Non dare retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ciò che è limitato. Guarda con il tuo intelletto, e scopri quello che conosci già, allora imparerai come si vola (Richard Bach).
(In)verso (Di)verso
Pesach “Passare Oltre”
Non avere paura dell’opposizione. Ricorda: un uccello rapace si alza in volo contro – e non con – il vento. Hamilton Mabie, Citato in “Passi verso la cima” Di Zig Ziglar.
Transurfing
Da oggi è online un forum di condivisione, ricerca, essenza e tra le righe ognuno troverà le risposte alle tante domande…. http://www.graffiati.it/transurfing/index.php
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Il Transurfing è una tecnica potente, in grado di fornire gli strumenti necessari per gestire il vostro destino a vostro piacimento. Nessun miracolo, però. Vi aspetta qualcosa di ben altra entità. Vi convincerete che la realtà ignota è molto più stupefacente di qualsivoglia magia…
La tecnica del Transurfing si è diffusa in Russia nel 2003, prima via Internet, dove ha suscitato un’animata discussionee un vivo dialogo tra i lettori, e poi grazie ai libri che, uscendo progressivamente nell’arco dei successivi due anni, hanno letteralmente invaso gli scaffali delle librerie diventando autentici bestseller. L’autore di questi volumi, nell’unica intervista rilasciata alla stampa, sottolinea di non esserne “l’autore vero e proprio”. Egli infatti non si considera né un creatore né tantomeno un maestro spirituale, un’idea assolutamente contraria al Transurfing, che disdegna scuole o movimenti di pensiero. Di Vadim Zeland sappiamo solamente che è russo ed è un esperto di fisica quantistica, divenuto “trasmettitore” di questa incredibile tecnica.
Nei suoi libri, Zeland propone ai lettori un viaggio fantastico nella realtà, dove la destinazione non è un punto d’arrivo ma un processo, il vivere quotidiano in un’atmosfera di festa ininterrotta. Poiché, per colui che impara a gestire e scegliere il proprio destino e a ottenere ciò che desidera, la festa è ogni giorno, nel qui e nell’ora. Nella valigia del Transurfer, pochissime cose: la consapevolezza, la libertà da ogni dipendenza, la riduzione dell’importanza di sé e del mondo, un pensiero improntato al positivo comunque sia. Affrontando il viaggio con questo bagaglio essenziale, alleggerito da tutti i falsi stereotipi imposti dalla visione comune del mondo, l’uomo può solo scivolare di linea della vita in linea della vita verso la sua linea più favorevole, la sua onda della fortuna. Transurfing è proprio questo: scivolare per le linee della vita nello spazio delle varianti.
Tags: bogsfera, condivisione, consapevolezza, coscienza, essenza, forum, passaggio, recerca interiore, Transurfing, vadim Zeland, varianti
Come parlare di un libro senza averlo mai letto – Bayard Pierre
Me lo trovo per casa e incuriosita lo “sequestro”, beh devo dire… Lettura interessante.
Il pamphlet di Pierre Bayard, psicoanalista e insegnate di letteratura a Parigi, ha fatto già il giro del mondo, grazie soprattutto al suo titolo geniale, Comment parler de livres que l’on n’a pas lus?, che quasi sembra uno scioglilingua, una specie di gioco infantile per mettere a dura prova anche chi conosca il francese. L’idea è provocatoria: l’autore sostiene infatti che è legittimo, e creativo, parlare in diverse occasioni di libri che non si sono mai letti. In questo è ben lontano dal paternalismo di Daniel Pennac, in quanto sostiene che ognuno di noi, per ragioni antropologiche, psicologiche, ereditarie, ha in sé la propria biblioteca interiore che entra in conflitto con i libri veri, con la materialità di quelli con cui dobbiamo fare i conti nella vita. E allora ben venga la non-lettura, ovvero quell’operazione discorsiva che pretende di partire da una constatazione di non-verità. Ciò è possibile perché ogni singolo libro richiama un sistema di altri libri, per cui è sempre possibile rintracciare fili e corrispondenze che illuminino su quello che non conosciamo nello specifico.
In verità, Bayard non vuole proporci un manuale su che cosa fare per diventare dei lettori senza esserlo, ma piuttosto infrangere un grande tabù, quello della lettura a tutti i costi. Da lettore accanito, ci vuole suggerire quanto valga anche la mistificazione della lettura perché ci rende funambolici, seduttivi, capaci di usare le nostre qualità fantasmatiche applicandole anche a questi oggetti che rischiano, a volte, di fare paura. Bayard riporta esempi di grandi non lettori; Paul Valéry, ad esempio, che scrisse il suo celebre omaggio a Marcel Proust sulla “Nouvelle Revue Française” nel gennaio 1923, poco dopo la sua morte, dichiarando apertamente di aver letto della Recherche “un solo tomo”; Oscar Wilde, che non ebbe mai dubbi sulla necessità di liberarsi dalle costrizioni della lettura e che stigmatizzò questo atteggiamento in un articolo scritto per la “Pall Mall Gazette” dal titolo, appunto, To read, or not to read; e poi ancora Robert Musil, fino a Umberto Eco e a David Lodge, che sul tema ha costruito quasi uno stile di pensiero.
