Intervista a Giovanni Agnoloni autore di Partita di anime


A cura di Massimo Maugeri

Dopo “Sentieri di notte“, Giovanni Agnoloni torna in libreria con una nuova opera di narrativa (anche questa pubblicata per i tipi di Galaad Edizioni). Il volume si intitola “Partita di anima” (pag. 88, euro 10) e raccoglie due racconti.
“Due racconti a sé stanti“, leggiamo nella scheda del libro, “eppure legati da un filo sottile, sullo sfondo di un’Europa ormai priva di internet. Nel primo, un giornalista indaga sull’omicidio di un assicuratore italiano nel cuore di Amsterdam. Sulle tracce dell’assassino, scoprirà di essere al centro di una partita di anime impegnate a ricucire il tessuto strappato delle proprie vite. Nel secondo seguiamo le peregrinazioni notturne di uno scrittore per le vie di una Firenze segreta, alla ricerca del suo amore perduto“.
Ne discutiamo con l’autore.

Giovanni, partiamo intanto con un approfondimento sul legame tra Partita di anime e il tuo precedente libro: Sentieri di notte. Da cosa sono accomunate le due opere?
Sul piano formale, i due romanzi appartengono alla stessa serie, cosiddetta “della fine di internet”, perché teorizza, negli anni tra il 2025 e il 2029, il crollo della rete a livello prima europeo, in seguito anche mondiale, e l’inevitabile crisi organizzativa ma – ancor più, direi – identitaria, in un’umanità che ormai si era assuefatta all’infiltrazione della tecnologia fin negli aspetti minimi della vita quotidiana, e che adesso non riesce più a tornare al prima. Inoltre,Partita di anime è uno spin-off, cioè una “storia derivata”, che si diparte dai fatti di Sentieri di notte, sia pur differenziandosene, ma al tempo stesso un interludio, in attesa del suo sequel che uscirà a fine 2014, e nel quale ritroveremo sia alcuni protagonisti di Sentieri di notte, sia la editor fiorentina (Emanuela) che scrive la lettera introduttiva ai due racconti (lungo e breve) che formano Partita di anime. Sul piano stilistico, là dove Sentieri di notte si caratterizzava per una presenza più marcata di stilemi fantascientifici (pur non essendo, nell’essenza, un romanzo di fantascienza), Partita di anime ha una natura più spiccatamente onirico-investigativa. Tuttavia, entrambi i libri, dal mio punto di vista, sono orientati verso il realismo, in quanto indagano nelle pieghe dell’animo umano dal punto di osservazione di una (quasi-)contemporaneità dalle tinte angosciose e, indubbiamente, distopiche.

– Nel primo racconto c’è questo giornalista che indaga sull’omicidio di un assicuratore italiano. Chi è questo giornalista?
Edward Vlaminck, il giornalista olandese che, nel primo racconto di Partita di anime (che potremmo considerare un romanzo breve, e che dà il titolo al libro) percorre le vie di Amsterdam e di alcuni villaggi della regione circostante per scoprire chi abbia ucciso l’assicuratore italiano Ettore Olivieri, costituisce un “omaggio letterario” che il finto autore del racconto stesso, l’olandese Kasper Van der Maart, ha voluto rendere alla scrittrice belga Kristine Klemens, tra i protagonisti di Sentieri di notte – che è scomparsa, e della quale non si sa più nulla. L’investigatore protagonista dei suoi libri, infatti, si chiamava Franck Vlaminck. Di Edward non sappiamo molto, perché la sua è una vita profondamente ordinaria e solitaria. Lui è una specie di “macchina per indagini”, che ha il dono di un intuito straordinario, che gli permette di sondare le atmosfere dei luoghi e l’animo delle persone con calme eppur rapide occhiate, avvicinandosi alla verità più per canali intuitivi che tramite deduzioni logiche. È, in fondo, la dimostrazione che la vera protagonista del primo racconto del libro altro non è che Amsterdam, con le sue atmosfere magiche e soffuse: e lui è un’emanazione, direi quasi un’escrescenza, del suo spiritus loci.

Da Amsterdam a Firenze, passiamo al secondo racconto. Qui il protagonista è uno scrittore. Parlaci un po’ di lui…
Sì, l’idea era anche quella di creare un pendant tra due capitali culturali europee, sempre nell’ottica dei doppi, tema al centro di Partita di anime di Kasper Van der Maart. In questo binomio, là dove Amsterdam offriva scenari per lo più diurni e illuminati dal sole, nel secondo racconto (Il sepolcro del nuovo incontro)Firenze è radicalmente notturna. E qui, in un cimitero storico d’Oltrarno, abita uno scrittore che ha vissuto una storia sentimentale burrascosa, al termine della quale è rimasto solo, iniziando a passare le sue nottate girando freneticamente per la città e i suoi meandri, e finendo sempre, a un certo punto, per perdere coscienza, salvo poi risvegliarsi in un punto imprecisato della periferia. Anche questo è un racconto che si regge su visioni e rivelazioni inaspettate – con un finale a sorpresa – perché lo scopo è dimostrare come nelle mura e negli spazi di un luogo ricco di storia si raccolgano, sedimentate e quasi solidificate – energie antiche secoli, prodotto di un accumulo di esperienze umane, più o meno gioiose, più o meno fallimentari; e come in queste, si possano trovare, come un dono inatteso, risposte cercate a lungo e, a volte, disperatamente.

In che modo i due racconti sono legati?
Come accennavo prima, il tema dei doppi è presente in tutte e due le storie. Se in Partita di anime assistiamo alla frammentazione delle personalità dei protagonisti, che si scindono in tanti “duplicati” ogniqualvolta compiono scelte non veramente sentite, tradendo dunque se stessi, ne Il sepolcro del nuovo incontro (il cui autore fittizio, peraltro, è un fantomatico autore fiorentino dalle iniziali G.A., emigrato in Spagna per vivere in una comunità di artisti) la polarità è tra l’uomo rimasto solo e l’immagine (fonte di angoscia) dell’amore passato, che in fondo è anche un tramite per ritrovare la propria unità, tornando finalmente a imboccare la strada verso la radice della propria identità.

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