Intervista a Michela Giavarini e Luca Santilli


Secondo fonti Istat del 2015 (http://www.istat.it/it/archivio/161716), in Italia  «6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale (…).I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente. Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%)».  Spesso,  forme di violenza fisica o sessuale vengono connesse all’urgenza di prevenire il fenomeno della violenza di genere. La stessa cultura fa dell’autorità maschile il soggetto privilegiato nella produzione del potere. Solo un parlamentare su 5 è donna. Secondo Action Aid, nei Paesi in via di sviluppo la differenza di stipendio tra uomini e donne è stimabile intorno 9mila miliardi di dollari (http://www.iodonna.it/attualita/primo-piano/2015/gap-di-genere-differenza-genere-50285818257.shtml?refresh_ce-cp).
Come ridurre le disuguaglianze di genere? Come contrastare le violenze verbali, fisiche o sessuali che molte di loro subiscono in silenzio? Rifletteremo insieme su questi interrogativi parlando di Ruvide Carezze edito da Rupe Mutevole Edizioni. In prefazione si legge “Uno schiaffo, questo il primo impatto leggendo alcuni passaggi di Ruvide Carezze. Il libro nasce come un grido urlato, passando per il web contro la violenza sulle donne”. Una storia di soccorso reciproco quella che vede coinvolti Raphael e Judith, protagonisti del libro. Entrambi confermano che alla violenza c’è rimedio. Che si schiudono sempre nuove speranze a patto che ci si liberi delle proprie paure.
Ho così  invitato a parlare i due autori del libro, Luca Santilli e Michela Giavarini. Per ragioni di spazio e di tempo, ho raccolto le loro risposte alle mie domande in due momenti diversi.

Salve Luca. Un libro non privo di pathos, di sentimento, il vostro. Come nasce la collaborazione con Michela? In che modo s’inserisce all’interno della tua produzione artistica?

Siamo partiti un anno fa circa con il nostro “NO ALLA VIOLENZA” in due e adesso stiamo lottando con  oltre 500 sostenitori affezionati che ci seguono sulla Pagina Facebook “Ruvide Carezze edito da Rupe Mutevole.”
Non potrò mai dimenticare quando Michela mi scrisse in privato su Facebook “ Le tue poesie mi danno conforto”. All’inizio non capii il senso profondo che si nascondeva dietro quel messaggio. Ho sempre pensato alla poesia come alleata degli sfortunati, degli emarginati, di chi non può esprimere a pieno se stesso. Con Michela iniziò uno scambio epistolare virtuale che continua tutt’oggi, perché al di là della poesia è nata un’amicizia vera e sincera, fatta di supporto reciproco e di ascolto. Infondo Raphael e Judith ci hanno insegnato a comunicare col cuore.
Ritornando a Ruvide Carezze, diciamo che l’idea di scrivere un libro che parlasse di verità e di un argomento così devastante e purtroppo molto attuale nasce dall’esigenza da parte mia di voler aiutare Michela a liberarsi di un macigno di parole mai dette, di alleggerire il suo percorso, di comunicare al mondo intero che attraverso la fede, la volontà e l’aiuto delle istituzioni, le donne non devono aver paura di denunciare la violenza e lo stesso gli uomini che la subiscono. Credo che la vita sia qualcosa di troppo importante da far sfiorire nelle mani di un mostro, chiunque esso sia.
Ruvide Carezze segna per me un passaggio fondamentale nella produzione artistica:  mi apro al mondo, comunico con disarmante fluidità la denuncia alla violenza perché oggi mi sento più maturo di quando mi rifugiavo nelle prime raccolte poetiche quali Il fiore Selvatico o L’odore del silenzio immobile. In quelle la poesia criptava le emozioni, in Ruvide Carezze esalta la bellezza della parola che può mutare gli orrori in colori più sopportabili. La poesia diviene strumento di educazione sociale.  Ho raccolto un fiore nero, Ruvide Carezze e Gli Alberi Ricordano di Noi tutti editi da Rupe Mutevole sono un percorso poetico ed epistolare in cui i personaggi cercano un riscatto, cercano giustizia per gli orrori e le perdite che hanno subito.