Insomma, questa riflessione, leggerissima, abbordabile, non inutilmente aneddotica, ci aiuta a non vergognarci davanti a un pubblico scelto di addetti ai lavori, o davanti a uno scrittore con cui ci capiti di dover parlare del suo ultimo capolavoro, o anche in un’aula di scuola, di aver perso un titolo, di non aver avuto voglia o tempo di leggere anche certi must, come l’Ulisse di James Joyce. Molto riuscito il capitolo intitolato Con chi si ama, in cui Bayard rilegge il film Ricomincio da capo, nel quale l’antipaticissimo e indifferente Bill Murray, grazie a una misteriosa magia per cui lo stesso giorno si ripete ossessivamente uguale a se stesso, riesce a conquistare Andie McDowell proprio recitandole il testo del Rigoletto che, in una delle innumerevoli ripetizioni di quell’unico giorno, lei gli aveva confessato di amare. E con questo precipitiamo nella grande illusione di pensare che due esseri siano tanto vicini “da far coincidere, almeno una volta, i loro libri interiori”.
Camilla Valletti
Tags: Come parlare di un libro senza averlo mai letto, Letture, Libri, Pierre Bayard
Milan Kundera – La lentezza
C’è un legame segreto fra lentezza e memoria, fra velocità e oblio.
Prendiamo una situazione fra le più banali: un uomo cammina per la strada. A un tratto cerca di ricordare qualcosa, che però gli sfugge. Allora, istintivamente, rallenta il passo.
Chi invece vuole dimenticare un evento penoso appena vissuto accelera inconsapevolmente la sua andatura, come per allontanarsi da qualcosa che sente ancora troppo vicino a sé nel tempo.
Nella matematica esistenziale il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.
Da tale equazione si possono dedurre diversi corollari, per esempio il seguente: la nostra epoca si abbandona al demone della velocità ed è per questo motivo che dimentica tanto facilmente se stessa.
Ma io preferisco rovesciare questa affermazione: la nostra epoca è ossessionata dal desiderio di dimenticare, ed è per realizzare tale desiderio che si abbandona al demone della velocità; se accelera il passo è perché vuole farci capire che oramai non aspira più ad essere ricordata; che è stanca di se stessa, disgustata da se stessa; che vuole spegnere la tremula fiammella della memoria.
Milan Kundera
Tags: La lentezza, Letture, Libri, Milan Kundera, Riflessioni
Il gioco dell’angelo – Carlos Ruiz Zafòn
Dopo L’ombra del vento, un libro che ho amato e apprezzato, a “malincuore”, mi sono immersa nelle pagine de Il gioco dell’angelo, dico a malincuore perché son ben 676 pagine ed io odio i libroni, so che alla fine mi annoiano. Beh che dire in due giorni ho letto oltre 500 pagine come aver bevuto un sorso d’acqua e avere ancora una sete incredibile. Non dico che Carlos Ruiz Zafòn abbia scritto dei capolavori letterari, ma la capacità narrativa di questo autore è straordinaria, per quanto a volte scriva cose scontate riesce a imprigionare il lettore tra le pagine costruendo trame articolate con descrizioni praticamente perfette e non prolisse. Riesce a fare sentire gli odori di Barcellona, i colori /non colori di anime alla ricerca sempre di qualcosa e per chi ha letto L’ombra del vento innamorandosi dei suoi personaggi, avrà modo di riviverli, anche se marginalmente, in questa sua opera. Insomma un libro da leggere!
“Ci sono tante persone che hanno talento ed entusiasmo, e molte di loro non arrivano mai a nulla. Questo è solo l’inizio per combinare qualcosa nella vita. Il talento naturale è come la forza di un atleta. SI può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione. Ogni opera d’arte è aggressiva. E ogni vita d’artista è una piccola o grande guerra, a cominciare da quella con se stessi e con i propri limiti. Per raggiungere qualunque obiettivo, c’è bisogno prima di tutto dell’ambizione e poi del talento, della conoscenza e, infine, dell’opportunità.”
“L’invidia è la religione dei mediocri. Li consola, risponde alle inquietudini che li divorano e, in ultima istanza, imputridisce le loro anime e consente di giustificare la loro grettezza e la loro avidità fino a credere che siano virtù e che le porte del cielo si spalancheranno solo per gli infelici come loro, che attraversano la vita senza lasciare altra traccia se non i loro sleali tentativi di sminuire gli altri e di escludere, e se possibile distruggere, chi, per il semplice fatto di essere ciò che è, mette in risalto la loro povertà di spirito, di mente e di fegato. Fortunato colui al quale latrano i cretini, perchè la sua anima non apparterrà mai a loro.”
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”Il destino non è questione di fortuna; ma è questione di scelte. Non è qualcosa che va aspettato ma piuttosto qualcosa che deve essere raggiunto” William Jennings Bryan








