Intervista a Nicola Vacca


Nicola VaccaA cura di Renzo Montagnoli

Frecce e pugnali, un libro strano, perché è costituito da aforismi. Ce ne vuoi parlare, spiegandoci anche la genesi?
Penso che l’aforisma sia un modo efficace per essere ironici e irriverenti. Cioran scrive che l’aforisma è un fuoco senza fiamma. Si capisce che nessuno vi si voglia riscaldare. Questo mio  libre nasce dall’esigenza di raccontare il nostro tempo omologato e vuoto. Ogni parola è stata pensata per ferire, ma anche per scuotere e far pensare. Abbiamo bisogno, oggi più che mai di parole dinamitarde. Altrimenti finiremo in un inferno senza avere capito la causa principale della nostra dannazione.

Per un autore che, se non vado errato, ha scritto solo libri di poesia, questa collezione di pillole di saggezza può rappresentare, almeno nei progetti e nelle intenzioni, una tappa per giungere alla narrativa, oppure è un qualche cosa a sé stante nella tua produzione?
Non so se queste siano pillole di saggezza.
Sicuramente sono frammenti di un’inquietudine che scavano nella nostra vita sempre più avara di appagamenti interiori. Si scrive per essere e mai per apparire. Queste frecce forse hanno l’intenzione di procurare ferite, di allertare la nostra sensibilità, troppo addomesticata da un conformismo politicamente corretto che uccide le differenze, che annienta le parole pensanti. Il resto si vedrà.

Il titolo è Frecce e pugnali. Perché?
Il libro raccoglie le mie impressioni sul mondo in cui viviamo. Ma soprattutto mi fa orrore il conformismo dei benpensanti e il politicamente corretto, questa  moda che ci impedisce di essere e favorisce l’apparenza. Uscendo  da questi schemi a viso aperto ho cercato di pugnalare le convenzioni sociali,  le ipocrisie che dominano e imperversano. Bisogna lanciare pugnali  di pensiero e scagliare frecce di sentimento per contrastare questa modernità narcotizzata. Cioran scriveva che si scrive per svegliare e ogni libro deve essere una ferita.

Tu hai pubblicato le tue poesie per lo più con Manni e invece per questo tuo ultimo libro hai preferito ricorrere al Foglio Letterario. C’è un motivo? Che differenze hai trovato fra Manni e Il Foglio?
Manni è un editore prestigioso e sono onorato di essere nel suo catalogo con quattro libri. Il Foglio è un editore coraggioso controcorrente. Nella mia attività di critico letterario cerco sempre di dare spazio ai libri irregolari pubblicati da Gordiano Lupi. Il mio libro è scomodo e irregolare. Il Foglio letterario è il luogo naturale nel quale  le mie “cattiverie letterarie” possono, anzi devono abitare.

Come autore sei un poeta e allora ti chiedo quali artisti hanno più influenzato la tua formazione culturale e per quale motivo?
Primo fra tutti Ezra Pound. Senza la sua poesia è davvero difficile capire il Caos nel quale siamo finiti. Il grande fabbro, come pochi, ha intuito il vero compito del poeta nella Creazione: riempire con le parole della Bellezza il disordine esistenziale, avendo sempre il coraggio di essere coerenti e difendere la forza delle proprie idee. Non posso non annoverare trai miei maestri Friedrich Nietzsche e il grande Cioran. Due grandi rappresentanti del pensiero forte che con le loro opere si sono sempre opposti alla disgregazione morale dell’uomo. Le loro considerazioni inattuali sono oggi profetiche. Nei loro libri troviamo quella forza ribelle che sveglia le coscienze e ci mette in ascolto di tutti i rumori contemporanei che uccidono i pensiero. Nietzsche e Cioran mi hanno insegnato che vivere in conflitto con il proprio tempo è un privilegio.

Progetti letterari per il futuro: ce ne sono e, se sì, puoi fornirci qualche anticipazione?
Sto lavorando a un nuovo libro di poesia e a un romanzo. Mi è stato chiesto  anche di scrivere un saggio sulla poesia contemporanea. Cerco di portare avanti questi tre progetti restando ancorato al presente. Vedremo se il futuro saprà con me saprà essere clemente.

Grazie, Nicola, e auguri per Frecce e pugnali

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