-Salve Michela. Un libro non privo di pathos, di sentimento, il vostro. Come nasce la collaborazione con Luca? In che modo s’inserisce all’interno della tua produzione artistica?

Ciao Pietro.  Ruvide Carezze è un libro ricchissimo di emozioni  e di sentimento; si tratta di una storia vera, una come tante, una storia di violenza che ho vissuto sulla mia pelle… Da qui la collaborazione con Luca. Mi spiego. Stavo vivendo un momento molto difficile, delicato e doloroso della mia vita. Era sera e, i pensieri, la paura e il terrore avevano la meglio su ogni altra cosa. Ultimati i miei lavori di insegnante e di madre, mi sono messa al pc per leggere e scrivere poesie, una mia grandissima passione da sempre. Scorrendo tra i post di un gruppo di poeti, sono rimasta letteralmente colpita da una poesia di Luca, allora uno sconosciuto che provava le mie stesse sensazioni. Non ho resistito  e ho messo il mio like. Come segno del destino, lui ha immediatamente risposto; era come se lo conoscessi da sempre, è difficile da spiegare. Sentivo di potermi fidare e, così tra un messaggio  e l’altro, confidenza dopo confidenza, è nata l’idea del libro che ha in sé il desiderio di essere un aiuto concreto verso chi subisce violenza. Ci Chiedi in che modo il libro si inserisce all’interno della nostra produzione artistica. La risposta per me è molto semplice, perché a differenza di Luca, si tratta del mio primo libro. Prima di Ruvide Carezze, mi sono sempre limita a scrivere poesie per esternare le mie emozioni. Scrivendo, le imprigionavo su fogli di carta o su sterili file che erano custodi sicuri del mio segreto. Queste poesie saranno il contenuto del prossimo libro che dovrebbe essere pubblicato a breve. Serbo altri progetti letterari di cui però al momento non posso anticipare nulla.

Nel vostro libro, gioca un ruolo fondamentale l’interazione attraverso un social network. Sempre più spesso, si assiste al dilagare di odio pei social. La vostra amicizia, al contrario, è l’esempio che i social possono essere utilizzati in modo positivo. Secondo te, Luca, quali  sono le vie per sradicare la violenza?

Caro Pietro, ci fai una domanda che fa tremare chi di violenza si nutre.
Sradicare la violenza credo sia possibile solo nella misura in cui si perdona se stessi per non aver reagito prima. Solo nel momento in cui si decide di amarsi un po’ di più. Il rispetto per la vita, per gli altri esseri sulla Terra e il chiarire una volta per tutte che non esistono divisioni o differenze tra gli uomini. Ruvide Carezze è multi-direzionale, dal centro del cuore di Michela/ Judith il suo messaggio di rivincita si estende in tutto il pianeta.
L’educazione e l’insegnamento sono due alleati importanti per fermare la violenza, si deve partire dalle scuole. Ormai il vecchio mondo sta crollando e i nuovi bambini dovranno creare un mondo privo di guerre ed orrori. Non ripetiamo gli sbagli di chi ci ha preceduto o di chi attualmente regge il potere, anch’esso misero potere terreno che in Ruvide Carezze viene sradicato dalla luce degli angeli e della Madonna. Si, in Ruvide Carezze accade anche questo,  capita di incontrare un angelo in sogno o di essere portati per mano da Maria tra le macerie della Terra.

Nel vostro libro, gioca un ruolo fondamentale l’interazione attraverso un social network. Sempre più spesso, si assiste al dilagare di odio pei social. La vostra amicizia, al contrario, è l’esempio che i social possono essere utilizzati in modo positivo. Secondo te, Michela, quali sono le vie per sradicare la violenza?

