ArteRecensione: Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone


Ingres Jean-Auguste-Dominique (1780-1867) – Napoleone sul trono imperiale, 1806 – Olio su tela 260 x 163 cm – © Paris – Musée de l’Armée, Dist. RMN-Grand Palais / Emilie Cambier.

Fra tante opere monumentali, iper-appariscenti, i 5,3 x 6,3 cm di graphite sur calque, che rappresentano le nombril-l’ombelico, o  i 24,5 x 28,39 cm dei seni di uno Studio per la Venere anadiomene  sono emblematici per rappresentare l’immane grandezza di Jean-Auguste-Dominique Ingres (1780-1867). Se Napoleone I sul trono imperiale ruba l’occhio con i suoi 260 x 163 cm, costituendo la celebrazione del Potere e, nel contempo, una sorta di auto-celebrazione del pittore dall’inarrivabile genio e talento (ma di corte); se l’ancor più imponente, 280 x 217 cm, Jésus remettant à saint Pierre les clés du paradis è una formidabile e scenografica composizione/citazione; se Il sogno d’Ossian, 347 x 272 cm, si muove fra neoclassicismo e istanze romantiche; se la Storia è narrata con un afflato potente e retorico (il che nel caso di Ingres non è una limitazione), ciò che colpisce nella magnifica mostra che il Palazzo Reale di Milano dedica al Maestro di Montauban è, soprattutto, quella serie di opere contraddistinte dalla massima originalità e sperimentazione. Che dire, difatti, del piccolo e splendido olio su carta Donna dalle tre braccia, una lavorazione composita e ripensata? O del Torso d’uomo (1799-1800) fra eroismo ed erotismo? O, ancora, della languida Dormeuse, olio su tela del 1820, 29,8 x 47,6 cm, in prestito dal Victoria and Albert Museum di Londra?
L’esposizione milanese comprende oltre 150 opere, delle quali più di 60, fra dipinti e disegni, di Ingres. È un vero e proprio viaggio in un’epoca-confine, spartiacque fra un prima, comunque ingessato e senza sbocchi, e un dopo, foriero di novità politiche, culturali e artistiche. Il rigore tecnico di Ingres, la sua perfezione, l’apparente adesione a un protocollo formale dominante, celano invero una rivoluzione spirituale e intellettuale profonda, i germi di una modernità che non si sarebbe più potuta frenare.
“La mostra Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone intende presentare al pubblico italiano l’artista che più di ogni altro si è ispirato a Raffaello e nello stesso tempo vuole restituire alla vita artistica degli anni a cavallo del 1800 la sua carica di novità e, per così dire, la sua “giovinezza conquistatrice”. Con una particolare attenzione a Milano, che in quella riorganizzazione politica e artistica ebbe un ruolo fondamentale. In una stagione di grande prosperità, la città fu fortemente rimodellata nei suoi monumenti, nei suoi spazi verdi e nelle infrastrutture urbane, a partire dalla nuova Pinacoteca di Brera. Anche gli artisti italiani furono coinvolti nell’ondata di lavori e di cantieri che ne seguì. Appiani nella pittura e Canova nella scultura si avvalsero ampiamente di questa “politica delle arti”, ascrivibile all’arte del governare di Napoleone Bonaparte”.
Si tratta di un allestimento prezioso e grandioso con opere che provengono dal Metropolitan Museum of Art di New York, dal Columbus Museum of Art dell’Ohio, dal Victoria and Albert Museum di Londra, dal Musée du Louvre, dal Musée d’Orsay, dal Petit Palais, dal Musée des Beaux-Arts de la Ville de Paris, dal Museo di Montaubaun, dalla Pinacoteca di Brera, dalla Galleria d’Arte Moderna di Milano, dai Musei Civici di Brescia e da varie collezioni private. Insieme con Ingres sfilano Jacques-Louis David (lo splendido Patroclo di schiena), la meravigliosa Elisabeth Vigée Lebrun, François-Xavier Fabre, Anne-Louis Girodet, fra sogno e mito, gli aristocratici ritratti di François Gérard, che stranamente paiono contenere ossimorici riferimenti a El Greco, la serie completa dei Fasti di Napoleone di Andrea Appiani, le suggestive miniature, smalti su rame, di Adèle Chavassie D’Haudebert, Antonio Canova, con il rarefatto e toccante gesso della Maddalena penitente. E tanto altro ancora. Tutto bello, tutto perfettamente contestualizzato in quella temperie così prodiga di magnifiche sorti e progresso.
“Considerato come un inclassificabile, percepito come l’erede di Raffaello e allo stesso tempo come il precursore di Picasso, tra il maestro della bella forma e quello della non-forma, Jean-Auguste-Dominique Ingres è innanzitutto un “rivoluzionario”. Realista e manierista al contempo, egli affascina tanto per le sue esagerazioni espressive quanto per il suo gusto del vero”.
Ha “sentenziato” bene Marc Fumaroli… la paradossale modernità del neoclassicismo… “nelle sue tensioni, nelle sue contraddizioni, nella sua dualità solare e tenebrosa”. Però quell’ombelico e quei seni dello Studio per la Venere anadiomene sono la quintessenza di una visione al di là, del Bello che non ha mai limiti, foss’anche di dimensioni minimali, spia dell’Infinito.

Alberto Figliolia

Jean Auguste Dominique Ingres e la vita artistica al tempo di Napoleone, a cura di Florence Viguier-Dutheil, Conservatore Capo del Patrimonio e Direttrice del Musée Ingres di Montauban, promossa dal Comune di Milano-Cultura e prodotta da Palazzo Reale e Civita Mostre e Musei, in collaborazione con StArt e il Museo Ingres di Montauban. Palazzo Reale (primo piano nobile), piazza Duomo, Milano. Fino al 23 giugno 2019.
Info: siti Internet www.palazzorealemilano.it, www.mostraingres.it; tel. 199151121, dall’estero 0289096942; e-mail mostrecivita.it.
Orari: lun 14,30-19,30; mar, mer, ven e dom 9,30-19,30; gio e  sab 9,30-22,30.
Catalogo Marsilio Editori.

 

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