Intervista a Cristina Bove


cristina boveA cura di Renzo Montagnoli

C’è un antico detto che recita così: l’appetito vien mangiando. In effetti, dopo la tua prima silloge Fiori e fulmini, che ha trovato più che positiva accoglienza, rotto il ghiaccio,  ti riproponi ora con questa raccolta dal titolo un po’ misterioso, Il respiro della luna. Perché hai deciso di chiamare così questa tua seconda opera?

Questa nuova silloge è ispirata ai sentimenti che, come le maree, si alternano in noi, spesso in maniera misteriosa, come la luce riflessa della luna e con la stessa potenza evocativa.

Cioè, precisando meglio?

Come il magnetismo lunare fa sollevare le onde, così la poesia fa emergere i sentimenti e li fa affiorare in superficie, così che possano essere descritti e adagiati sulle rive del nostro vivere quotidiano.

Interessante. Ci vuoi parlare un po’ più in dettaglio di questo tuo ultimo lavoro? Quali sono i sentimenti che vengono traslati in poesia in misura maggiore?

Questa volta sono i sentimenti che coinvolgono anche gli aspetti passionali, i vissuti dell’amore, e quelli della indifferenza, della cronaca dei nostri giorni che pare non darci speranze.

Il tutto filtrato, appunto, attraverso un alone lunare, un velo che rappresenta anche l’età dell’argento dei capelli, il passare del tempo nella malinconia di dover soggiacere ai mutamenti che esso, ineludibilmente, apporta.
Eppure con la pienezza di emozioni riscoperte, ancora dono della vita.

In occasione dell’altra intervista, relativa a Fiori e fulmini, non te l’ho chiesto, ma ora ritengo opportuno formularti una domanda che mi sono segnato da un po’. Che cos’è per te la poesia?

Dovrei rifletterci a lungo prima di risponderti, ma so che sarebbe inutile, perché in effetti non lo so bene nemmeno io.
Forse rappresenta un linguaggio che facilita la comunicazione fra coloro che lo conoscono, una lingua che permette di esprimere per metafore e immagini gli stati d’animo e le emozioni.
E poi quasi una magia a contrastare la routine delle parole stesse, reintegrarle nel loro significato più ampio, farle vivere di vita propria, universalmente.
In altre sedi l’ho definito una sorta di esperanto dello spirito.

Possiamo, quindi anche dire, che la poesia per te è il miglior modo di comunicare i tuoi stati d’animo.

A tal proposito, i tuoi versi nascono in concomitanza a un’emozione o successivamente ad essa, quando la stessa è stata metabolizzata?

Nascono mentre. Adesso che mi ci fai pensare sì, è proprio così, nascono per un bisogno assoluto di vivere fino in fondo l’esperienza del momento. Mi sembra l’unico modo in cui posso esprimere senza reticenze il lato più nascosto di me stessa. Ed è anche una sorta di protezione che mi permette di svelarmi, di mostrare la mia anima nuda.

Anche questa pubblicazione è con Il Foglio Letterario. Posso dunque pensare che ti trovi bene con questo editore. Se è così, per quali motivi?

Come già la prima volta, quello che mi ha colpito di questo Editore, è la disponibilità a pubblicare soltanto le cose in cui crede.  Poi il suo impegno a non cedere alla tentazione delle edizioni a pagamento.
Infine, davvero encomiabile, farsi garante anche della poesia, cosa da cui perfino i grandi editori rifuggono.

Programmi letterari per il futuro: ce ne sono. E se sì, puoi darci qualche anticipazione?

Purtroppo per i lettori, ho già materiale per almeno altre due sillogi…mi sento travolta da una piena che io stessa non so da che cosa derivi. Ma so anche che questa vena può finire da un momento all’altro, per adesso le sono grata di tenermi compagnia.

Grazie Cristina e tanti auguri per questa tua nuova silloge.

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