José Saramago – Memoriale del convento


A cura di Renzo Montagnoli

Un grande affresco storico
Di José Saramago ho letto fino ad ora abbastanza poco, anche se quel poco è costituito da due titoli (Una terra chiamata Alentejo e Il Vangelo secondo Gesù Cristo)  che sono duei romanzi profondamente diversi fra loro, ma egualmente splendidi. In Una terra chiamata Alentejo si narra della difficile esistenza dei contadini di quella terra, sotto un punto di vista marxista, e quindi non rinunciatario; in Il Vangelo secondo Gesù Cristo c’è una magnifica descrizione del Cristo uomo, che tuttavia rivela che in Saramago esiste più un anticlericalismo che una convinzione ateista.
Diverso è pure questo Memoriale del convento, un romanzo storico – oserei dire rigorosamente storico – in cui l’autore portoghese ha tuttavia inserito, con grande efficacia, anche un aspetto di fantasia, con la creazione di due personaggi, Baltasar e Blimunda, capaci di rappresentare in tutte le loro componenti la popolazione portoghese dell’epoca in cui é ambientato il libro.
La vicenda è del tutto vera e riguarda la costruzione, avvenuta fra il 1713 e il 1730,  del reale edificio di Mafra, costituito da un palazzo, da un convento e da una basilica di dimensioni tali da competere con quella di San Pietro. Il motivo di quest’opera immensa? A Re Giovanni V di Portogallo manca l’erede e, per quanti sforzi abbia sempre fatto, questi non è mai venuto; a lui nulla si può imputare, come testimoniano i numerosi bastardi disseminati per le terre del regno; il problema è la moglie, che non riesce a farsi ingravidare. Un francescano, tuttavia, assicura che la casa reale vedrà una nascita se in cambio si costruirà un convento a Mafra. L’accordo è raggiunto e infatti da lì a nove mesi la regina scodella l’agognato erede. Per quanto ovvio, certe promesse non possono essere disattese e così si avvia la costruzione, con la partecipazione di una moltitudine di operai e a costi proibitivi.
La descrizione di Saramago è encomiabile e finisce con il diventare la narrazione di un’epopea, un ritratto fedele di un Portogallo dominato dalla religione, oppresso dall’Inquisizione, in cui i richiami alla morte non sono solo figurativi.
E poiché la storia non è solo ciò che ha riguardato un determinato accadimento, ma un intreccio di accadimenti, ognuno dei quali finisce con l’essere in dipendenza dell’altro, nel contesto edificatorio finiscono con il confluire altri fatti, peraltro accaduti veramente, com’è il caso della “Passarola”, ovvero l’uccellaccio del padre Bartolomeo Lourenço, l’ideatore e costruttore di una macchina volante, che volò veramente l’8 agosto 1709, in presenza dei sovrani. Non fu niente di leonardesco, bensì si trattò del primo pallone aerostatico. E qui aggiungo che più del rischio per il volo, Padre Bartolomeo ebbe da temere per gli effetti della Santa Inquisizione, la nube nera che di fatto sovrastava nel regno di Portogallo tutto e tutti, perfino il re.
Quella volta gli andò bene, ma poi padre Bartolomeo, accusato di giudaismo, dovette riparare all’estero, in Spagna (altro luogo poco sicuro), dove morì completamente pazzo.
L’ambientazione storica è di tutto rilievo, ma Saramago non si accontenta di tracciare per il lettore una linea in cui giustamente porre un regime oppressivo e nefasto, ma aspira anche a dare chiare indicazioni di ciò che può essere il concetto di bene, dissimile ovviamente da quello della Chiesa, che si definisce bene assoluto, in perenne lotta contro il male, rappresentato da chi ad essa non si sottomette.
Ed ecco allora le figure di fantasia di cui ho cennato, cioè di Baltasar e Blimunda, fra cui sboccia l’amore, un amore che trova nelle loro diversità (lui soldato privo di una mano, lei figlia di una strega) il miracolo di una parentesi di Paradiso in una terra d’inferno.
Detto così questo romanzo potrebbe sembrare un gran minestrone, ma del resto, trattandosi di una vicenda corale, Saramago doveva per forza non limitarsi a una singola sfaccettatura del fatto e devo dire che ne uscito assai bene, anche se la sua prosa, una prosa parlata per intenderci, mi è sembrata meno scorrevole che in Una terra chiamata Alentejo, in cui, predominando l’elemento creativo, aveva indubbiamente meno vincoli.
Ciò non toglie che, se pur il romanzo in alcune pagine possa risultare greve, tuttavia per qualità e contenuti si conferma l’opera di un maestro indiscusso ed è proprio per questo che la lettura non può che essere vivamente raccomandata.

