Intervista a Massimo Maugeri per Lib(e)ro Libro

| maggio 14, 2011 | 0 Commenti

A cura di Luigi Milani

Massimo Maugeri, Deus ex Machina del blog Letteratitudine, nonché collaboratore di molti magazine e quotidiani, ha appena dato alle stampe il suo nuovo libro, Viaggio all’alba del millennio. Si tratta di una riuscitissima raccolta di racconti, solo all’apparenza eterogenei per generi, toni e stile; come altrettanti tasselli di un elaborato mosaico, tratteggiano infatti un unico grande affresco narrativo.

Gestisci da anni un seguitissimo blog letterario, Letteratitudine: che effetto fa trovarsi “dall’altra parte” , ossia nelle vesti di scrittore?
Be’, l’effetto è sempre emozionante, come minimo. In effetti sono più abituato a parlare dei libri degli altri, anziché dei miei. Anche se, però, non è certo la “prima volta”. Per la verità nasco come romanziere, e non come blogger letterario. Il mio primo romanzo Identità distorte (Prova d’autore) è uscito nel maggio 2005 e – per quanto pubblicato da un piccolo editore – ha beneficiato di buon riscontro di pubblico e di critica. Il blog Letteratitudine, invece, nasce solo nel settembre 2006. Poi sono usciti, in ordine di pubblicazione, i seguenti libri: il saggio/reportage Letteratitudine, il libro (Azimut, 2008); la raccolta da me curata e contenente anche un mio racconto Roma per le strade (Azimut, 2009); il racconto lungo scritto a quattro mani con Simona Lo Iacono, La coda di pesce che inseguiva l’amore (Sampognaro & Pupi, 2010).

Leggendo i tuoi racconti, mi ha molto colpito la qualità della scrittura, fluida e sicura: effetto immagino anche delle sterminate letture?
Ti ringrazio moltissimo per i complimenti. Sì, leggo tantissimo. Faccio parte della schiera dei cosiddetti “lettori forti”. Per me, leggere è fondamentale. La lettura, peraltro, è la scuola necessaria per chiunque voglia cimentarsi con la scrittura.

A proposito: quali sono i tuoi modelli di riferimento, se ne hai?
Più che modelli di riferimento, ci sono autori che apprezzo più di altri. Tra gli italiani amo molto Italo Calvino. Tra gli stranieri adoro Don DeLillo, Philip Roth, José Saramago. Ma l’elenco completo sarebbe lunghissimo…

La scelta di pubblicare dei racconti per certi versi è coraggiosa: molti editori, non solo in Italia, non vogliono neanche sentir parlare di racconti. Come è maturata questa decisione e qual è stato il percorso che ti ha condotto a Perdisa Editore?
È vero… tra gli addetti ai lavori i racconti sono considerati meno facili da “piazzare” rispetto ai romanzi. Anche se, però, qualcosa in questi ultimi anni è cambiata. Noto un maggior interesse nei confronti delle narrazioni brevi. Certo, gli spazi che offre la piccola editoria – mi riferisco ai racconti – sono superiori rispetto a quelli messi a disposizione dalla grande editoria…
Una delle peculiarità di Viaggio all’alba del millennio è che i racconti sono legati gli uni agli altri; dunque potrebbero essere considerati come i capitoli di un’unica storia. Ma sono, e rimangono, racconti.
Per quanto riguarda Perdisa, è capitato di parlare di questo progetto narrativo con Luigi Bernardi, che stimo tanto (anche lui, tra le altre cose, è autore di racconti). Luigi ha voluto leggere il dattiloscritto e lo ha apprezzato. È piaciuto pure ad Antonio Paolacci (attuale editor di Perdisa Pop)… il resto va da sé.

Dove trai l’ispirazione per dar vita ai personaggi che popolano le tue storie?
I personaggi bussano alla porta dell’autore (per dirla come Dacia Maraini, in Colomba). Credo sia così per tutti. A volte vengono in mente inseriti in un determinato contesto. Altre volte li vedi che compiono una determinata azione. Lo scrittore apre la porta e li fa entrare (mi piace molto questa immagine). È così anche per me.
In particolare i personaggi di queste storie si incrociano e si ritrovano tra un racconto e l’altro, interagendo tra loro e influenzando – ovviamente – il corso degli eventi narrati.

Quanto c’è di te in essi?
Tutto e niente. In fondo l’autore è una sorta di medium. Presta ai personaggi le proprie risorse mentali ed emotive. Ma i personaggi hanno una loro “vita” e – per certi versi – una loro indipendenza. A volte si comportano in maniera imprevedibile per lo stesso autore.

Ricordi il tragicomico dilemma di Pontiggia, “Se scrivo non leggo e viceversa”? In altre parole, come riesci a conciliare l’eterna dicotomia che da sempre affligge gli scrittori, divisi tra la spinta quasi vitale alla scrittura e l’altra, non meno necessaria, alla lettura?
Come ho detto prima, per me leggere è prioritario. Si tratta, dunque, di organizzarsi e dare spazio a entrambe le cose. Ma se fossi obbligato a scegliere, probabilmente opterei per la lettura. Non ci può essere scrittura senza lettura. Viceversa, è possibile leggere senza scrivere.

Cosa rappresenta per te la scrittura?
Premessa la priorità della lettura, la scrittura è parte inscindibile della mia personalità, della mia essenza. È terapia, necessità, diletto dell’animo, voglia di raccontare… ma è, soprattutto, il prolungamento della mia identità.
Il che però non significa che io sia un bravo scrittore, non sta a me dirlo.

Cosa pensi degli e-book?
Penso che siano destinati a crescere, ma che non soppianteranno il libro di carta (non subito, almeno). Per il resto, rimando a un’altra mia pubblicazione in uscita in questi giorni. Un volume tascabile intitolato: L’e-book è (è?) il futuro del libro, edito da Historica. È un piccolo saggio che raccoglie “opinioni emotive” (mi piace chiamarle così) rilasciate da alcuni tra i più importanti addetti ai lavori del mondo del libro: scrittori, editori, editor, critici letterari, giornalisti culturali, librai, ecc.

Progetti futuri?
Dal punto di vista letterario, ho molti progetti in corso: portare avanti Letteratitudine e il mio programma radiofonico, mantenere le collaborazioni con quotidiani e magazine; ultimare il nuovo romanzo a cui sto lavorando (nonché alcuni saggi in gestazione). Una partita a scacchi contro il tempo. Un po’ folle, per la verità. Mi sa che il progetto principale rimane quello di evitare di subire scacco matto…

Luigi Milani

 



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