In libreria: Decolonizzare l’immaginario di Serge Latouche


«Un vecchio proverbio dice che quando si ha un martello in testa, si vedono tutti i problemi sotto forma di chiodi. Gli uomini moderni si sono messi un martello economico nella testa… Finché il martello economico resterà nelle nostre teste, tutti i tentativi di riforma saranno un vano, sterile e spesso pericoloso agitarsi».
Serge Latouche ritorna all’origine della sua teoria della decrescita con la terza edizione del suo evergreen Decolonizzare l’immaginario. Il pensiero creativo contro l’economia dell’assurdo (Editrice Missionaria Italiana, pp. 208, euro 13,50, in libreria da mercoledì 8 ottobre). Il grande economista e filosofo francese, animatore del Mauss (Movimento anti-utilitarista nelle scienze sociali) e padre dell’espressione decolonizzare l’immaginario, nel testo inedito contenuto nel libro-intervista di Roberto Bosio traccia un bilancio del suo pensiero e propone dieci punti per uscire dallo «stato di tossicodipendenza dalla società dei consumi». Al progresso e alla crescita si debbono contrappore valori positivi e paradigmi nuovi, legati ai concetti di sostenibilità, di conversione ecologica, di riappropriazione del denaro e della fine della dittatura dei mercati finanziari, oltre a resistere a quella che Latouche chiama «l’aggressione pubblicitaria» dei media globalizzati.
Da sempre attento alle dinamiche socio-economiche tra Nord e Sud del mondo e alle depredazioni che il capitalismo ha perpetrato soprattutto in Africa, Latouche prende in prestito il vocabolario post-coloniale, affermando che «sradicare la credenza» nella crescita economica significa liberarsi dalla colonizzazione del nostro immaginario, abolendo le categorie di «”sviluppo” e di “progresso”». La decrescita non è più così un concetto negativo, come l’FMI o la UE vorrebbero farci credere, bensì una «rivoluzione» che libererà la società da una «servitù in parte volontaria». Se la società saprà liberarsi del mito dello sviluppo, si assisterà ad un vero cambiamento di valori e ad un processo di «deoccidentalizzazione». In altre parole, si tratta di «uscire dall’economico».
Esempi concreti di dove la decrescita – che non significa recessione – già in atto nel mondo sono le «Città in transizione». Tali città, da Totnes nel Regno Unito fino a Monteveglio nell’Appenino bolognese, tendono all’autosufficienza energetica e alla resilienza, che Latouche considera un concetto più appropriato rispetto a quello di autosostenibilità. Cercando di fornire risposte alle domande cruciali del futuro – quali come sopravvivere quando termineranno le risorse del pianeta e, a causa del surriscaldamento globale, si assisterà a catastrofi naturali – queste città si sono rivolte all’esperienza ecologica, con la reintroduzione di orti naturali, di piccole unità artigianali, con l’utilizzo di forme di energia rinnovabili che rafforzano la resilienza.
Un cambiamento di paradigma e di mentalità: la decolonizzazione dell’immaginario è già cominciata!

Titolo: Decolonizzare l’immaginario. Il pensiero creativo contro l’economia dell’assurdo
Autore: Serge Latouche
Curato da: Bosio R.
Editore: EMI
Collana: Cittadini sul pianeta
Prezzo: € 13.50
Edizione: 3
Data di Pubblicazione: Settembre 2014
ISBN: 8830721972
ISBN-13: 9788830721975
Pagine: 208
Reparto: Economia e management > Management > Etica degli affari

Share This:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *