Non dare retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda con il tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola (Richard Bach).
(In)verso (Di)verso
Pesach “Passare Oltre”
Non avere paura dell’opposizione. Ricorda: un uccello rapace si alza in volo contro – e non con – il vento. Hamilton Mabie, Citato in “Passi verso la cima” Di Zig Ziglar.
Sono diversa
M’incanalo nei meandri del pensiero.
Consapevolezza?
No!
In principio era azione
Psicoleggiare è provocare l’evidenza
e non spiegare una teoria.
La matematica non parte
dal teorema, ma ragiona
sulla presupposizione
Ruzzola via ogni certezza scientifica
unica verità è l’evidenza
del mio esistere:
mai nella massificazione
sarò parte della foresta che cammina.
Sono una diversa
e nella moltitudine la differenza
spazza castelli di certezza.
Tags: Poesia, Riflessioni, versi, vita
Io marinaio di me
Io marinaio di me
mi perdo nella realtà
e scopro la mia imprudenza.
Tutto intorno in un tondo
mentre gira vertiginosa
la cresta increspata.
Accumulo esperienze
che si fanno sgualcite
nel diario letto al contrario.
Il prologo: un segreto che mi rende solitudine.
L’epilogo: un mistero indecifrabile.
Tags: Io marinaio di me, Poesia, Riflessioni, versi
Complimenti allo scrittore? oppure all’editor? o ancora al ghost-writer?
Quante volte a molti di voi sarà stato detto: “Scrivi male, commetti troppi errori, non potrai mai pubblicare un libro.”
Oppure qualcuno che vi ha fatto sentire inferiori di fronte a grandi scrittori, dicendovi: “Questo sì che è uno scrittore, guarda come scrive bene, invece tu non conosci la grammatica italiana.”
Ora, come più volte affermato nel mio manuale, ai fini di aumentare le chances di pubblicare un vostro libro, è importante consegnare un testo il più possibile privo di errori, per tante ragioni. Ma il punto non è questo: con questo articolo, vorrei sfatare il mito, anzi, i VOSTRI miti, o quelli di molti dei vostri amici, i quali, quando leggono un libro di un autore famoso, sono soliti dichiarare: “Questo scrittore scrive davvero bene e possiede una grande padronanza della lingua italiana.”
Certo, se fosse lui a scrivere poiché, andando subito al punto, quello su cui tutti tralasciano di riflettere, sono due semplici parole: editing e ghost-writing.
Non starò qui a disquisire sulle accuse rivolte a Faletti o altri tormentoni a voi tutti già noti, ma vi porto delle PROVE:
Alessandro Piperno, autore di “Con le peggiori intenzioni” (romanzo di grande successo edito da Mondadori) rilascia, sul numero 53 della rivista letteraria Inchiostro, nel gennaio – marzo 2006, (rivista diretta da Giampiero Dalle Molle e diffusa in tutte le librerie Feltrinelli)
un’intervista, nella quale, tra le altre cose, risponde così ad una domanda:
(ve la riporto virgola per virgola)
D – Il manoscritto che lei ha consegnato alla Mondadori è uguale al libro che si trova in libreria? R- Assolutamente no. Il testo ha subito un editing consistente, e non solo per quanto riguarda gli aspetti formali. Quando mi hanno restituito le bozze, dopo la prima revisione da parte della loro editor – una ragazza di venticinque anni di una competenza e bravura straordinarie – il mio manoscritto era un cimitero, un campo di battaglia: pieno zeppo di correzioni, modifiche, aggiustamenti. Ad una successiva domanda, Piperno aggiunge anche: “Non mi vergogno a dire che, nella prima versione del manoscritto che ho presentato alla Mondadori, c’erano errori di sintassi e di grammatica e delle improprietà terminologiche.”
Piperno è laureato in letteratura francese presso l'Università degli studi di Roma Tor Vergata, dove ha insegnato a contratto la medesima materia ed è divenuto ricercatore dal 1° ottobre 2008.
Devo aggiungere altro? Tranne che… Tutto questo è normale? Sì, anche la persona più colta e istruita, non sarà mai un bravo correttore di bozze o editor del suo testo. Si è troppo coinvolti a livello emotivo e non è possibile accorgersi di tante cose.
Dobbiamo ringraziare Piperno per la sua grande sincerità e se vogliamo anche umiltà. Questi sono discorsi scomodi dai quali quasi tutti gli autori fuggono.
Quindi, prima di fare un paragone tra la scrittura di un autore esordiente e quella di un grande scrittore, bisognerebbe chiedersi se stiamo facendo realmente i complimenti a quest’ultimo oppure al suo editor o, addirittura, al suo ghost-writer.
