Intervista a Riccardo Magnani autore di Anamorphosis
Le rivelazioni di Anamorphosis sono clamorose, ciò che si svela è la fine dell’Arte, l’epilogo inglorioso del Rinascimento e il senso vero dell’intera opera di Leonardo da Vinci assume aspetti straordinariamente chiari. Lo “sfumato” tanto studiato da secoli e secoli nelle scuole, è volontà e determinazione. L’enigma passa a noi, che guardiamo e non sappiamo vedere.
1. Qual’è stata la prima domanda che ti sei posto e che ha dato origine alla ricerca?
Nel corso dell’analisi degli affreschi di palazzo Besta, e in particolare del mappamondo in essi compreso, la cosa che più mi ha colpito è stata l’estrema capacità tecnica con la quale questo straordinario affresco è stato dipinto. Il suo realismo, la tridimensionalità, le trasparenze di un oceano apparentemente banale, emerse solo ad una analisi per contrasti e colori, mi ha indotto a pensare che l’artefice di tale meraviglia artistica non potesse essere un comune artista, rimasto anonimo fino a noi. La chiave di lettura iniziale è tata la datazione posta in calce a questo mappamondo (che vorrei chiarire una volta per tutte essere un planisfero, risolvendo così l’usuale errore che viene fatto descrivendolo; un errore che poi si protrae nel corso delle interpretazioni sostanziali che l’accompagnano). 1459, ovvero l’anno in cui Cosimo de’ Medici diede vita all’Accademia Neoplatonica fiorentina, culla di tutto il Rinascimento europeo. Ero già giunto a concludere quale fosse il messaggio sotteso a questo ciclo di affreschi, disposti in doppia sequenza a spirale, per i cui significati vi rimando all’altra mia opera in uscita (Solo chi ha dubbi si pone domande, Sangel Edizioni) ma la domanda che mi posi fu certamente quale sommo artista potesse aver dato luogo ad una rappresentazione così fedele, e anacronistica rispetto alle conoscenze ufficiali che oggi siamo soliti assumere in capo agli uomini di quell’epoca. Da lì, il passo per giungere a Leonardo è stato molto breve. Ora mi è chiaro perché lo stesso artista venne escluso dalle decorazioni pittoriche della Cappella Sistina. La cosa buffa è che oggi posso affermare che questa esclusione sia stata meramente formale, poiché sostanzialmente gli artisti che si adoperarono nella decorazione dei Musei Vaticani, di fatto, lo fecero ispirandosi prorpio a questi affreschi leonardeschi di palazzo Besta. E’ un po’ come se i vari Raffaello, Ghirlandaio, Michelangelo, Botticelli intesero rendere omaggio al loro più illustre compagno di bottega, allontanato da Firenze per motivi politici, ma non per questo cassato nella sua finalità comunicativa, sorte che invece toccò ad altri dotti pensatori dell’epoca, quali Marsilio Ficino e Pico della Mirandola, che dovettero bruciare le proprie opere per non dover soccombere al mutato clima politico della Firenze di fine ‘400.
2. Tu abiti a Lecco. Quanto è stato importante, nella ricostruzione dei fatti, conoscere, “condividere” con Leonardo la stessa vista dei luoghi?
Non credo, sinceramente, che questo abbia giocato un ruolo favorevole. Certo, nel riconoscere i luoghi retrostanti la Gioconda, la familiarità con i paesaggi reali ha facilitato la mia deduzione finale, ma credo che più di ciò abbia giocato un ruolo fondamentale la mia capacità di andare oltre la ragionevole attesa, intesa come quel sistema di influenza culturale che una certa dogmaticità religiosa e didattica ci impone di assumere.
3. Nella ricca documentazione, della prima parte del libro, oltre alle numerose e preziose citazioni, ricorri spesso a Wikipedia, perché?
