
K è “tutto” ed è di tutti. Proprio perchè K è di tutti, un po’ la mammina della letteratura, chi si ne occupa, a vari livelli e interessi, può vederlo come vuole, secondo il proprio orizzonte e particulare, al limite anche come campione di autoerotismo, dal momento che lui stesso dichiara che il coito è la parte meno gradevole del matrimonio ….oppure dedito al culto dell’interiorità e bramoso di spogliare il mondo del guscio dell’apparenza e dell’ipocrisia, coglierlo nell’intima sostanza delle cose (K è il volto letterario dell’ espressionismo tedesco)

4. K all’inferno
Ma se vogliamo che K sia nostro dobbiamo scendere all’inferno con lui. E non è facile. E’ molto più facile scendere nell’inferno dantesco che in quello di K. La lunga escursione di Dante nell’Inferno, la sua personale “odissea” – che da sola vale il biglietto d’ingresso di tutta la letteratura italiana – gli serve anche per “sistemare i conti in sospeso ” con parecchi nemici, oltrechè mostrare la grandezza della poesia, e poesia d’amore, in specie, che infatti resiste benissimamente a tutt’oggi. Il povero K, invece, che va all’inferno con il solo biglietto d’andata, senza Virgilio, nè Beatrice che lo segue dall’alto, ci va, perchè – come afferma Milena che un po’ meglio di noi lo conosceva – non ha scampo, né rifugi, né protezioni Poteva, avrebbe potuto Freud essere un suo protettore?

5. K come Zeman
Forse, ma a lui non interessava la psicanalisi, interessava “solo” la letteratura. K è incapace di furberie, incapace di mentire… di scendere a compromessi. E’, come persona, la perfetta antitesi dell’italiano medio rappresentato nei film di Sordi (ma anche da quello che descrisse Guicciardini molti secoli prima che ci fosse lo Stato italiano) ed è per questo (forse) che per noi italioti è ancora più difficile comprenderlo… Con una forzatura banale, ma che forse rende l’idea, potrei dire che K è come Zeman (guarda caso, anche lui boemo) che nonostante…perda quasi tutte le partite continua con la sua tattica di gioco scriteriata, perché lui “sa”, lui “vede oltre” . E’ un donchisciotte?, è un pazzo? E’ un fesso? Forse è tutto ciò, ma è anche un poeta.

Augusto Benemeglio

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