In libreria: Magnalardo. Mestieri, usanze e ricette di cucina del passato


Sergio Scipioni, autore che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare come cantore dell’epopea del contrabbando romantico, in questo volume, da lui fortemente desiderato, compie un atto d’amore: per i profumi e i colori dei luoghi della sua infanzia, per la sua
gente, per le sue tradizioni.
Abbandonare in giovane età la propria terra significa consegnare al ricordo qualcosa d’irrimediabilmente irrisolto, ed è proprio nell’incompiuto che l’amore si fa più struggente e disperato.
Più forte si fa la nostalgia nella lontananza. Magnalardo, nome che di per sé già evoca tradizioni agresti e realtà contadina, è la terra della sua anima. Nomen Omen.
Leggete questo libro, scritto col cuore in mano, tenendo bene a mente quella frase pronunciata dalla Santa ne La grande bellezza che, sola, vale l’intero film: “le radici sono importanti”.

Titolo: Magnalardo. Mestieri, usanze e ricette di cucina del passato
Autore: Sergio Scipioni
Editore: Edizioni dEste
Prezzo: € 15.00
Data di Pubblicazione: 2014
ISBN: 889872621X
ISBN-13: 9788898726219
Reparto: Politica e società

Sergio Scipioni nasce a Magnalardo, frazione di Rocca Sinibalda (Rieti) il 18 maggio 1950. All’età di 18 anni si arruola nella Guardia di Finanza. Dopo il corso allievi, viene destinato in Valceresio ed inizia subito la sua esperienza nella lotta al contrabbando vivendo le prime avventure che hanno ispirato i suoi racconti.
Nel 1972 frequenta il corso sottufficiali e, acquisito il grado di di Vice Brigadiere, torna all’anticontrabbando nelle diverse località di confine. Nel corso della sua carriera viene premiato con diversi encomi sia semplici che solenni.
Il giorno del suo congedo, chiamato ad un incontro di commiato dal suo Colonnello Comandante, scopre che in poco meno di due decenni di servizio è riuscito a sequestrare merce per un valore di oltre venti miliardi di vecchie lire.
Ha già pubblicato “Caini e Spalloni”, Giacomo Morandi Editore, Varese 2012, vincitore della sezione “segnalati” del Premio Chiara 2012 “per averci consegnato, con una scrittura semplice e piana, uno spaccato insolitamente romantico delle nostre terre di confine”.

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