L’interazione attraverso un social, in questo caso Facebook, gioca un ruolo fondamentale in un’epoca moderna e globalizzata come la nostra. L’informatizzazione di tutto è all’ordine del giorno, la fretta e la frenesia di fare sempre di più hanno di molto ridotto le relazioni interpersonali. Al fare due chiacchiere guardandosi negli occhi si preferisce la comodità di raggiungere più persone chattando attraverso uno schermo senza fatica alcuna. Se da una parte è di una tristezza disumana, dall’altra è il modo più veloce per raggiungere il maggior numero possibile di utenti e rendere il contenuto del libro fruibile a tantissime persone. Se usato bene, il bistrattato social è uno strumento molto utile per conoscere gente nuova, diffondere un messaggio e condividere le proprie passioni.  Se non fosse stato per Facebook, non avrei mai conosciuto Luca, né te né altri amici poiché troppo distanti anche solo per potersi incrociare. Rimane pur vero che bisogna prestare molta attenzione. Le insidie si nascondono ovunque. Io ci vado coi piedi di piombo, come si suol dire, ma non riuscirei comunque a farne più a meno. Facebook è uno dei tanti strumenti utili a sradicare la violenza: scrivere, parlarne, condividere angosce, paure, dolore, speranza. Aiuta empaticamente chi la vive. Non sentirsi sole è estremamente importante. Sentire di potersi fidare, conoscere chi ha vissuto certe cose su di sé e ce l’ha fatta è di vitale importanza. Aiuta ad uscire allo scoperto. Aiuta a trovare la forza di ribellarsi e dire basta. Tacere non aiuta a sradicare la violenza, ma rende complici di chi la perpetra. Bisogna denunciarla. Sulla nostra pagina dedicata al libro vengono offerte indicazioni su come fare e a chi rivolgersi per chiedere aiuto.

Luca, in che modo ti sei calato nei panni di Raphael? E cosa ha rappresentato per te Judith? Come credi si sia incontrata la vostra poesia?

3  Raphael è un personaggio a me caro. Prende il nome dall’Arcangelo Raffaele, colui che veglia sulle ferite dell’anima e del corpo. A lui ho chiesto soccorso per aiutare Michela durante le preghiere per sostenerla. Credo che tutto abbia un senso nella misura in cui ci sia meraviglia e quel senso di pace che invade ogni parte del corpo e dello spirito. Il 2014 per me è stato un anno molto spirituale, dopo un periodo di ateismo, Dio ha scardinato le mie certezze ed ha creato un nuovo me stesso.
Gli angeli e tutta la luce del Paradiso non sono così lontani dal nostro cammino.
Judith ha rappresentato l’umanità da aiutare. Molti sono i riferimenti nel libro a chi soffre, a madri che lasciano partire i figli su barconi della speranza. Figli che piangono su lapidi troppo giovani di madri morte per aver creduto nei loro ideali di libertà. In questo libro parlo all’umanità attraverso Judith. Suggerisco strategie di sopravvivenza. Un percorso di evoluzione traccia una linea luminosa in tutto l’epistolario.
Partiamo da un angolo semi buio in cui solo gli occhi di Judith viola di ametista illuminano di una luce spaventata per poi ricordare la fanciullezza e i sogni che si hanno da bambini. Passo dopo passo fino ad incontrare attimi di paradiso per andare avanti giorno dopo giorno. Judith è la speranza per molte donne e come Michela un modello coraggioso da seguire.
Non è stato facile parlare ed ascoltare tanto dolore, ma le ali di Raphael hanno saputo condurre la scrittura in un modo deciso e mirato a risvegliare le ali coraggiose di chi ha subito tanto dolore.

Coraggio è opporsi, anche a se stessi e alle proprie paure. Michela, qual è il momento culminante in questa presa di consapevolezza? Chi è Judith? E cosa ha rappresentato per lei Raphael?