Titolo: Memoriale del convento
Autore: José Saramago
Traduttori: Desti R., Radulet C.
Editore: Feltrinelli
Prezzo: € 9.00
Collana: Universale economica. I classici
Data di Pubblicazione: Giugno 2010
ISBN: 8807722070
ISBN-13: 9788807722073
Pagine: 319
Reparto: Narrativa > Narrativa storica

José Saramago è nato nel 1922 ad Azinhaga, in Portogallo. Due anni dopo la sua nascita, la famiglia dello scrittore si trasferisce a Lisbona dove il padre lavora come poliziotto. Le difficoltà economiche in cui la famiglia versa, lo costringono ad abbandonare gli studi e a intraprendere diversi lavori. Fa così il fabbro, il disegnatore, il correttore di bozze, il traduttore, il giornalista, e il direttore letterario e di produzione in una Casa editrice.
Nel 1947 pubblica il suo primo romanzo, Terra del peccato che riceve una tiepida accoglienza. Sono gli anni bui della dittatura di Salazar: Saramago subisce costantemente la censura del regime sui suoi scritti giornalistici ed è tenuto sotto controllo dalla Pide, la polizia politica salazariana, a cui riesce sempre a sfuggire, anche quando – nel 1959 – si iscrive al Partito Comunista Portoghese, allora clandestino.
Negli anni sessanta l’attività pubblicistica di Saramago è indirizzata verso la critica letteraria, e nel 1966 dà alle stampe la sua prima raccolta di poesie, I poemi possibili”. Seguono, nel 1970 la raccolta Probabilmente allegria e le cronache Di questo e d’altro mondo del 1971, Il bagaglio del viaggiatore del 1973 e Le opinioni che DL ebbe del 1974.
Nel 1974, l’anno della “Rivoluzione dei Garofani” – il colpo di Stato militare che sancisce la fine del regime fascista in Portogallo – si apre una nuova fase nell’attività letteraria diSaramago che si concretizza nel romanzo del 1977 Manuale di pittura e calligrafia, mentre l’anno successivo pubblica Una terra chiamata Alentejo. Sempre in questo periodo scrive per il teatro (La notte, 1979 e Cosa ne farò di questo libro?) un attività che continuerà anche negli anni successivi (La seconda vita di Francesco d’Assisi, 1987; In Nomine Dei, 1993 e Don Giovanni, o Il dissoluto assolto del 2005).
Nel 1982 pubblica Memoriale del convento (edito in Italia da Feltrinelli nel 1984), il romanzo che gli dà notorietà a livello internazionale. Seguono L’anno della morte di Ricardo Reis (1984, Feltrinelli 1985), La zattera di pietra (1986), Storia dell’assedio di Lisbona (1989).
Negli anni novanta escono Il Vangelo secondo Gesù Cristo (1991),
Cecità (1995) e Tutti i nomi (1997). Il primo decennio del 2000 è il più prolifico dell’attività di scrittore di Saramago, che dà alle stampe ben sette romanzi: La caverna(2001),L’uomo duplicato (2002),Saggio sulla lucidità (2004),Le intermittenze della morte(2005),Le piccole memorie (2006),Il viaggio dell’elefante (2008) e Caino (2009, ed. it. Feltrinelli 2010).
Nel 1998 gli viene assegnato il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che suscitò molte polemiche nel mondo cattolico per le sue ben note posizioni antireligiose. Polemiche che lo hanno fatto decidere di trasferirsi a Lanzarote, nelle Isole Canarie.
E’ morto nel giugno 2010.

Renzo Montagnoli Sito

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