Come ti ho appena detto, credo che la mia dote principale sia quella di saper andare oltre la ragionevole attesa dogmatica e didattica. La costruzione con la quale ho inteso formulare questo mio piccolo ma incisivo percorso nella conoscenza del messaggio leonardesco è stato proprio assumere come spunto le informazioni convenzionalmente accettate, di cui Wikipedia, salvo verifiche, è un ottimo compendio, per poi riformulare attraverso queste stesse informazioni un percorso di lettura diverso, ma paradossalmente più realistico di quanto si assume ragionevolmente essere secondo la dogmaticità, in questo caso didattica. Quando ho incontrato il mio editore, ho dichiarato che l’intento che mi prefiggevo attraverso le mie opere è quello di insegnare ai giovani come trarre beneficio da strumenti che sono apparentemente usati per condizionare il comune pensiero, e saperli usare a proprio beneficio. Queste mie opere cioè, in ultima analisi vogliono essere un invito a saper cogliere in Internet, nella televisione, nella telefonia le opportunità per svincolarsi dall’intento di disinformazione culturale con le quali spesso vengono imposte, al fine di trasformarle nei più straordinari strumenti di studio e conoscenza che possiamo raggiungere oggi. Credo che Aldo Grasso converrebbe con questa mia assunzione. Allo stesso modo, allorquando Benedetto XVI nel 2007 emise la sua enciclica Spe Salvi, a sostegno della ragionevolezza della fede, se comprendiamo quale sia l’intento culturalmente castrante di una tale proposizione, sapremo svincolarci dalla dogmaticità religiosa per incontrare con maggiore facilità il beneficio della conoscenza, l’unica vera via di salvezza per l’uomo contemporaneo. Si dice che il conflitto istituzionale sia tra scienza e fede, ma credo che il vero conflitto sia costituito da fede e conoscenza. Una volta compreso ciò, tutto sarà più semplice, e meno misterico.
4. La Madonna dell’umiltà del Domenico Ghirlandaio, che raffigura la famiglia Vespucci protetta dal velo Mariano, nella tua esposizione assume aspetto di metafora (efficace) su come si svolsero i fatti. Più ricerca o intuizione?
Ogni mia ricerca parte da una intuizione di base, e non potrebbe essere diversamente per quanto ti ho risposto prima. La metafora conseguente a cui ti riferisci nasce dal tentativo, intuitivo, di quadrare il cerchio, che nel caso di specie significa mettere in forma piana la sfera terrestre. Va da sé che l’intuizione si alimenta con la conoscenza, e viceversa. Ecco perché prima sostenevo la valenza di strumenti che oggi vengono comunemente riconosciuti come distruttivi e decelebranti; tutto sta a come si utilizzano tali strumenti…
5. La realtà supera sempre la fantasia, alla luce degli intrecci svelati in Anamorphosis, il best seller di Dan Brown fa un po’ sorridere. Che mi dici della tomba di Innocenzo VIII? Non temi di finire come il curatore del Louvre, vero?
Giustamente sottolinei come la realtà superi sempre la fantasia, e la fantasia, aggiungo io, si basa sempre sulla realtà. Basti pensare alla letteratura Fantasy, o ai cartoni animati delle nuove generazioni (non che Walt Disney difettasse in tal senso, anzi) per capire quanta verità si celi dietro tali copioni. Però… però Saunière, il personaggio di Dan Brown cui ti riferisci, è pura finzione di un romanzo che, giocando sulla curiosità morbosa del pubblico letterario, ha sovvertito quanto prima sostenevo. Dunque, la mia risposta è no, non temo di fare la stessa fine, tutt’altro. Inoltre l’inciso a cui ti riferisci, conosciuto ormai da tutti, resta un piccolo particolare distonico che si aggiunge ad una vicenda mantenuta in piedi solo grazie ad occultamenti e menzogne di comodo, ma ormai completamente dipanata in questi miei due scritti, come hai potuto vedere da te. Diciamo che la vanità di quest’uomo, un papa libertino, ebreo, che ha seminato figliolanza in gran parte dei casati rinascimentale amici di un certo tipo di Chiesa, la paragonerei ad un belletto femminile che si scioglie; i tratti della donna che svela rimangono belli o brutti nei termini nei quali questa donna ne è dotata, nulla più. Dunque non porrei un accento troppo marcato su questo particolare, poiché la vicenda si svela in termini ben più profondi e sostanzialmente ineccepibili. Non trovi sia così?