Coraggio è davvero opporsi a se stessi. Chi vive la violenza, sa quanta paura si provi. Una paura che paralizza e toglie il fiato. Una paura che fa impazzire mente e cuore. Una paura che spesso ti fa pensare che solo la morte potrebbe essere la soluzione a tutto. Fino al momento in cui la forza di volontà ha la meglio e tu, vittima di violenza, divieni consapevole del fatto che, dopo averne passate tante, è giunto il momento di reagire poiché mossa dall’istinto di sopravvivenza, dall’amore di una madre per i suoi figli. Ti rivelo un segreto caro Pietro: Judith, il cui nome è ispirato all’eroina biblica che taglio la testa ad Oloferne liberando così la città dall’assedio del generale assiro, sono io, una donna come tante, vittima di un amore sbagliato. Le vittime di violenza non hanno target, età, ceto sociale, etnia. Chiunque può rimanerne coinvolto. Chiunque potrebbe aver bisogno di aiuto per uscirne. L’importante è fornire un input a chi ha bisogno di essere ascoltata/o.  Qui entra in gioco Raphael, alias Luca. Lui che con estrema dolcezza ma anche con franchezza ha saputo ascoltarmi e consigliarmi, prendendomi per mano senza abbandonarmi al mio peregrinare tra emozioni e sensazioni. L’amicizia bellissima che è nata tra noi due è stata la mia ancora di salvezza. Voglio molto bene a Luca. Non potrò mai dimenticare tutto quello che ha fatto per me. Lo considero il mio angelo custode. Un angelo come Raphael.

“28 ottobre 2013 ore 23,00. Eludo il passato volteggiando su una trave di legno che mi fa da sedile e spettatore prima muto, ora consapevole che le parole hanno un valore inestimabile, come acqua possono portare vita perfino nelle tombe dell’anima allora io canto mastico il siconio di speranza un fiore strano di pistilli intarsiato, le voci sono lontane davanti a noi a me a te solo la nuova vita solo la luce in questa giornata d’ottobre.”  Luca, alla luce di quale esperienza vanno letti questi versi? Qual è il messaggio di cui Raphael vuole farsi portavoce?

I versi che riproponi sono un passaggio importante del libro, qui porto Judith a ritornare con la mente ed il cuore ai tempi della fanciullezza quando tutto era possibile, quando l’ombra di un mostro non oscurava il destino.
Anche io ho ascoltato le grida della violenza mentre dondolavo su di un’altalena nel giardino di casa. Una trave di legno sospesa tra rami di un fico che di voci di cenere e polvere ne aveva sentite fin troppe. Io tra quei rami ho proiettato sempre il mio istinto di salvare e proteggere, spesso preso in giro per la delicatezza del mio animo da chi doveva solo amarmi e stringermi in un abbraccio. Ma Ruvide Carezze spara al cuore fiori di luce, ed acceca chi dell’ignoranza si è creato un regno destinato all’esilio.
Noi di Ruvide Carezze siamo fatti per la luce e per custodire la vita, nessuno può confinare l’anima nella paura.

-“26 ottobre 2013 ore 01,19 Non mi hai ancora risposto. Mille domande si insinuano nella mente, mi hai illusa anche tu? Io sento il bisogno di leggerti come preghiere le tue parole mi danno serenità mi illuminano. Ti ho aperto il cuore, so che lo puoi guarire, non lasciarmi sola, stammi vicino, sorreggimi con la forza delle tue parole abbracciami con il pensiero, guidami verso la luce tenendomi per mano, fai che non cada e non mi perda nel complicato labirinto della vita (pag.35)”. Focalizzando l’attenzione su questi versi attribuiti a Judith, vi ho letto il disfacimento di ogni certezza, l’abbandono, il disincanto. Michela, chi è oggi Judith? Come l’ha aiutata la scrittura in un percorso difficile di vita?

Judith oggi è una donna serena, una madre, un’insegnante, una persona che crede ancora nell’amore nonostante tutto. Judith ama scrivere. Di notte le sue emozioni prendono vita. Scrivere  è vitale per lei ora come allora.

Perché, Luca, l’uomo farebbe ricorso alla violenza? Che cosa lo fa piombare nel male ? E infine, cosa consiglierebbe Raphael alle tante donne vittime di violenza?