Tutti i più grandi scrittori usufruiscono degli editor e qualcuno anche del ghost-writer, perché per gli editori che li pubblicano sono macchine sforna-soldi, non scrittori. Portatelo a mente quando leggerete il prossimo libro super recensito e osannato dai Media, e quando vedrete l’immagine sorridente dello scrittore in quarta di copertina, sappiate che di suo nel libro ci potrebbe essere appena un 20%.
Non pensate neanche lontanamente, ad ogni modo, che questo discorso si possa applicare agli autori sconosciuti: prima di mandare un manoscritto, fatevi aiutare da qualche amico laureato in lettere o con una buona conoscenza delle lingua italiana. Anche se voi stessi siete laureati in lettere, non potrete mai farcela.
Fondamentalmente, lo scrittore è chi inventa storie oppure riporta fatti o esperienze personali, o ancora mette a disposizione le sue conoscenze tecniche. Per sistemare le sue (eventuali) lacune grammaticali, ci sono tanti addetti ai lavori, entro un certo limite, ovviamente, non sto affermando che uno scrittore non debba conoscere la lingua italiana, al contrario, solo che questa, come abbiamo visto, non è la sua missione, altrimenti i correttori di bozze, editor e quant’altro cosa ci starebbero a fare?
Non lo dico io.
Piperno Docet.
Andrea Mucciolo
link fonte: http://www.andreamucciolo.com/editing_ghost_writer_editor.html
Tags: Alessandro Piperno, cme scrivere un libro, come pubblicare un libro, Con le peggiori intenzioni., editor, ghost-writer, Riflessioni, scrittore, Sullo scrivere
Un cuoricino d’oro
27 anni fa un quindicenne fu portato in un istituto minorile (o carcere minorile), un’esperienza dura che lascia un segno indelebile. In quell’istituto c’erano due ragazzi neri, unico stranieri in mezzo a un branco di giovani “delinquenti”.
La prima cosa che gli altri ragazzi dissero al nuovo arrivato fu di stare alla larga da quei due perché erano due zingari e puzzavano anche… “perché si sa no?…I neri puzzano per natura… I bianchi profumano di fior di loto!”.
Il ragazzo ascoltò quel giudizio negativo. Se tutti dicevano che i due neri erano brutti, sporchi e cattivi doveva essere vero. Meglio stargli alla larga! Pensò il ragazzo bianco.
Dopo qualche giorno però, il ragazzo bianco cominciò ad avere dei dubbi.
Non aveva mai conosciuto persone con un colore della pelle diversa dalla sua, tutto ciò che sapeva di loro era per sentito dire o attraverso la TV ma di persona mai conosciuti. Il colore della pelle di quei due iniziò, agli occhi del ragazzo, a perdere quella “stranezza” che aveva suscitato all’inizio. Si chiese: cosa hanno poi di così strano quei due? Iniziò a vederli sotto un altro aspetto. Quello umano!
Una mattina, il ragazzo bianco osservò uno dei ragazzi neri abbassarsi per raccogliere da terra un mozzicone di sigaretta ancora accesa che aveva buttato un altro ragazzo. Gli diede qualche tiro e la passò al suo amico. Nessuno aveva mai offerto loro una sigaretta e loro avevano ormai smesso di chiedere qualcosa. Il ragazzo bianco dopo aver visto quella scena si avvicinò a loro. Tirò fuori di tasca il suo pacchetto di sigarette e glielo diede. Rimasero sorpresi da quel gesto, accettarono quelle sigarette con un gran sorriso. Il giorno dopo i due ragazzi andarono a sedersi allo stesso tavolo del ragazzo bianco alla mensa, ma al loro arrivo altri ragazzi bianchi si alzarono per cambiare posto. Tranne il ragazzo che gli aveva dato le sigarette. In un primo momento il ragazzo bianco si sentì in imbarazzo, ma non durò molto, i due ragazzi neri si rivelarono molto simpatici. Diventarono amici, dopo qualche giorno si unì a loro un altro ragazzo bianco e poi un altro ancora.
La sera prima che i due ragazzi neri uscissero dall’istituto si avvicinarono al ragazzo delle sigarette, uno di loro si sfilò la collana e ne tolse un cuoricino d’oro porgendolo al ragazzo bianco. Perché? Chiese il ragazzo. Il ragazzo nero rispose che era solo un piccolo dono per lui, per essere stato diverso dagli altri.
Posseggo ancora quel cuoricino d’oro…
Alfredo Sole
Carcere di Opera (MI) – agosto 2009
viaFacebook | Posta – Un cuoricino d’oro.
Queste sono le cose che ti fanno fermare a riflettere!
”Il destino non è questione di fortuna; ma è questione di scelte. Non è qualcosa che va aspettato ma piuttosto qualcosa che deve essere raggiunto” William Jennings Bryan