6. Sebastiano Vassalli ne’ La Chimera, afferma che il seicento fu il secolo in cui la corruzione si inaugurò a sistema. I fatti riportati su Cristoforo Colombo e Amerigo Vespucci, sembrano confermarlo: solo con la corruzione (oltre la persecuzione, o l’allontanamento) fu possibile nascondere e mistificare fatti così importanti sulla scoperta di “un nuovo mondo”. Pensi che la fine di Palazzo Besta possa inserirsi in un preciso disegno politico?
Assolutamente. Come mostro dall’analisi degli eventi, la scelta di confinare a Teglio la summa di cotanta antica sapienza è palesemente il frutto di una scelta politica volta a tutelarne l’esistenza e diffonderla secondo canali èlitari, come la storia del rinascimento insegna e come il percorso che traccia la massoneria negli anni anteriori e conseguenti ci insegna. Non parlerei però di corruzione, bensì di equilibri di potere, che si spostano da una parte piuttosto che dall’altra a seconda di intrighi e cospirazioni che vedono sempre e comunque la conoscenza messa in secondo piano, soppiantata da una dogmaticità a volte anche didattica, la stessa alla quale facevo allusione a inizio intervista. Imporre una realtà virtuale è da sempre stata l’arma vincente di chi assume il potere temporale, e i politici dell’oggi ne sono un chiaro esempio. Il problema, come andrò a mostrare in altre opere già in cantiere, è che ad un certo punto della storia qualcuno si è valso della conoscenza per modificare totalmente la realtà di oggi, facendola diventare un grande videogioco virtuale nel quale noi siamo gli inconsapevoli attori. Solo la trasmissione della conoscenza permetterà all’uomo di svincolarsi d questa virtualità. Del resto, avendo tre figli, è l’unica cosa che ritengo di DOVER fare per garantire loro un futuro migliore.
7. Alla fine del libro scopriamo che la Gioconda è una mappa alchemica, che porta ad un tesoro di conoscenza, alla spirale di Archimede di Palazzo Besta, il cui punto di partenza è la creazione dell’Uomo. Bifallico come l’Adamo dipinto da Leonardo?
Certo, bifallico, ma nel senso reale in cui Leonardo lo intese e conobbe, ovvero androgino, così come tutte le mitologie religiose ci insegnano, e come dimostro nell’altra mia opera. Vedi, attraverso l’empatia raggiunta con Leonardo, acquisita riuscendo a imputargli la paternità degli affreschi di palazzo Besta, ho avuto accesso a significati sottesi in quasi tutte le sue opere. Questo, oltre a darmi la certezza dell’attribuzione che dichiaro, mi fa intendere quale fu il reale fine artistico di Leonardo da Vinci: comunicarci la conoscenza sulle nostre origini! Ecco perché egli fu, invano, tenuto fuori dalle decorazioni dei Musei Vaticani, ed ecco perché affermo che il genio fiorentino a me tanto caro è stato prima di ogni cosa un narratore storico, di conseguenza un politico, e infine tutto quanto convenzionalmente gli viene attribuito essere: un geniale artista a tutto tondo. Rispetto a quanto hai letto, ho maturato così tanto materiale che non vi annoierete né dimenticherete di me tanto presto. Però, prima di comunicarvi quanto di straordinario Leonardo ci ha consegnato, è opportuno rimontare attraverso la conoscenza lo scetticismo imposto dalla dogmaticità religiosa e didattica. Ecco perché non cedo al sensazionalismo, o alla prostituzione letteraria d altri illustri colleghi, e preferisco centellinare le rivelazioni affinché il pubblico ne sia arricchito, e non stupefatto. I miei figli, ma le generazioni future tutte, non necessitano di altri venditori di fumo, ma di conoscenza, il vero tesoro cui gli antichi greci prima, e i rinascimentali di stampo fiorentino si protesero.
di Miriam Ravasio
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Titolo: Anamorphosis Autore: Riccardo Magnani Editore: Sangel Edizioni Prezzo: 22,00 euro Codice: 9788897040040 |
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L’ipotesi proposta da Magnani è la più assurda, ridicola e inverosimile che si potesse pensare. E’ stata già ampiamente smontata a più riprese (si veda http://www.diegocuoghi.com/palazzobesta/) e l’unico passaggio televisivo che ne hanno fatto è stato “Capitan Ventosa” di Striscia…
Ma ci rendiamo conto!!!
Meditate gente, meditate
Arturo Quattrocchi
Taranto