Jimi Hendrix Documentary


A cura di Arturo Casalati

Jimi Hendrix Documentary è un film documentario girato da Gianni Leacche che è stato proiettato quest’estate, il 12 Agosto 2014, a Punta Marina (Ravenna), all’interno di una serata interamente dedicata a Hendrix, unitamente alla presentazione di un volume dal titolo Il mio nome è Jimi Hendrix, scritto dal bolognese Mauro Baldrati, con la prefazione di Red Ronnie.
Il libro di Bardati non è una biografia del chitarrista statunitense, ma il racconto di un immaginario protagonista che vive tra Alfonsine e le Valli di Comacchio.
Toni, il protagonista, suona la chitarra in un gruppo musicale rock e suona, si veste, si atteggia, si pettina e si sistema il pizzetto come Jimi Hendrix. Nel suo piccolo è il Jimi Hendrix della zona, e i ragazzi della sua età lo considerano tale.
Naturalmente, non posso scrivere come si sviluppa e finisce il racconto altrimenti vi tolgo il piacere di leggerlo.
Torniamo al vero Jimi Hendrix.
Quando, tanti anni fa, Jimi Hendrix arrivò a Bologna, non era ancora una star internazionale e l’icona della ribellione giovanile. Tuttavia, era già uno straordinario chitarrista.
Il suo show nel Palasporti di Bologna, il 26 Maggio 1968, fu uno spettacolo riservato a una cerchia ristretta di appassionati del rock. Una piccola folla di amanti della musica, forse inconsapevoli del fatto che assistere a quella performance sarebbe stata un’esperienza indimenticabile.
Non era previsto, ma, nel corso della serata, sul palco fu bruciata la bandiera americana per protesta contro l’intervento militare degli Stati Uniti d’America in Vietnam.
Io avevo solo otto anni, quindi non ero presente, ma di quel concerto si parlò
per anni e anni, fino a tutti gli anni Settanta, e non solo in Emilia Romagna, dove ho la fortuna di vivere.
L’avventurosa vita di Jimi Hendrix viene raccontata nel film documentario di Leacche con rarissimi filmati originali dell’epoca e con autentiche registrazioni sonore, accompagnate dalle testimonianze di coloro che hanno vissuto quel momento storico e musicale: lo straordinario chitarrista Maurizio Solieri, Dodi Battaglia (dei Pooh), Andrea Mingardi, storico interprete del rithm’and blues emiliano-romagnolo e di Carlo Verdone, assente in quanto romano, ma “hendrixiano” sin dai primi anni Settanta.
Lo spettatore del film documentario vive gli eventi di quella giornata.
Hendrix aveva in programma un primo concerto alle 16.30, ma non si presentò al Palasport e quindi gli organizzatori, non riuscendo a rintracciarlo, chiesero al pubblico di andare a cercarlo in giro per Bologna.
Fu trovato, dopo ore di ricerca forsennata, nei giardinetti della Stazione Ferroviaria, dove aveva stretto amicizia con un gruppo di coetanei bolognesi. Quei ragazzi gli regalarono un mazzo di fiori che lui infilò tra le corde, nella paletta della chitarra che Hendrix usava per i concerti.
Da quel concerto in poi quei fiori rimasero al loro posto fino al termine del tour europeo. Erano appassiti, ma nel suo cuore erano ancora vivissimi.

Arturo Casalati

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