L’uomo ricorre alla violenza perché molto probabilmente l’ha subita, e non parlo solo di violenza fisica: spesso c’è una violenza verbale e spirituale molto più subdola e meschina. Se la prima lascia segni indelebili nel corpo, l’altra ti attraversa l’anima. Oggi siamo in un momento storico importante, direi di svolta per l’umanità, anche se sembra che le forze del male in tutte le loro forme vogliano prendere il sopravvento. Siamo prossimi alla luce, e per luce intendo crescita spirituale, finalmente riconoscersi figli di un Dio che non aspetta altro che torniamo a lui con un animo nuovo, ricco di opere di bene. Dio non fa distinzioni di genere, di razza, di lingua, sessuali, qualunque sia la nostra preghiera anche fatta di una sola parola Lui è li ad aspettarci.
Oggi vanno sradicate linee generazionali che hanno contaminato le nostre cellule, che hanno lasciato aperte le ferite auriche della nostra anima. Ma questo è un discorso forse troppo filosofico e spirituale che magari affronteremo in futuro.
La violenza non si combatte con altra violenza credo questo sia chiaro, ma solo con immenso rispetto per la vita. Quando ero piccolo mi insegnarono che le donne, cosi gli uomini e soprattutto i bambini non si toccano nemmeno con un fiore. Ai miei tempi questo era un cardine educativo al quale non ci si poteva sottrarre, pena l’infelicità del prossimo.
Alle donne dico di essere forti, di non pensare che siano sole, che una vita si ricostruisce più bella se ci si circonda di persone votate al bene e alla bellezza della vita. Versate le vostre lacrime ma poi rialzatevi e reagite al primo segnale di assenza di dignità umana. Salvate voi stesse ed i mostri che vi potrebbero togliere la vita.  Rivolgetevi ad associazioni, chiamate il 1522 e soprattutto non temete il giudizio delle persone. Nascondersi non è più ammissibile, adesso è il momento di ritornare alla felicità.

Perché, Michela, l’uomo farebbe ricorso alla violenza? Che cosa lo fa piombare nel male ? E infine, cosa consiglierebbe Judith alle tante donne vittime di violenza?

Secondo me, l’uomo utilizza la violenza per colmare un suo senso di inadeguatezza, per sfogare i suoi istinti, per… Difficile dire il perché.  La violenza a mio avviso non ha giustificazioni. Ho cercato a lungo di trovare una spiegazione rispetto a ciò che mi faceva. Il difficile rapporto con la madre, l’assenza del padre, pensieri e tensioni. Sono giunta alla conclusione che una risposta non esiste. Alle tante donne vittime di violenza consiglio di ribellarsi, denunciare il loro aguzzino. Non posso dire che è facile e nemmeno che sia indolore. Posso assicurare che non si rimane sole. Si tratta di un percorso di rinascita. C’è chi aiuta. Lo so. Io sono rinata.

Michela, a te pongo un’ultima domanda: lo Stato fa abbastanza per le vittime di violenza? O dovrebbe fare di più in materia di leggi?

Lo Stato non è insensibile al problema della violenza. Si occupa di pagare le spese processuali di chi denuncia, mette a disposizione persone qualificate e strutture che accolgono e aiutano chi subisce maltrattamenti. L’assurdo è che a conclusione di tutto le leggi prevedono inconcepibili sconti di pena per i colpevoli che si sono macchiati di violenza. Insomma, un colpo di grazia per chi ha fatto tanto per uscirne. A fronte di una denuncia ai carabinieri per maltrattamenti domestici, si mette in moto un meccanismo che prevede indagini accurate, interrogatori, processi. Arrivati al processo, si aprono per l’accusato tre possibilità di cui una è quella di patteggiare. Se patteggia, cioè se ammette di aver fatto ciò di cui è imputato, come in moltissimi casi- in genere, la soluzione più vantaggiosa per l’accusato- la pena gli viene dimezzata e spesso non comporta alcuna reclusione. Nel mio caso, ad esempio, da cinque anni, lui si è visto ridurre la pena della metà e, poiché al di sotto dei tre anni, se non si hanno precedenti penali – come se tutto il male fatto non fosse un precedente- si è “liberi”, non si è fatto nemmeno un’ora di prigione con l’inevitabile conseguenza di non aver capito nulla del male che ha fatto.

Ruvide carezzeTitolo: Ruvide carezze
Editore: Rupe Mutevole
Collana: D’amor si vive
Data di Pubblicazione: Gennaio 2015
Prezzo: € 10.00
ISBN: 8865914904
ISBN-13: 9788865914908
Pagine: 120
Reparto: Studi letterari

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